Filippine: piano “no carbon” senza indugi

filippine_mapNel nostro paese, il piano di decarbonizzazione dell’economia prosegue con enormi difficoltà, anche per il frapporsi di numerose nicchie di interessi privati, resistenti ad ogni costo pur di non cedere loro privilegi acquisiti e con il profilarsi di pianificazioni di medio e lungo periodo (2020, 2030, 2050….). Un paese dell’estremo oriente che sta perseguendo senza indugi la strada “no-carbon”, è indubbiamente quello delle Filippine, che sta dimostrando a paesi anche più sviluppati come il nostro, che le grandi rivoluzioni come quella energetica in corso, necessitano soprattutto di azioni oltre che di piani di lungo periodo, troppo spesso utilizzati per derogare o procrastinare decisioni precise. E’ proprio di questo periodo infatti la decisione, scaturita da un incontro tra il Responsabile del dipartimento energetico, la Commissione per il Cambiamento Climatico e i rappresentanti dei governi federali e provinciali delle Filippine, di abbandonare i combustibili fossili per riuscire a soddisfare il 100% del suo fabbisogno elettrico mediante energie pulite già entro i prossimi 10 anni. E’ stata infatti elaborata una 2563 tabella di marcia molto stringente che permetterà al paese dell’Arcipelago la diffusione su larga scala di energie rinnovabili ed efficienza energetica, composta da azioni concrete dirette a modificare profondamente il paese negli ambiti politico, finanziario e socio economico. Una transizione verso un sistema energetico distribuito con, sugli scudi l’efficienza energetica, le nuove soluzioni basate sulle smart grid o “reti intelligenti” ed ovviamente un ampio uso delle energie rinnovabili tenendo conto del potenziale energetico del paese. In questo senso infatti, le Filippine daranno grande spazio al loro grande potenziale geotermico dove sono già stati fatti nuovi fondamentali passi avanti, con l’obiettivo di diffondere l’accesso distribuito all’energia rinnovabile a costi convenienti, leva fondamentale davvero in grado di rispondere ai bisogni sociali e necessario ed insostituibile presupposto per uno sviluppo economico veramente sostenibile e in grado di dare risposte in termini sia locali che globali per quanto attiene ai cambiamenti climatici. Una strategia nazionale frutto di una prima fase costituita da una attenta mappatura del potenziale energetico rinnovabile del paese che, oltre al già strutturato e radicato piano per la geotermia, già risorsa rinnovabile guida per le Filippine, tra i maggiori produttori di energia da fonte geotermica,, ha permesso di predisporre un piano di sfruttamento nazionale anche per l’energia solare, quella eolica e quella da biomasse. Già iniziati anche i lavori per la realizzazione dell’architettura che potrà supportare tutto questo: una rete elettrica evoluta ed intelligente che prevede anche infrastrutture ed impiantistica necessarie per lo stoccaggio dell’energia pulita. Parallelamente alla azioni impiantistiche dirette sul nuovo sistema elettrica, grande attenzione è stata posta, dal Governo delle Filippine, agli impatti socio-economici del mutato approccio energetico, che potrà determinare una grande svolta anche e soprattutto per la creazione di moltissimi posti di lavoro nell’ambito della cosiddetta “green economy” riducendo di molto i costi relativi all’assistenza sanitaria, con un drastico calo delle tante sindromi correlate all’inquinamento derivato dalla utilizzazione delle fonti fossili e con un beneficio diretto sul mercato elettrico, con i costi di produzione della stessa energia elettrica, di cui staimo vedendo in questi giorni gli effetti proprio in Italia, connesso con l’ampia diffusione di impianti ad energia pulita. Tutto questo in un paese, come sostiene la “Energy Development Corporation”, maggiore produttore di energia geotermica delle Filippine, in cui la domanda energetica nelle principali regioni del Paese crescerà dal 4,3 al 5,2% annualmente nei prossimi cinque anni. Un esempio virtuoso, la Roadmap del Worldwatch applicata dalle Filippine per la completa alienazione dei combustibili fossili che potrebbe essere presa da spunto, oltre che da interi stati, anche, su scala più piccola, anche da Regioni o comuni. Un tema fondamentale se si pensa all’avanzare impetuoso del livello di CO2 in atmosfera, che proprio in questi giorni ha raggiunto, in alcune parti del globo, lo storico livello di 400 ppm (vedi post “CO2 da record storico in 3 milioni di anni: violati i 400 ppm”), con impatti pesantissimi sul piano della crisi alimentare, della crisi idrica e di quella agricola, con impatti più evidenti proprio nelle zone già più povere e diseredate del mondo e con le catastrofi naturali in continuo aumento. Indubbiamente un bell’esempio per un paese come l’Italia, ancora palesemente condizionato dagli ex monopolisti di energia elettrica e gas, che si frappongono, ostacolando in ogni modo il passaggio ad un modello energetico distribuito, in un paese in cui sarebbe fortissima l’esigenza di una sana cooperazione tra le attività internazionali della finanza, il governo e i privati che riguarda più in generale, anche se probabilmente con misura diversa, l’intera Europa, con l’ultimo colpo di mano del dimissionario Governo Monti (un governo che si stava occupando solo della gestione ordinaria), di qualche mese fa dell’approvazione della nuova SEN, così palesemente a dimostrarlo (vedi post “Trivelle d’Italia:colpo di coda del Governo Monti: varato il decreto sulla SEN). Riporto, a livello di curiosità un interessante sito con la georeferenziazione di permessi di ricerca e di trivellazione nel nostro paese, che la dice lunga sulle reali intenzioni dei nostri decisoripetrolio-in-italia politici. Eloquente il titolo del sito “OCCHIO AL POZZO!!! – MAPPA RICERCA ED ESTRAZIONE IDROCARBURI IN ITALIA”, che porta ad una mappa completa creata dal gruppo Movimento 5 Stelle della X Commissione (Attività Produttive) della Camera dei Deputati di tutti i permessi e le istanze di permessi di ricerca idrocarburi su terraferma e sottofondo marino pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Una riflessione importante per tutti e soprattutto per il nostro paese quella che viene dalle Filippine, per l’integrazione delle energie rinnovabili delle nuove reti energetiche nazionali proprio a partire dai potenziali energetici dei singoli paesi, dal momento che ogni paese della terra possiede un grande potenziale per almeno una delle risorse rinnovabili disponibili: biomassa, geotermica, energia dal moto ondoso, solare ed eolico. Non nascondo una certa invidia verso le Filippine che hanno la fortuna di avere, in un momento così importante, una leadership politica pronta a fare il grande passo verso quel modello energetico distribuito, rinnovabile, democratico pulito ed a basse emissioni che per il nostro paese sta diventando davvero “agognato”, almeno per chi come me, sente forte l’esigenza di una politica per il “bene comune”.

Sauro Secci

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