Fotovoltaico UE e la Beffa dell’ Antidumping: “come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”

antidumpingSono oramai molti mesi che in ambito UE si discute sulla questione relativa ai bassissimi costi delle celle e dei moduli fotovoltaici importati nel mercato europeo e statunitense dal gigante asiatico, fino a giungere ad accuse di dumping alla Cina nei confronti dei produttori di fotovoltaico occidentali. Mentre gli Stati Uniti si sono mossi prima, attuando provvedimenti orientati ad ostacolare il dominio cinese nel settore, l’ Unione Europea ha cominciato questa marcia all’inizio del 2013. Una questione divenuta incandescente negli ultimi giorni, rischiando addirittura di intaccare seriamente l’intero contesto dei rapporti di import-export tra i paesi interessati. Il 9 maggio, Karel De Gucht, attuale commissario europeo per il commercio nella commissione Barroso, ha proposto di imporre dei dazi provvisori, pari al 47% del valore di ogni prodotto, nei confronti degli esportatori cinesi di fotovoltaico. Una misura orientata a ridurre l’enorme competitività cinese nel settore, cercando nel contempo di rigenerare l’agonizzante mercato europeo assolutamente non al passo con i bassissimi costi di produzione dei prodotti cinesi. Il 6 giugno, è arrivata poi la decisione della Comunità Europea che ha confermato l’imposizione dei dazi. La tassazione è stata fissata per i primi due mesi all’11,8% fino a salire al 47,6% a partire dal prossimo 6 agosto. La misura coprirà un periodo di 6 mesi, e a dicembre l’Unione Europea potrà decidere se estendere la validità delle misure per altri 5 anni. Tra il 2009 e il 2011 gli esportatori cinesi hanno conquistato ben l’80% della quota di mercato del settore, corrispondenti al un volume monetario attorno ai 21 miliardi di euro, con la Cina che si trova oggi al primo posto tra i produttori di celle e moduli fotovoltaici, con il 65% dell’intera produzione mondiale e l’intero continente asiatico che fa salire tale percentuale all’86%. Nonostante tutto questo però, la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea, 15 su 27, si dice contraria all’attuazione di procedure di questo tipo, anche in virtù di interessi in gioco molto alti (la Cina rappresenta un enorme mercato di sbocco per le esportazioni di molti paesi europei), tra i due blocchi. L’Unione Europea è infatti il secondo più grande mercato per la Cina, che nel 2012 ha esportato nei 27 Paesi membri merci per un valore di circa 290 miliardi di euro. In questa situazione ancora fluida si levano forti voci molto critiche nei confronti di procedure antidumping sui prodotti cinesi, da parte del mondo imprenditoriale italiano, proprio nel momento in cui, calando il sipario sui regimi incentivanti al fotovoltaico nei diversi paesi, è forte l’esigenza diPaoloRoccoViscontiniEnerpoint raggiungere la grid-parity. Una di queste autorevoli voci è senza dubbio quella di Paolo Rocco Viscontini, AD e Presidente di Enerpoint (foto a destra) che sulla questione commenta: “Mi sembra assurdo che proprio nel momento in cui scompaiono gli incentivi al fotovoltaico, la Commissione Europea imponga dazi che alzano i prezzi degli impianti, rovinando gli enormi sforzi fatti attraverso le ingenti cifre investite negli incentivi”. Secondo Viscontini infatti “i dazi provvisori hanno ridotto drasticamente soprattutto le installazioni per utenze industriali, che erano a un passo dalla grid parity, limitando drasticamente il mercato di tantissime aziende impiantistiche e di conseguenza il grande indotto che ruotava intorno al fotovoltaico. Sottolineo che assistiamo quotidianamente alla chiusura di aziende del settore, che purtroppo non fanno notizia perché di piccole o medie dimensioni“. Un riferimento preciso, quello di Viscontini, alla tedesca Gehrlicher, che ha presentato domanda di insolvenza la scorsa settimana. Secondo l’AD di Enerpoit “l’insolvenza di Gehrlicher è la dimostrazione che dopo le difficoltà e spesso la chiusura di centinaia se non migliaia di piccole aziende di installazione che avevano visto nel fotovoltaico un’opportunità di sviluppo in un contesto generale di estrema criticità, l’onda della crisi ha ormai raggiunto anche le aziende più grandi e strutturate“. In un momento come questo quindi, conclude Viscontini, “è sbagliato fare la guerra alla Cina imponendo dazi, bisognerebbe invece sforzarsi di attrarre gli investimenti cinesi in Europa, anche e soprattutto nella produzione dei moduli. Sappiamo tutti che la difficoltà maggiore odierna è l’accesso alla finanza, ambito in cui ormai la Cina non è seconda a nessuno. E’ possibile, ma occorre una sana voglia di trovare soluzioni, anziché creare problemi“. Riflessioni davvero importanti quelle evidenziate da Viscontini, che meriterebbero una seria riflessione da parte di chi sovrintende alle scelte politico strategiche a livello comunitario, in un momento così delicato e di transizione per il settore fotovoltaico e più in generale per l’intero contesto energetico, così importante per trovare spazi nuovi oltre profonda crisi economica in atto.

Sauro Secci

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