Ricordi, miniere, carbone e… il Wwf con “No al carbone Sì al futuro”

Cava_calvi_1884Nella vita di ogni persona ci sono argomenti particolari che ti accompagnano da sempre. Nel mio caso indubbiamente, questo argomento lo individuo facilmente nel mondo dell’energia, dal momento che, fino da bambino, è stato quello capace di innescare il maggior numero di ricordi e successivamente essere il mondo nel quale vivo professionalmente oramai da quasi 40 anni. Il mio rapporto con il mondo dell’energia ha seguito un po’ l’evoluzione temporale degli ultimi 50 anni, a cavallo tra era fossile ed era rinnovabile. Sono nato 57 anni fa in un paese del centro della Toscana, Bomba nel comune di Cavriglia (AR), situato proprio all’interno di una delle poche miniere di lignite a “cielo aperto”, nel bacino lignitifero di Castelnuovo dei Sabbioni, esercite nell’ultimo cinquantennio nel nostro paese. Quando sono nato era in corso uno dei progetti strategici più importanti del tempo, il passaggio da una modalità di escavazione della lignite (il combustibile più povero nella scala dei “carboni”) fino a quel momento effettuata in galleria, ad una decisamente più intensiva ma nel contempo meno pericolosa per i minatori, come quella praticata nelle pianure tedesche del bacino della Ruhr, nel nord ovest della Germania, che però lacerava profondamente il territorio. Una modalità che permise però in quegli anni, era il 1956, di dare vita al cosiddetto “Progetto Santa Barbara”, finalizzato alla costruzione della omonima centrale termoelettrica a combustibile solido più grande d’Italia che entrò poi in servizio nel 1958. Una traccia importante anche nella mia famiglia, in migrazione da una civiltà contadina ad una industriale ed operaia, dove mio nonno era contadino e mio padre come minatore e operaio meccanico di miniera. Nel 1973, nel pieno della prima grande crisi petrolifera, connessa con il conflitto arabo-israeliano del Kippur, le scelte governative optarono per lo sfruttamento anche dell’aria mineraria a nord ovest dello storico più ricco bacino lignitifero, caratterizzata da lignite di ancor più scadente qualità. Una scelta che determinò nel 1980, l’evacuazione del mio paese natale con la ricollocazione della popolazione nei paesi limitrofi, e lo sradicamento di quella comunità oltre che lo sconvolgimento profondo del paesaggio, prima di arrivare, esattamente il 1 aprile del 1994 all’esaurimento ed alla cessazione dell’attività mineraria ed in tempi successivi alla conversione della centrale termoelettrica a lignite in ciclo combinato a gas, avvenuta nel 2006. E’ ancora forte il ricordo delle notti passate con il rumore ed i cigolii delle macchine di scavo che ridisegnavano il paesaggio intorno, insieme a quel grande vuoto che si andava generando. Quello stesso vuoto che in tempi successivi mi avrebbe impedito di mostrare ai miei figli le mie radici, la casa dove sono nato, etc.. Al prezzo da me pagato in giovinezza ha corrisposto però il fatto che quel mondo mi ha anche dato l’opportunità di esprimermi professionalmente permettendomi di dare sfogo alle mie passioni in ambito lavorativo, oggi più che mai forti per cercare di dare una piccolissima voce al disegno di un nuovo modello energetico . In quella stessa centrale termoelettrica ho infatti mosso i primi passi per poi conoscere a fondo l’intero parco termoelettrico nazionale dell’allora Ente Nazionale per l’energia elettrica, in uno degli ambiti per me più belli come il monitoraggio ambientale, quel grande pacchetto di discipline cioè, capace di metter in gioco tutte le tecnologie per il controllo degli impatti degli impianti sui territori di riferimento. Un rapporto, quello con l’energia, che mi ha permesso oggi di evolvere verso il nuovo scenario energetico che si va gradatamente disegnando, aggiungerei una autentica rivoluzione, che il mondo delle energie rinnovabili e della efficienza energetica, sta completamente ridisegnando. Non posso certo misconoscere il ruolo che anche le centrali termoelettriche hanno avuto nel periodo post-bellico per risollevare il paese durante la ricostruzione, ed anche le grandi azioni di prevenzione ambientale messe in atto da ENEL in quegli anni di cui sono stato diretto testimone, ma vedere ancora oggi il combustibile fossile solido che è stato il motore addirittura della prima rivoluzione industriale agli inizi dell’’800, costituito dal carbone in tutte le sue differenti connotazioni, al centro di pianificazioni e strategie energetiche fa veramente un certo effetto, dal momento che sono oggi disponibili tutte le opzioni per alienare completamente questa oramai ingombrante scelta di campo. Come sono solito fare, quando in ballo c’è la memoria di intere popolazioni e come avevo fatto del resto per la mia seconda casa, la splendida e mistica valle del Casentino parlando della splendida rete ecomuseale (vedi post “Comunità e memoria in un territorio che diventa “EcoMuseo”: lo straordinario esempio del Casentino”), non posso non fare altrettanto segnalando la splendida realtà realizzata dal Comune di Cavriglia per ricordare la memoria mineraria e non solo del territorio in cui vivo e sono nato, con il Museo delle Miniere e del Territorio “Mine”, con il link in calce al post, creato proprio nel paese simbolo dell’attività del bacino lignitifero del Valdarno di Castelnuovo dei Sabbioni.

Su questo tema è da tempo impegnato il WWF attraverso l’area Energia e CambiamentiMIDULLA Climatici coordinata encomiabilmente dalla amica Maria Grazia Midulla (foto a destra). La grande associazione ha pubblicato, nell’ambito della campagna “No al carbone SI al futuro“, un dossier dal titolo “Il carbone in Italia“, scaricabile in calce al post.
WWF segnala come l’Italia ospiti due degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa nell’ambito della Top30, con la centrale di Brindisi Sud al 9° posto e quella di Civitavecchia al 14°, che assieme emettono in atmosfera quasi 23 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Quello che aggrava maggiormente la situazione, secondo il WWF è che il nostro Paese sta pianificando la conversione a carbone della Centrale di Porto Tolle nel Parco del Delta del Po, oltre ad aprirne una nuova a Saline Joniche e ampliare quella ad altissima criticità di Vado Ligure, inurbata nel centro ligure ad immediato ridosso di quartieri residenziali (vedi foto seguente). Seguendo il completo dossier Wwf “Il vadocarbone in Italia”, sono attualmente in esercizio in Italia 13 centrali a carbone, molto eterogenee sia come potenza installata che a livello di tecnologia impiantistica utilizzata. La produzione del parco nazionale di generazione a carbone nel 2010 è stata di 39.734 GWh, pari all’11,6% del fabbisogno elettrico complessivo, un peso in costante diminuzione ma responsabile dell’emissione in atmosfera di circa 35 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti ad oltre il 30% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale. Il WWF evidenzia in una nota come “I dati mostrano un preoccupante aumento dell’uso del carbone (salito al 18,5% nel 2012), segno che il Piano di decarbonizzazione approvato dal Cipe solo due mesi fa è già lettera morta e che il Governo non ha avuto ancora la capacità di fornire regole e indirizzi a questo proposito”. Tutto questo senza dimenticare le enormi incrongruenze di una Strategia Energetica Nazionale palesemente filo-fossile , redatta dal governo Monti nata già vecchia (vedi post “Trivelle d’Italia: colpo di coda e di mano del Governo Monti”), che non punta concretamente sulle rinnovabili affermando una riduzione della quota di carbone nel mix energetico assolutamente smentita dai fatti. Tutto questo mentre uffici e le commissioni tecniche competenti del Ministero dell’Ambiente rilasciano con disinvoltura pareri di valutazione di impatto ambientali positivi che consentono di costruire nuove centrali a carbone come quella di Saline Joniche, o riconvertirne di esistenti come quella di Porto Tolle, o ampliarne altre come quella di Vado Ligure pienamente inurbata. Una pianificazione in aperto contrasto con gli obiettivi comunitari e con le strategie di sostenibilità economica, sociale e ambientale che dovrebbero essere proprie di un Paese europeo avanzato. L’associazione ambientalista chiede che si accantonino con decisione i progetti di nuove centrali a carbone, delle quali non c’è alcun bisogno in un sistema elettrico che vede già una notevolissima sovraccapacità termoelettrica, con una capacità addirittura doppia rispetto al massimo picco di domanda mai raggiunto e non certo in questi tempi. Ma il WWF va anche oltre chiedendo di chiudere le centrali a carbone esistenti, a cominciare da quelle a maggiore impatto ambientale. Significativa la dichiarazione di Maria Grazia Midulla Responsabile Clima ed Energia WWF Italia che sostiene che “la politica deve scegliere: o favorisce gli interessi di pochi, o pensa al futuro di tutti in modo strategico, puntando sull’energia rinnovabile e sull’economia de carbonizzata, il mondo si mobilita contro il carbone. La rivoluzione rinnovabile sta succedendo qui e ora, la popolazione mondiale lo sa e alza la voce per chiedere ai governi di tutto il mondo di mandare in pensione la fonte di energia più pericolosa per il clima e la salute e puntare su fonti rinnovabili, reti intelligenti ed efficienza energetica”. Sempre secondo la Midulla con le scelte governative non si attua la sicurezza energetica italiana, bensì la volontà di preservare rendite di posizione di colossi dell’energia che si rifiutano di fare i conti col futuro, sfruttando la totale mancanza di un piano energetico nazionale che manca oramai da oltre 25 anni ed una navigazione energetica fatta esclusivamente “a vista”. In tutto il mondo lo sviluppo delle energie rinnovabili è esponenziale e molti Paesi, Germania in testa, stanno affrontando i problemi della transizione; l’offerta di energia elettrica prodotta con la combustione dei combustibili fossili è già sovrabbondante. Insistere col carbone, il combustibile fossile a maggiore impatto sulla salute, sul clima e sull’ambiente è miope, antistorico e soprattutto non fa l’interesse del nostro paese. Al riguardo l’associazione rileva come anche i filtri più sofisticati presenti negli impianti di ultima generazione consentono l’emissione di una quantità di polveri sottili 71 volte superiori a quelle di una centrale a ciclo combinato a gas, mentre sono totalmente inefficaci per il particolato sottile (< 2,5 micron), quello più pericoloso per l’uomo. Per non parlare poi di metalli pesanti come il mercurio, sostanza altamente nociva con effetti non solo mutageni, inducendo sindromi in esseri viventi, ma anche teratogeni, che si innescano cioè fino dallo sviluppo fetale degli embrioni umani. Una cosa che mi preme aggiungere, e credo non certo di poco conto, è costituita dal fatto che il carbone oggi utilizzato nei 13 grandi impianti a carbone eserciti attualmente in Italia, sia assolutamente di origine “transoceanica”, con provenienze come Venezuela, Cina, Sudafrica, Indonesia, solo per citarne alcune.

Non posso non inserire in questo post un meraviglioso brano musicale che è un pò il simbolo della mia giovinezza e che mi accompagnerà per tutta la vita, oltre che l’autentico inno al mestiere più duro al mondo, composto ed eseguito da uno dei gruppi che ha fatto la storia della musica italiana come i leggendari New Trolls. Grazie a Vittorio, Nico e Giorgio per questa perla che da oltre 40 anni spiega come poche, in forma artistica, la vita, il sudore450px-Monument_dédié_aux_victimes_de_Bois_du_Cazier ed il sangue dei minatori nelle miniere di carbone. Un tributo lasciato pesantemente dal popolo italiano anche fuori confine come la mattina dell’8 agosto 1956 (anno in cui sono nato) in una miniera di carbone, denominata “Bois du Cazier”, a Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio (nella foto a destra il monumento alle vittime), recentemente inserita tra i patrimoni dell’Unesco, e dove trovarono la morte 262 minatori, molti dei quali italiani, su un totale di 274 presenti nella miniera. Si tratta del terzo disastro minerario nella storia dei minatori italiani emigrati, dopo quello di Monongah e il disastro di Dawson nelle miniere di carbone degli Stati Uniti. Nel video che accompagna lo splendido brano dei mitici New Trolls anche alcuni fotogrammi di quel tragico 8 agosto 1956 a Marcinelle.

  • NEW TROLLS “UNA  MINIERA” 1969 – AUTORI: Giorgio D’Adamo – Vittorio De Scalzi – Nico Di Palo 

TESTO:

Le case le pietre ed il carbone dipingeva di nero il mondo
Il sole nasceva ma io non lo vedevo mai laggiù era buio
Nessuno parlava solo il rumore di una pala che scava che scava
Le mani la fronte hanno il sudore di chi muore
Negli occhi nel cuore c’è un vuoto grande più del mare
Ritorna alla mente il viso caro di chi spera
Questa sera come tante in un ritorno.

Tu quando tornavo eri felice
Di rivedere le mie mani
Nere di fumo bianche d’amore.

Ma un’alba più nera mentre il paese si risveglia
Un sordo fragore ferma il respiro di chi è fuori
Paura terrore sul viso caro di chi spera
Questa sera come tante in un ritorno.

Io non ritornavo e tu piangevi
E non poteva il mio sorriso
Togliere il pianto dal tuo bel viso.
Tu quando tornavo eri felice
Di rivedere le mie mani
Nere di fumo bianche d’amore.

Sauro Secci

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