Germania: centrali fossili che chiudono e prezzo del MWh sotto zero

merkelCome sta succedendo sempre più spesso anche in Italia, con l’avanzata della produzione da fonti rinnovabili, che hanno ripetutamente mandato a zero il cosiddetto PUN (Prezzo Unico Nazionale) sul mercato elettrico nazionale (vedi post “mercato elettrico e PUN: segnali evidenti di rinnovabili”), segnali ancor più evidenti giungono dalla Germania. E’ stata proprio una delle utility tedesche, la EnBW ad annunciare in questi giorni la chiusura di 4 centrali termoelettriche: due a carbone, una a gas e una ad olio combustibile in cogenerazione. La motivazione della scelta è costituita dallo sconvolgimento del mercato elettrico da parte delle rinnovabili che le sta costringendo a lavorare in perdita. L’azienda tedesca a testualmente motivato la decisione con questo comunicato: “La decisione emerge dal rapido cambio strutturale del settore energetico. In particolare, a causa dell’installazione di nuova potenza da fonti rinnovabili, molte centrali a fonti fossili sono esposte a una grande pressione commerciale e finanziaria, rimanendo in funzione solo come unità marginali. Questo causa un drastico calo nei ricavi. Specialmente le centrali a gas, ma anche le più anziane tra quelle a carbone e a olio combustibile non riescono più a ripagarsi, ai prezzi correnti del mercato elettrico e non possono più essere fatte funzionare in maniera economicamente sostenibile“. Per questo motivo, prosegue EnBW, l’unità di cogenerazione III (inaugurata nel ’75, ndr) e la turbina a gas III (del ’71, ndr) del sito di Marbech, e gli impianti a carbone (antracite, ndr) 1 e 2 di Walheim (entrambi degli anni ’60) saranno chiusi non appena sarà legalmente possibile farlo”. EnBW sta trattando inoltre, con l’Ente di rete tedesco, l’eventualità di chiudere una quinta centrale a ciclo combinato a gas RDK 4 a Karlsruhe, già attualmente sottoutilizzato e in perdita, tutto ciò in visto di potenziali cambiamenti nei meccanismi di mercato tedeschi (capacity payment), che potrebbero rendere possibile una successiva riapertura dell’impianto attraverso la remunerazione all’impianto per i servizi di flessibilità forniti al sistema elettrico.
Anche in Germania quindi, come in altri paesi, evidenti segnali di rinnovabili, con eolico e fotovoltaico che, quando producono, abbassano il prezzo dell’elettricità in Borsa, spingendo fuori mercato le centrali alimentate a fonti fossili, cicli combinati a gas in primis (vedi grafico seguente sulla crescita produzione da fonti rinnovabili).

Produzione rinnocabili storico Germania fonti

Nonostante che in Germania, in questo primo semestre 2013, la produzione di sole e vento non sia cresciuta molto, a causa del meteo sfavorevole, l’impatto si sta facendo sentire ancora più pesantemente di quello già manifestatosi nel 2012, come e evidenziano molto bene i grafici sotto riportati, estrapolati da una presentazione dell’analista Bernard Chabot di BCCconsulting che riassumono molto eloquentemente l’andamento del mercato elettrico tedesco negli ultimi 6 mesi. L’impatto della generazione da rinnovabili su quello da fonti fossili è ben evidenziato da questo primo diagramma, riferito a lo scorso mese di marzo 2013:

rezzi elettricità Germania marzo 2013
Bellissima l’evidenza che mostra come, quando la linea azzurra, che rappresenta la produzione da fotovoltaico ed eolico, sale, si abbassano sia la linea nera, che rappresenta la produzione del termoelettrico convenzionale, che quella rossa, i prezzi del MWh in Borsa. Tale andamento viene accentuato notevolmente nello stesso grafico riferito proprio all’appena trascorso mese di giugno 2013:

Prezzi elettricità Germania giugno

Un grafico dove, a fronte di un maggiore contributo di sole e vento, come nel oramai famoso week-end del 16 giugno, quando anche in Italia il prezzo del MWh in Borsa è arrivato a zero, In Germania si sono avuti prezzi dell’elettricità addirittura negativi. In tali casi i produttori devono pagare per l’elettricità immessa in rete, fino a 30 euro/MWh, come evidenziato nel grafico, ed a rimetterci maggiormente sono i gestori di impianti di difficile modulazione, come quelli a carbone da sempre dediti al servizio continuo di base. Gli stessi episodi possono essere determinati anche da produttori che in Borsa fanno offerte negative, come quelli che avrebbero costi maggiori per fermare gli impianti oppure, come nel campo delle rinnovabili, quelli che producendo energia incentivata e senza spese di combustibile ci guadagnano comunque, anche pagando per la cessione. Si tratta evidentemente di casi di distorsione del mercato, per il momento circoscritti ed eccezionali. Nel nostro paese, la diversa logica alla base degli algoritmi di borsa, non rende possibile il determinarsi di prezzi negativi nel nostro mercato elettrico. In Germania, un tale fenomeno potrebbe essere arginato con lo sviluppo degli accumuli, strada già intrapresa dal Governo tedesco (vedi post “La Germania non si ferma incentivando i piccoli sistemi di accumulo”), e confermata anche da un recente studio del Fraunhofer Institute che confrema che una diffusione dei sistemi di storage potrebbe aumentare del 66% la capacità della rete di accogliere energia facendo nel contempo calare del 40% i picchi di domanda. Una situazione davvero emblematica e palese che fa da contraltare a chi continua a parlare dell’effetto rinnovabili come imputato dei rincari del costo dell’energia.

Sauro Secci

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