Crisi economica: emissioni italiane in frenata fino al 15% sotto il limite ammesso

imagesAnche nel 2012 le aziende italiane ad impatto ambientale significato, sottoposte alla piattaforma ETS (Emission Trading System), che ne prevede l’iscrizione e la gestione allo strumento comunitario, istituto oramai  da molti anni, che regola lo scambio dei crediti di CO2 da emettere in atmosfera, hanno fatto registrare il 15% in meno di emissioni rispetto ai limiti consentiti. Una tendenza quella del 2012 confermata  fino dal 2009, con l’Italia che emette meno CO2 di quella concessa, ma questa volta con un autentico record, prevalentemente imputabile alla crisi economica che ha sostanzialmente messo in ginocchio le produzioni più energivore di matrice industriale. Dal 2005, anno nel quale sono entrate in vigore le soglie fissate nell’Unione (2005), il calo delle emissioni dei 1.119 grandi impianti inquinanti nazionali, che pesano per oltre il 40% dei gas serra italiani, è sceso al 27,5%, con 164 milioni di tonnellate di CO2 prodotte lo scorso anno, contro le 193 negoziabili ed assegnate dai permessi e, contro i ben 225 milioni prodotti otto anni fa nel 2005. Una logoanalisi puntuale del fenomeno è riportata nel rapporto annuale di EcoWay, primo operatore italiano attivo nella gestione e nel trading delle quote di CO2; basandosi sui dati del Registro unico europeo raccolti dal servizio Carbon Market Data e non considerando i 127 impianti cosiddetti “nuovi entranti”, né tantomeno il pur significativo settore della aviazione, entrato nel perimetro della normativa Ets nel 2012. Andando ad analizzare la situazione dei singoli comparti impiantistici ad inquinamento significativo, abbiamo :

  • Cementifici,“laterizi e ceramiche: incidono mediamente per il 10,5% delle emissioni nazionali ed hanno mostrato nel 2012 la riduzione più consistente con un 40% sul 2005.
  • Grandi impianti di combustione: aziende con impianti che bruciano combustibili superiori a 20 MW di potenza, compresi gli impianti termoelettrici, che valgono il 70% della torta complessiva delle emissioni normate che hanno fatto registrare un -21%
  • Raffinazione: si tratta dell’unico settore che ha continuato a produrre più emissioni rispetto alle allocazioni gratuite imposte da Bruxelles

Scendendo poi a livello regionale, le regioni con le riduzioni più significative di CO2 rispetto al 2005 sono state il Veneto (-39%), seguito dalla Toscana (-34%) e dalla Sicilia (-28%),cap-and-trade-carbon-markets-emissions-trading-diagram1 hanno contato le maggiori riduzioni rispetto al 2005. Tra le regioni in controtendenza in questa graduatoria, indubbiamente la  Puglia, che si è confermata la regione con le maggiori emissioni in valori assoluti pesando addirittura per il 21,3% del totale nazionale e sappiamo anche il perché vista la presenza di autentici “macigni” emissivi. Relativamente agli scostamenti rispetto invece allo scorso anno, le Regioni che in termini di emissioni hanno emesso meno rispetto ai limiti europei, sono state il Piemonte (-37%), l’Emilia Romagna (-29%) e la Lombardia (-27%). Le nostre isole maggiori invece, Sardegna e Sicilia,, non hanno mai registrato situazioni di avanzo: di fatto emettendo sempre in misura maggiore rispetto ai limiti imposti dall’Ue nel 2012, rispettivamente del +22% e del +6%.

CER

Mentre se preso in assoluto, il calo delle emissioni di gas serra di per se, può essere sicuramente una buona notizia per l’ambiente, non si può dire altrettanto per il mercato della CO2, in crisi da tempo con un costo delle quote precipitato ai minimi storici a causa del surplus di quote sul mercato, dal momento che le aziende, producendo e inquinando meno, non sono costrette alla acquisizione di nuove quote, né tantomeno ad investire in efficienza (vedi post “UE:bocciato il backloading sull’emission trading sulla CO2…”). Un quadro chiaro e preciso della situazione lo ha fatto il Presidente di EcoWay Guido Busato, con le aziende che vedono fortemente sminuito l’incentivo ad investire in rinnovamento dei processi con inserimento di tecnologie più pulite e l’adozione delel cosiddette BAT (Best Availables Techniques) sostenendo che “l’effetto generato è che le aziende, registrando un abbattimento significativo delle emissioni di gas serra rispetto ai limiti imposti dalla Ue, non sono stimolate ad investire in progetti tecnologici per rendere più efficienti i propri processi produttivi. Purtroppo oggi il sistema ETS è caratterizzato da un enorme surplus di offerta che ha portato a un crollo del prezzo dei certificati. Questo fenomeno ha attirato alcune critiche di eccessiva finanziarizzazione nei confronti del sistema, non considerando che l’ETS è uno strumento che si basa su un meccanismo di mercato trasparente, equo ed equilibrato. Per ridare stabilità al modello, crediamo che ad oggi siano necessarie una serie di riforme strutturali ed una maggiore integrazione degli obiettivi sul clima condivisi tra gli Stati membri”.

Sauro Secci

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