Bonifica siti inquinati piaga italiana: arriva il “biorisanamento” con i nostri amici “funghi”

rifiuti_plastica7Ho ripetutamente parlato, dalle pagine del mio blog, forse della piaga ambientale principale di questo paese, dopo la pesante eredità lasciata sul campo dalla industrializzazione di massa degli ultimi 50 anni. Tutto questo l’ho fatto cercando di inquadrare il tema sia nel suo complesso (vedi post “Colpo di coda del governo Monti: i Siti di Interesse Nazionale si riducono di 18”), sia analizzando casi davvero molto allarmanti che coinvolgono siti industriali inurbati all’interno di città italiane come Brescia (vedi post “Se Brescia avesse il mare….. “) o Taranto (vedi post “Taranto e le emissioni in fuga”). Mi è capitato poi altrettanto spesso, di riferire di eccellenze italiane applicate alle energie pulite, alla protezione ambientale ed alla minimizzazione degli impatti. E’ proprio quello che mi accingo a fare in questo caso, dal momento che cercherò di capire meglio le tecnologie di “biorisanamento ambientale”, fondamentali per andare oltre ai pochissimi casi affrontati in Italia, nei quali ci si è limitati più che altro ad un avvio di semplice messa in sicurezza. Microrganismi al posto di barriere di contenimento, membrane in cemento temporanee o smaltimenti in discarica, questo il nuovo orizzonte messo a disposizione dalla nuova famiglia di tecnologie. A detenere un know how tecnologico di tutto rispetto una azienda torinese, la Biosearch, azienda nata nel 2001 all’interno del parco scientifico torinese Environment Park e segnalata tra le migliori dieci imprese del settore rifiuti e risorse nell’ambito del premio Sviluppo Sostenibile 2012, che da oltre dieci anni studia e applica sistemi innovativi per la bonifica, più efficaci e competitivi di quelli tradizionali, e a zero impatto ambientale. Come spiega il biologo ed Amministratore di Biotech Roberto Ricci, “quando vengono immesse nell’ambiente sostanze inquinanti, ci sono sempre microrganismi e piante che reagiscono. Con i nostri sistemi, noi andiamo a stimolare e accelerare quei meccanismi naturali di difesa e attenuazione . I campioni di acqua e di terreno inquinati vengono analizzati nel nostro laboratorio di microbiologia. Poi si passa a studiare le soluzioni, “sempre “sito-specifiche” e basate su un mix di sostanze atossiche e completamente biodegradabili che hanno la funzione di stimolare di volta in volta lo sviluppo dei particolari microrganismi già all’opera in ogni contesto. Trovata la giusta composizione, questa viene immessa nelle falde acquifere o nei terreni”. Tutto il resto, lo fa l’ambiente. Davvero molto lusinghieri ed incoraggianti i risultati, dal momento che nel giro di pochi mesi si raggiungono i limiti di bonifica imposti dalla normativa, con una serie di significativi vantaggi rispetto ai sistemi di messa in sicurezza temporanea, come un costo dell’80% inferiore e soprattutto la definitiva risoluzione. Con queste premesse, viene spontaneo domandarsi come mai, in questo benedetto paese, le bonifiche rimangano al palo, ovviamente anche per i costi elevatissimi delle stesse, con le tecnologie tradizionali. E’ proprio qui che vengono fuori tutte le incongruenze di questo incredibile paese, dove manca assolutamente una cultura della prevenzione e soprattutto si agisce solo in regime di “estrema emergenza”, come succede per esempio per la gestione del dissesto idrogeologico del territorio ben fotografata da un recente rapporto dell’OCSE (vedi post “Rapporto OCSE: politica ambientale in Italia solo in emergenza”). In Italia si preferisce mantenere le emergenze piuttosto che risolverle, perché rende di più” . Ben il 10% del nostro territorio è inquinato, ma, ad oggi, solo lo 0,02% è stato risanato, a fronte di 2 miliardi di euro, distribuiti tra smaltimenti in discarica (circa il 70%) ed azioni di messa in sicurezza (circa il 30%). Le bonifiche vere e proprie sono state una percentuale infinitesimale, limitandosi semplicemente a spostare le contaminazioni nello spazio e nel tempo, senza mai risolverle e lasciandole comunque alle generazioni future, con semplici azioni di messa in sicurezza. Tutto questo nell’ambito di un quadro legislativo nazionale molto contorto e che lascia aperte troppe possibilità, complicando di fatto l’intero contesto di possibile azione. Comunque importante l’esperienza fatta sul campo in questi 12 anni dall’azienda torinese, che ha condotto una ventina di interventi di bonifica, concentrati soprattutto nel nord Italia (Piemonte, Lombardia e Veneto), decontaminando terreni e falde inquinate da idrocarburi, metalli, solventi clorurati, gli additivi della benzina verde MTBE, e persino il fluido di raffreddamento dei motori (paraflu), fuoriuscito da una cisterna. Importante in questi anni, la partecipazione di Biosearch, nel 2003, ad un progetto del programma europeo Life FREEPCB, che è stato finalizzato al biorisanamento di un terreno agricolo del bergamasco contaminato da policlorobifenili, sostanze altamente tossiche ed inquinanti usate fino a pochi decenni fa come additivi in vernici e pesticidi. Vedere utilizzati microrganismi autoctoni del suolo agrario come i micromiceti ed hanno permesso la selezione dei ceppi potenzialmente più efficienti nel processo di degradazione dei PCBs, come si legge nel dossier finale del progetto (allegato in calce la post), concluso nel 2006, che ha permesso il recupero produttivo di ben 30 ettari di terreno. Essendo grande appassionato di funghi mi da una gioia immensa, vedere la straordinario mondo dei miceti, grande alleato dell’uomo in tanti altri ambiti, impiegato anche in questa grande battaglia di bonifica dei suolistoppani contaminati. L’ultimo sistema messo a punto da Biosearch si è concentrato su un altro dei più grandi killer dell’ambiente come il Cromo VI, conosciuto anche come “Cromo Esavalente”, utilizzato nei processi industriali di bagni galvanici e nelle concerie e di cui abbiamo un grande esempio di sito contaminato nella azienda ex Stoppani di Genova Cogoleto (foto a destra) che si trascina da quasi 40 anni (vedi link), una azienda costruita addirittura sull’alveo del fiume Bisagno in cui ha riversato per anni immense quantità di Cromo VI . L’area di ricerca su cui si è concentrata Biotech è salp-castellamontestata la ex Salp di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, che è stata completamente risanata con altri interventi n corso nell’area industriale del Verdellino, vicino a Bergamo, dove diversi stabilimenti hanno contaminato un’intera falda acquifera. Il cromo esavalente è una sostanza molto tossica per gli esseri umani essendo tossico anche per i batteri ed è per questo, alcuni microrganismi adottano meccanismi di difesa per detossificare il cromo VI, solubile e in grado di spostarsi per chilometri dalla sorgente di contaminazione, riducendolo a cromo III, insolubile e solido, quindi non più trasportato così dall’acqua di falda”. Tra le famiglie micologiche impiegate per il risanamento ambientale, una particolare specie di funghi saprofiti, funghi cioè che si nutrono di materia morta e che si sono dimostrati molto efficaci se inseriti in contesti differenti di biorisanamento di un territorio contaminato da inquinanti. In particolare:

  • Caso 1 IPA Lignina: si tratta di trattamento biologico basato sull’utilizzo dei funghi “white rot” che si sono350px-Xylaria_hypoxylon dimostrati particolarmente abili nel metabolizzare e mineralizzare molti contaminanti organici, come oli ed affini, prodotti petroliferi, clorofenoli ed IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici). La proprietà di tale fungo Xylaria hypoxylon (foto a destra) è quella di essere in grado di produrre enzimi come la lignina e la manganese perossidasi che degradano a lignina e quindi anche mineralizzare parzialmente o completamente una grande varietà di inquinanti organici come gli idrocarburi policiclici aromatici, i clorofenoli, i composti nitroaromatici ed i pesticidi.
  • CASO 2 Nonilfenoli: un esperimento su piastra con l’impiego in associazione di una serie di micota comeCaso2 Cunninghamella elegans, Paecilomyces lilacinus, Penicillium canescens , Penicilllum pinophilum, Penicilllum restrictum e Aspergillus flavus ha riguardato la degradazione dei “nonilfenoli” un gruppo di composti aromatici facenti parte del gruppo EDC (distruttori endocrini) aventi effetti di femminilizzazione nei pesci (Jobling et al. 1995, 1996, 2002), stimolazione della crescita nelle cellule umane di cancro al seno (Soto et al. 1991) ed effetti genotipici nei linfociti umani (Harreus et al. 2002). L’esperimento ha dimostrato la riduzione del 51% del ppm contaminato nel terreno; durante un test che si è svolto per la durata di un mese.
  • CASO 3 Asbesto-Amianto nelle acque: riduzione delle fibre di Absesto o amianto in acque contaminatecaso3 mediante F. Oxysporum che innesca tramite i propri enzimi la cosiddetta reazione di fenton che permette di ottenere OH da H2O2(perossidi), una reazione che permette di rimuovere il ferro presente nell’amianto, che viene così in gergo chimico “chelato” e quindi rimosso, facendolo precipitare sul fondo e permettendo di chiarificare il fluido contaminato.

In sostanza solo alcune delle grandissime potenzialità offerte da questi esseri viventi, su di un fronte che promette davvero tante altre scoperte importanti scoperte ed in uno specifico ambito, quello del “micorisanamento” ancor più promettente. Una mano tesa che ci giunge proprio da quello straordinario “regno dei funghi”, grandi metabolizzatori alleati da sempre del regno vegetale, che mettono a disposizione le loro doti, direttamente anche per il regno animale e per l’uomo. In sostanza sembrerebbe davvero che la natura abbia messo in conto già da tempo che gli esseri umani avrebbero combinato disastri, fornendoci prontamente gli strumenti necessari per rimediare, escluso ovviamente la conoscenza, per la quale ci vogliono tempo,denaro, RICERCA e politici decisamente più illuminati.

Di seguito un bel video testimonianza di un progetto scolastico proprio su questo interessantissimo e promettente ambito che fa sempre un grande piacere registrare


 

Sauro Secci

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