Alla ricerca della via di uscita dalla crisi: ecco l’”Economia Circolare” e la riscoperta del valore del “riparare”

circular-economy-i-i_0La profonda crisi economica ma anche e soprattutto di modello di sviluppo oggi in uso, sta riproponendo sani modelli del passato come il baratto, che ho trattato ripetutamente ed anche nei giorni scorsi nel post “Reload: il ritorno del mercato senza mercato senza moneta”, oltre che studiare nuovi modelli economici, per cercare valide alternative al “parossismo del consumo” che ci sta portando alla distruzione. Tra i modelli economici innovativi è secondo me uno dei più interessanti quello che va sotto il nome di “economia circolare”. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta attraverso un report commissionato da McKinsey dalla Elle Mac Arthur Foundation e scaricabile in calce al post (creata dalla famosa velista e sostenuta anche da grandi aziende come BT, Cisco e National Grid, il gestore di rete britannico), che rappresenta proprio una specie di manifesto per una nuova economia “circolare”, fondata sul recupero e il riciclo delle risorse e soprattutto il ripristino dei prodotti, concetto quest’ultimo praticamente spazzato via dalla civiltà dei consumi ad ogni costo e basate un insieme di “sistemi produttivi in cui le stesse risorse vengono utilizzate più volte, facendole girare attraverso il riutilizzo ed il riciclo, con conseguenti notevoli guadagni in termini di efficienza”. Quattro i principi alla base dell’economia circolare:

  • Lo scarto è nutrimento: non esiste più il concetto di spazzatura. Ogni prodotto è composto da parti tecniche e biologiche. Le devono essere rimesse nel circolo produttivo per un nuovo assembramento con il minimo consumo possibile di energia. Le parti biologiche non danneggiano l’ambiente e sono destinate al compostaggio.
  • La diversità è forza: costruire sistemi produttivi integrati e modulari, con forti interdipendenze, per resistere meglio agli shock esterni. La ricerca dell’efficienza di una singola linea produttiva e della massimizzazione della produzione è fragile e non massimizza l’utilità per il sistema.
  • Basarsi su energia rinnovabile: Il concetto di circolarità dovrebbe ovviamente integrare l’energia, producendola solo da fonti rinnovabili e consumandone il meno possibile.
  • Pensare in termini di sistema: comprendendo le interdipendenze tra materiali, cose e processi e l’impatto che ogni decisione, produttiva e non, ha sul sistema nel suo complesso

Il modello che si antepone a quello diffuso oggi di “ecomonia lineare” diffuso nel moderno mondo economico oggi in profonda crisi. Mentre nell’attuale modello economico lineare l’ottimizzazione delle risorse avviene verticalmente con processi di produzione, consumo e smaltimento, il concetto di circolarità fa si che le risorse vengano impiegate nel modo migliore, facendole durare il più a lungo possibile nel loro ciclo economico (vediamo quanto durano gli oggetti di oggi…). Si tratta quindi di rivoluzionare completamente i criteri di progettazione dei manufatti, in modo che il prodotto non venga più considerato un rifiuto alla fine della sua vita utile, ma un qualcosa da riusare o riciclare. Si tratta di un modo nuovo di fare economia orientato a dare risposte importanti anche al problema dell’approvigionamento di materie prime, data la loro limitatezza, limitando nel contempo la produzione di rifiuti da parte del sistema industriale. Un concetto importante questo per distinguere il nuovo approccio anche sul fronte del riciclaggio dei rifiuti (vedi figura seguente), comunque in essere anche nell’attuale modello economico lineare, dal momento che il riciclaggio è già di per se un’opzione fortemente sub ottimale e degradata. Le motivazioni sono ovviamente costituite dal fatto che il riciclare ha un costo energetico ed ambientale dal momento che per riciclare la carta, ci vuole energia per togliere l’inchiostro ed impastare con almeno il 30% di cellulosa vergine. Discorso analogo per il vetro, che deve essere fuso ad alte temperature, per poi essere riforgiato in nuove forme, con alti costi energetici. Il riuso tal quale è sicuramente molto migliorativo, prendendo per esempio le stesse bottiglie, lavandole, e restituendole agli imbottigliatori, come del resto si faceva quando ero bambino.  

gerarchia dei rifiuti

In sostanza o limiti del riuso sono da ricercare nel limitato numero di prodotti che nella loro bottiglieforma finita possono essere presi e riutilizzati in maniera continuativa, e dal fatto che il riuso spesso può avvenire solo per il prodotto nel suo stato finale (l’esempio della bottiglia che o la si riusa come bottiglia, o niente). L’economia circolare punta proprio al superamento di questo limite attraverso un nuovo paradigma produttivo dei beni di consumo nel quale ogni bene deve essere composto da pezzi standard facilmente smontabili e recuperabili al termine della vita utile. I prodotti, o gruppi di prodotti, dovrebbero essere composti sempre dalla stessa gamma di pezzi, permettendo la realizzazione di nuovi oggetti. Ci viene incontro qui un gioco di riferimento della nostra infanzia come il Lego: facciamo una casa e, quando la distruggiamo, i singoli mattoncini possono essere facilmente recuperati e ricomposti per formare un oggetto, un ponte, un aeroplano, etc. (nella figura seguente la schematizzazione di un approccio circolare applicato ad una linea di prodotto della Ricoh).

Immagine_modello RICOH

Ci vengono incontro, al riguardo, due esempi citati nel rapporto, come il telefono cellulare, che potrebbe veder ridotti costi di produzione del 50% se solo le aziende pensassero, fino dalla progettazione a rendere più facile agevole disassemblare l’apparecchio a fine vita, offrendo incentivi per la riconsegna, o ancora se le lavatrici fossero offerte in leasing anziché acquistate, i consumatori potrebbero risparmiare circa un terzo per ogni ciclo di lavaggio e i produttori-gestori guadagnerebbero circa un terzo in più. Tutto questo grazie al fatto che questo modello di business disincentiverebbe infatti l’obsolescenza programmata, pratica aberrante oggi in uso nel modello consumistico, e l’utente, anziché cambiare in 20 anni 5 lavatrici dalla vita utile di 2000 lavaggi, ne prenderebbe a leasing una sola che dura 10mila lavaggi, generando un risparmio di 180 kg di acciaio e di oltre 2,5 tonnellate di CO2. Grandi numeri anche quelli del risparmio per l’industria europea che, se usasse le risorse naturali in maniera più efficiente potrebbe risparmiare fino a circa 630 miliardi di dollari all’anno, pari a circa un quarto di quello che spende per approvvigionarsi. Il nuovo approccio è ancor più interessante se si pensa che il sistema economico mondiale, secondo il report, “mangia” attualmente 65 miliardi di tonnellate di materie prime all’anno, e se non verrà modificato arriverà a divorarne 82 miliardi di tonnellate nel 2020 con la conseguenza di innescare un pericolo processo continuo al rialzo del prezzo delle risorse stesse. Come dicevamo prima, sarà possibile determinare un doppio canale di offerta di prodotti tra:

  • Prodotti durevoli: progettati per durare il più a lungo possibile, si offriranno ai consumatori con forme contrattuali più simili al leasing anziché attraverso la vendita
  • Prodotti a vita breve: dovranno essere realizzati in materiali facilmente riciclabili o smaltibili

Inutile dire poi che, in queste nuove logiche l’energia alla base di questo nuovo modello economico, oltre ad essere usata nella maniera più efficiente, deve essere prodotta da fonti rinnovabili. Il report evidenzia anche l’enorme opportunità derivante da questo nuovo modello, per le aziende con interessantissimi riflessi sui bilanci. Le quantificazioni fatte da McKinsey sono da capogiro: per il solo settore automotive si potrebbero ottenere risparmi dai 170 ai 200 miliardi di dollari l’anno. L’industria europea nel suo complesso in uno scenario “di transizione” potrebbe risparmiare dai 340 ai 380 miliardi l’anno. Una cifra che, con questo modello economico implementato a regime, potrebbero salire a 520-630 mld di $, corrispondenti a circa il 23% di quello che le aziende spendono in materie prime e a circa il 3-3,9% del Pil europeodel 2010.
Una eloquente dimostrazione di come sostenibilità e risparmio possano insieme dare grandi risposte alla competitività delle aziende. Un invito a eloquente a cambiare i paradigmi attuali per uscire dalla crisi, dove, invece di difendersi sul fronte del costo del lavoro, della difficile battaglia per la riduzione dei prezzi dell’energia e delle materie prime, le industrie europee potrebbero determinarsi un vantaggio sul campo delle competenze, dell’innovazione e soprattutto dell’efficienza nell’uso delle risorse.

modello di funzionamento

Un invito ulteriormente enfatizzato dalla assoluta inadeguatezza dell’attuale modello economico “dell’estrai–trasforma–consuma-butta” oramai autentica follia in un pianeta con risorse finite e con quasi 7 miliardi di abitanti destinati a divenire 9 miliardi nel 2040 diventeranno 9, e di cui un terzo dei quali consumeranno come gli abitanti degli attuali paesi ricchi. Davvero uno spunto molto interessante per cercare di smussare gli angoli a questa sempre più insostenibile economia, cercando di ridargli quella circolarità che scomodando l’uomo primitivo e la scoperta della ruota, sia capace di ridare nuova fluidità e maggiore equità al sistema economico globale, rispetto all’attuale “Produci (e già non ci riusciamo più), Consuma, Crepa” e perdonatemi la ruvidezza finale.

Sauro Secci

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17 risposte a Alla ricerca della via di uscita dalla crisi: ecco l’”Economia Circolare” e la riscoperta del valore del “riparare”

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  3. Antonio Lupo ha detto:

    L’unico antidoto alla crisi è il baratto! Segnalo a tal proposito il sito http://www.mangrow.net dove utenti di tutto il mondo possono scambiare servizi.

  4. Pingback: Economia circolare: la scopre anche il ministro dell’Ambiente Galletti | L'ippocampo

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  9. egocreanet ha detto:

    EGOCREANET: Proposta per una Conferenza /progetto sul tema:

    “La Economia ciclica e l’impatto nella crescita e lo sviluppo responsabile della produzione del cibo”

    INVITO A COLLABORARE E PARTECIPARE ATTIVAMENTE:
    Con “economia ciclica”, si intende un sistema di efficienza dell ‘utilizzo delle risorse in cui i prodotti iniziali e quelli finali della produzione del cibo siano inseriti preventivamente in un sistema ciclico intelligente finalizzato a minimizzare ogni forma di rifiuti che inquinino le risorse naturali (acqua, aria e fertilità della terra) ed a utilizzare i rifiuti per una maggiore produttivita’ con un minore impatto ambientale.

    La proposta di EGOCREANET intende incoraggiare le aziende del settore alimentare ed agricolo ad innovarsi applicando i criteri e le prospettive di innovazione della economia ciclica, partecipando attivamente alla realizzazione di gruppi di lavoro finalizzati a condividere le questioni di maggior interesse da sviluppare successivamente in un programma/progetto- Horizon 2020.
    Lo scopo di Egocreanet organizzatore e promotore dell’ evento , è quello di creare un “think tank” di lavoro per aggregare competenze e capacità creative nelle aziende e nella ricerca alimentare , per affrontare una strategia condivisa capace di delineare gli scenari futuri dello lo sviluppo sostenibile del cibo.
    L’ evento è orientato nel a ripensare globalmente la produzione agro-alimentare del cibo sulla base della ri-progettazione ecologica delle filiere dei prodotti. Il thinking design innovativo richiede una , gestione delle risorse ciclica basata sul risparmio economico ed energetico e sul riciclaggio a zero-rifiuti : Pertanto l’obiettivo è diretto al fine di per sviluppare una mentalita creativa per favorire la economia ciclica della futura societa della conoscenza. L’ evento sara quindi indirizzato a favorire la comprensione delle migliori pratiche Nazionali ed Europee, quali modalita di soluzione delle più importanti sfide ai problemi di responsabile cambiamento economico e sociale che impattano nella crescita e lo sviluppo sostenibile per mezzo del ricorso alla economia ciclica, verso una cultura del risparmio, del riutilizzo e del riciclo in ambito agro-alimentare.
    La giornata prevederà interventi tecnico-scientifici di Universita e CNR e di Imprese Innovative, una tavola rotonda e varie testimonianze su best practice e case studies, utili per progettare e realizzare processi produttivi caratterizzati da forti e reali potenzialità esistenti per ridurre gli scarti agricoli, trasformare i rifiuti in risorse, ottimizzare la gestione delle acque, perseguire l’auto-sostenibilità economica-energetica delle aziende agricole e delle industrie alimentari.
    La conferenza che si terrà nel mese di aprile tra il 26 ed il 30 ??? in data da concordare con i vari relatori entro la fine di Feb.2015 ), presso l’Incubatore della Università di Firenze (o altra sede sul territorio), verra’ organizzato da EGOCREANET, in collaborazione con Eurosportello (membro della rete Enterprise Europe Network) ed altri soggetti che saranno progressivamente coinvolti.

    Maggiori Informazioni e richieste di collaborazione possono essere inviate a:
    Paolo Manzelli EGOCREANET
    Marcello Traversi EUROSPORTELLO

    BIBLIO N LINE :
    1) Circular Economy: http://blog.jciconnect.com/jci-circular-economy/
    2) Refertil FP/ Project: http://www.phosphorusplatform.eu/platform/about-us/espp-members/35-member-pages.html
    3) Waste Resuse Project 2013: http://www.wastereuse.eu/
    4) Prevention waste Legislation: –http://ec.europa.eu/environment/waste/prevention/legislation.htm
    5) EU- Report : Technology Options Synthesis: http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/etudes/join/2013/513539/IPOL-JOIN_ET%282013%29513539_EN.pdf
    6) Cyclic Economy in China:http://sustain.oia.hokudai.ac.jp/2010/03/speech_circular_economy_in_chi.php
    7) Re-thinking progress : https://www.youtube.com/watch?v=zCRKvDyyHmI,
    8) EXPO 2015- http://france-milan-2015.fr/en/concept_pavillon

    Firenze 05 Feb 2015

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