Dopo le discutibili mosse di Zanonato le buone intenzioni del Ministro Orlando

andrea-orlando-ministro-2Dopo le discutibilissime mosse del Ministro Zanonato, che la settimana scorsa ha partorito una nuova scure con la Robin Tax per le PMI delle rinnovabili e un nuovo sontuoso aiuto agli inceneritori che si inserisce nella lunga saga tutta italiana che ci accompagna da oltre 20 anni dal provvedimento CIP6/92, una voce di segno diverso arriva dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando nella sua audizione al Senato dell’altro ieri (scaricabile in calce al post), che illustrando i punti fondamentali di azioni del suo dicastero in materia ha enfatizzato il ruolo delle energie rinnovabili. Punti fondamentali dell’audizione del Ministro:

  • una riforma degli incentivi per le fonti rinnovabili, rispettosa del ruolo assolutamente strategico del settore, dovrà “fermare un settore strategico”;
  • sostegno alla generazione distribuita promuovendo SEU e accumuli;
  • stabilizzare le detrazioni per l’efficienza energetica.

Tra le altre questioni affrontate Il Ministro Orlando ha ricordato il mandato affidatogli congiuntamente al piuttosto “dubbio” Ministro Zanonato in occasione dell’approvazione del “decreto del Fare” (speriamo sia del “fare bene”) ad effettuare una riforma al sistema degli incentivi, ricevuto in occasione dell’approvazione del ‘decreto Fare’: Secondo Orlando, una tale riforma “non dovrà assolutamente rischiare di fermare un settore strategico per il futuro come sta già purtroppo accadendo, con il rischio di perdere ulteriori posti di lavoro. Ci vuole il giusto sostegno alla filiera italiana delle rinnovabili, forte di esperienze di punta come il solare termodinamico e di imprese che affrontano i mercati internazionali”.
Forte richiamo nel discorso anche per la promozione di una “culturaautoconsumo dell’autoconsumo” necessario presupposto per rinforzare ulteriormente la migrazione verso un modello energetico distribuito: “Dobbiamo puntare su un modello di generazione distribuita, che rafforzi la capacità di autoproduzione sorretta da una rete di distribuzione intelligente, in modo da aumentare veramente l’autonomia energetica. Un grande ruolo lo può svolgere la ricerca: c’è un universo parallelo, molto avanzato e internazionalmente riconosciuto nel nostro Paese che contribuisce attraverso il ruolo delle Università (Scuola Normale Superiore, IIT, Sant’Anna, Politecnici), del CNR, dell’Enea a definire nuove opportunità divalorizzazione della produzione e della conservazione di energie rinnovabili e della distribuzione più equa e intelligente nel Paese.”. A tutto ciò, secondo il Ministro “Dobbiamo poi saper costruire le condizioni per rendere possibile e anzi avvicinare lo sviluppo delle rinnovabili senza incentivi, uno scenario realistico in tempi brevi a patto che si provveda con la semplificazione necessaria, dando un quadro di regole uniformi nel territorio nazionale e stabile nel tempo e sostenendo misure come i sistemi efficienti di utenza e promuovendo i sistemi di accumulo.” Mi soffermo su quest’ultimo tema, legittimamente sollevato dal Ministro Orlando, dopo gli i secondo me aberranti ed inqualificabili tentativi fatti dalla AEEG verso il governo per rimuovere il fondamentale decreto del 2008 che ha istituito i vari assetti delle reti private di utenza (vedi post “AEEG sempre poù sconcertante sugli oneri sull’autoconsumo”). Richiami importanti nel discorso del Ministro anche sull’efficienza energetica con la detrazione fiscale del 65% confermata fino a dicembre 2013 che secondo Orlando “si dovrebbe rendere strutturale e rimodulare opportunamente per evitare sbilanciamenti con il Conto Termico e con quelle fonti rinnovabili che devono lavorare in sinergia con l’efficienza energetica. Tale detrazione”.
Una annotazione importante che sul tema della cosiddetta fiscalità ecologica: “Gli Stati Generali per la Green Economy, riunitisi lo scorso novembre a Rimini, hanno utilmente proposto numerose iniziative. Fra quelle che mi riservo di portare al più presto alla vostra attenzione è la delega per la riforma della fiscalità ambientale, naufragata sul finale della scorsa legislatura. La riforma dovrà assicurare, a parità di gettito, un trasferimento di oneri dal lavoro e dagli investimenti alla produzione e consumo di beni e servizi ambientalmente dannosi e, ove esistenti, la rimozione di sussidi ad attività impattanti, a favore di tecnologie più efficienti dal punto di vista ambientale”.
Alcuni richiami infine, e non potevano mancare, sulla necessità di adattarsi al clima che cambia: “Nella Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo di cui pochi giorni fa ho discusso con i miei colleghi al Consiglio europeo sull’Ambiente di Lussemburgo, vengono tracciati gli elementi fondamentali per una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici”. Al riguardo, è stato valutato il costo minimo del mancato adattamento per tutta l’Unione Europea che partirebbe da 100 miliardi di euro nel 2012 per raggiungere i 250 miliardi nel 2050. Secondo Orlando “L’Italia, deve rafforzare il proprio ruolo nell’ambito della cooperazione internazionale e dare seguito a Rio +20, deve affermare il suo ruolo nello sviluppo delle tecnologie pulite, creando anche opportunità per le nostre imprese operanti in tale settore sui mercati internazionali”. Dichiarazioni di intenti quelle del Ministro dell’ambiente sicuramente impegnative e che richiedono azioni rapide ed efficaci, che però, almeno al momento non palesano quel coordinamento e quella coerenza necessarie, valutando le discutibili azioni sin qui svolta dal Ministro dello Sviluppo Economico: speriamo bene!

Sauro Secci

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