“Quella sporca dozzina”: un trentennio con 12 grandi reati ambientali in cerca d’autore

TEPCO detects high levels of radioactive material in groundwater at Fukushima Daiichi nuclear power plantCon questo titolo di post, a cavallo tra la cinematografia e Pirandello, voglio portare all’attenzione del cittadino che si imbatte nel mio blog, 12 grandi disastri ambientali dell’ultimo trentennio che attendono ancora giustizia. Bhopal (India) 1984, Chernobyl (Bielorussia) 1986, Golfo del Messico 2010, Fukushima 2011 (Giappone) solo alcuni della “sporca dozzina” dei grandi disastri ambientali che sono rimasti, di fatto, del tutto impuniti con risarcimenti irrisori o addirittura assenti per gli ingenti danni arrecati e nessun colpevole assicurato alla giustizia. Su questa traccia si è mossa la ”Fondazione Sejf ONLUS”, che proprio per porre fine a questa situazione ha presentato il dossier la  “Sporca Dozzina” nel corso di un convegno tenutosi a Venezia il 21 giugno che ha visto riuniti istituzioni, legislatori, politici ed esperti del settore, dove ha deciso di accendere i riflettori sui maggiori casi di giustizia negata in ambito ambientale degli ultimi 30 anni. Nel dossier la Fondazione si è concentrata proprio sui “12 ecocidi” ancora impuniti, per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare i decisori politici sulla forte ed improcrastinabile necessità di creare una legislazione ambientale internazionale decisamente più efficace dell’attuale. Sono anni che la Fondazione Sejf si batte per l’estensione delle competenze della Corte penale internazionale dell’Aja ai reati ambientali, affinchè possano essere giudicati come crimini contro l’umanità, attraverso l’istituzione di un apposito Tribunale europeo dell’Ambiente, per l’applicazione omogenea delle pene tutto il territorio dell’Unione Europea.
Ma passiamo adesso in rassegna queste tremende, orribili 12 tappe distribuite nell’ultimo scellerato trentennio su tutto il pianeta (un autentico giro del mondo delle scelleratezze umane), approfondite dal Dossier della Fondazione Sejf:

  • KIRIBATI E MALDIVE: Oltre 350.000 abitanti sono minacciati dall’innalzamento dell’oceano dovuto ai cambiamenti climatici: tale situazione ha di fatto creato una nuova categoria di rifugiato: il “rifugiato climatico”;
  • CANADA: Considerata l’attività industriale più dannosa del mondo, lo sfruttamento delle sabbie bituminose dell’Alberta, in cui sono contenuti due trilioni di barili di petrolio, sta distruggendo una regione grande quanto la Florida e minacciando le popolazioni locali. Un tema ad alitssimo impatto ambientale quello delle risorse, petrolio e gas non convenzionali che ho trattato recentemente nel post “La follia dei giacimenti di gas non convenzionale: ci provano anche in Europa”.
  • NIGERIA: A causa dell’estrazione di petrolio nell’area del delta del Niger, effettuata bruciando il gas che fuoriesce dai pozzi petroliferi, le popolazioni locali e gli ecosistemi subiscono da decenni effetti devastanti.
  • INDONESIA: con le multinazionali che producono carta sotto accusa per il saccheggio delle foreste pluviali del Paese, autentico bacino di biodiversità planetaria ospitando il 12% dei mammiferi, il 15% dei rettili e il 17% degli uccelli del pianeta, che stanno scomparendo- A tutto ciò, aggiungo io, la devastazione provocata dalle speculazioni internazionali sull’olio di palma, che vedono una delle più grosse concentrazioni di autentico saccheggio proprio nell’arcipelago indonesiano (vedi post “biocarburanti e cambiamenti climatici: il virus olio di palma”).
  • GIAPPONE: l’11 marzo 2011 lo tsunami provocato dal terremoto di magnitudo 9 ha causato l’incidente al reattore 1 della centrale di Fukushima e la fusione del nocciolo nei reattori 2 e 3 con 110.000 persone evacuate nel raggio di 30 chilometri ed oltre in cui ancora oggi 21.000 persone vivono fuori dalle loro abitazioni (vedi post “Scorie Infinite”).
  • GOLFO DEL MESSICO: il 20 aprile 2012 un’esplosione a bordo della piattaformafoto1 petrolifera “Deepwater Horizon” della BP ha causato 11 morti tra gli operatori della piattaforma e lo sversamento a mare di centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio. I danni per la salute della popolazione, per l’economia locale e per gli ecosistemi sono assolutamente incalcolabili. Recentemente la UE sta definendo una normativa molto più stringente sulle prospezioni petrolifere off-shore di cui ho parlato in un recente post “UE: regole più severe per le perforazioni petrolifere a mare”.
  • ROMANIA: Il 31 gennaio 2000 un’onda di cianuro proveniente dalla miniera d’oro Esmeralda, ad Aurol, è arrivata alla foce del fiume blu, la più grande zona umida d’Europa, viaggiando ad una velocità di cinque chilometri orari. Secondo la società rumeno-australiana detentrice della miniera Esmeralda, il fenomeno sarebbe stato causato dal disgelo, che avrebbe fatto tracimare una diga. Dopo il sopraggiunto fallimento della società, nessuno ha mai pagato nemmeno un euro per il disastro.
  • ECUADOR: nel 1993 durante le operazioni di esplorazione e sfruttamento delle risorse petrolifere nell’area del Lago Agrio, la multinazionale Chevron-Texaco ha inquinato oltre 2 milioni di ettari, contaminando la foresta amazzonica, riversando 60 miliardi di litri di reflui tossici nell’acqua utilizzata dalle popolazioni locali.
  • MAR LIGURE: il 14 aprile 1991 la superpetroliera Haven affondata a largo di Haven 2-incendioArenzano, nei pressi di Genova, ha causato la morte di 5 uomini dell’equipaggio e lo sversamento sui fondali del Mar Ligure di oltre 134 mila tonnellate di petrolio.
  • BIELORUSSIA: il 26 aprile 1986 si verificò il terribile incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Si sprigionarono nubi radioattive che raggiunsero ben 20 paesi. La tragedia provocò nell’arco degli anni più di un milione e settecentomila sfollati ed un ampia gamma di gravi patologie, come tumori alla tiroide, emoblastosi, neoplasie maligne e mutamenti genetici. Le cause furono indicate genericamente in gravi mancanze da parte del personale (una interpretazione sicuramente limitativa).
  • ARGENTINA: Ad essere sotto accusa è la montagna di 30.000 tonnellate di piombo, residuo delle lavorazioni dell’impianto di Huasi, chiuso negli anni ’80. L’81% della popolazione infantile di Abra Pampa è esposta ai danni derivanti dal piombo, metallo pesante autentico killer dell’uomo e degli ecosistemi.
  • INDIA: nel 1984 a Bhopal si sprigionò una nube tossica di isocianato di metile dallo Time_Bhopalstablimento della Union Carbide, specializzato nella produzione di pesticidi (il famigerato DDT). La nube uccise in breve tempo, come fossero insetti, oltre 2.259 persone, avvelenandone altre decine di migliaia. Le famiglie delle vittime ricevettero come risarcimento l’equivalente di 500 euro.

Un giro del mondo davvero incredibile della cupidigia umana, che devasta, spesso senza nessuna regola, comunità locali, sradicandole completamente dalla loro terra, oppure in altri casi, provocando danni assolutamente inestimabili in ecosistemi fondamentali come gli oceani o grandi aste fluviali. La mia grande passione per quell’immenso artista, mio coetaneo, che risponde al nome di Marco Paolini mi riporta ad una di queste dodici tappe del dolore, nella città di Bophal, in India nel 1984. Un ora spesa bene nel video dello spettacolo del grande artista veneto diviso in quattro parti, per chi se lo fosse perso, anche se fa tanto male all’anima vedere la natura umana sprofondare negli abissi del male, cimentarsi in incredibili e disivolte eocnomie di gestione dell’impianto in perdita economica, in barba assoluta alla vita umana ed a quella disgraziata comunità.

La Union Carbide e la strage di Bhopal – Marco Paolini (1 di 4)

La Union Carbide e la strage di Bhopal – Marco Paolini (2 di 4)

La Union Carbide e la strage di Bhopal – Marco Paolini (3 di 4)

La Union Carbide e la strage di Bhopal – Marco Paolini (4 di 4)

Sauro Secci

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