Auto elettrica, car sharing, “il logorio della vita moderna” e l’amaro Cynar: un pioniere e una storia da raccontare

cynar_b1--180x140Inutile dire che il titolo di questo post è quantomeno intrigante, dal momento che la connessione tra sistemi di car sharing, mobilità sostenibile ed un noto amaro, simbolo degli anni ’70, nel pieno del boom economico, come il Cynar non è senza dubbio ne intuitiva ne tantomeno banale. Si tratta ancora una volta della creatività italiana che ci mette lo zampino. Sono infatti davvero tantissime le idee che sono partite da questo sempre più incredibile paese, che non riesce quasi mai a trarre forza dalle sue altrettanto incredibili potenzialità creative. La storia che mi accingo a raccontare è proprio quella di Angelo Dalle Molle (foto sopra) imprenditore e filantropo padre del Cynar, il liquore a base di foglie di carciofo la cui prima bottiglia fu prodotta nel 1952. Si trattava dell’amaro «contro il logorio della vita moderna» che deve la sua fama alcynar Carosello del grande attore Ernesto Calindri seduto in mezzo al traffico cittadino mentre sorseggia il suo alcolico preferito. Un imprenditore Dalle Molle, facoltoso quanto carismatico, dai mille interessi e dalle mille risorse, convinto assertore che il progresso scientifico dovesse essere al servizio dell’uomo ed fortemente affascinato dagli albori dell’informatica, che secondo lui avrebbe potuto “fornire strumenti potenti e flessibili per la riorganizzazione della vita in una direzione più umana”. Proprio negli anni ’70, dopo la creazione della Fondazione dalle Molle, attiva nello studio dei sistemi di intelligenza artificiale ed ancora oggi operativa a 11 anni dalla scomparsa dell’imprenditore veneziano, lo stesso imprenditore fondò anche, nella bellissima villa palladiana di sua proprietà di Vigonza sulla Riviera del Brenta, il Centro Studi della Barbariga. Il Centro Studi si proponeva “di trovare il modo di superare i metodi produttivi che deresponsabilizzano l’operaio sterilizzandone lo spirito” puntando il dito sullo sgretolamento dell’informazione lungo la catena produttiva, la moltiplicazione delle funzioni primarie e in fin dei conti l’incapacità del sistema di valorizzare le potenzialità individuali. La nuova pgelogostruttura di ricerca attirò molti intellettuali e scienziati, che lavorarono per dare risposte importanti alla congestione delle aree urbane, già allora insostenibili, e da una sua costola della struttura nacque la PGE (Progetti Gestioni Ecologiche) con il logo nella immagine di destra dove campeggia uno scoiattolo. Dalla sua nascita sino ai primissimi anni Novanta, la PGE ha omologato ben cinque tipi di veicoli elettrici abbracciando un ambito diversificato di mezzi di trasporto: 

  • 2/3P;
  • Taxi;
  • Taxi merci;
  • Van;
  • Van8  (foto seguente) e Van8 ambulanza,

PGE_van8costruendo in una dependance della villa adeguatamente ristrutturata quasi duecento veicoli e partecipando a “Progetti finalizzati al trasporto elettrico” in collaborazione con Fiat, Enel, Agip e con l’Università di Bruxelles.
Due le città italiane che furono oggetto di sperimentazione, Padova e Milano, dove vennero costruite anche stazioni ricarica campione. L’idea del Dalle Molle non prevedeva però la costruzione di migliaia e migliaia di esemplari necessari per dotare l’intera rete di questo sistema, ma bensì prototipare il meccanismo, per cedere poi ad una grande azienda o municipalità interessata l’intero pacchetto. L’innovativo e futuristico sistema “Rent and Run” concepito da Angelo Dalle Molle prevedeva dei parcheggi scambiatori automatizzati e computerizzati per la condivisione di veicoli elettrici. Purtroppo l’iniziativa non ebbe i riscontri attesi e la produzione dei veicoli PGE fu interrotta con una cinquantina delle prime vetturette prodotte che vennero vendute ad ENEL, mentre alcune decine collocate in pge-auto-elettrica-cynar-angelo-dalle-molle-116Belgio, Inghilterra e negli Stati Uniti. Grazie al Museo Bonfanti Vimar, è stato possibile vedere una superstite di questa  tanto geniale quanto troppo avanguardistica idea; si tratta di una vetturetta due posti denominata “Green” (foto a sinistra) molto alta e larga, di circa 400 Kg di peso senza batterie e caratterizzata da una linea squadrata, che ricorda un po’ la Panda, e un po’ la Mini 90/120 degli anni ’70, capace di ospitare comodamente due persone, con un bagagliaio limitato dal contenitore delle batterie, comunque onorevole di tale nome. Molta la componentistica presente di produzione Fiat. A livello di prestazioni purtroppo, non sonoZagato_Zele_01 state reperite molte informazioni circa autonomia e velocità. Fu infatti proprio durante la prima grande crisi petrolifera del 1973-1974 legata alla guerra del Kippur che vide fronteggiarsi arabi e israeliani, che quelli della mia età (avevo 18 anni allora), si ricordano bene, per le famose domeniche “a targhe alterne”, quando si videro sulle strade anche altre vetturette elettriche come la Zagato Zele (foto a desta).

Una storia anche questa, che dimostra ancora una volta come l’approccio preventivo, soprattutto in Italia, non faccia parte assolutamente del DNA dei nostri decisori. Come infatti succede nell’ambito dei disastri climatici (vedi post “Rapporto OCSE: politica ambientale in Italia solo in emergenza”), le idee come quella di Dalle Molle fortemente orientate al futuro non sfondano, venendo riprese solo quando si è creata una situazione di emergenza dovuta proprio alla precedente mancanza di lungimiranza, ed il caso del progetto TOTEM predisposto dall’ingegner Palazzetti, del Centro Ricerche FIAT proprio in quegli anni, è lì a dimostrarcelo (vedi post “Volkswagen, la “microcogenerazione a stormo” e quel Totem Fiat”).
Tornando al sistema “Rent and Run”, la cosa impressionante del progetto di Dalle Molle (scomparso nel 2002 a 93 anni, dopo avere sposato tre anni prima una donna di 40 anni più giovane e lasciando una favolosa eredità contesa nelle aule giudiziarie ) era però il concetto, insito anche nel nome, allora estremamente innovativo di parcheggi scambiatori automatizzati e computerizzati e del veicolo in condivisione in un periodo in cui l’auto era uno status ed una “proprietà” per antonomasia. Pensare solamente allora di arrivare in un grande parcheggio scambiatore dove l’automobilista può lasciare la propria vettura, digitare su un sistema computerizzato la richiesta del tipo di veicolo elettrico adeguato alla propria esigenza del momento (due posti, tre posti, furgone ecc.) ed inserire una carta di credito con il display sul quale appare il numero della vettura disponibile ed un cassettino che esce offrendoti le chiavi del mezzo richiesto, tenendo anche conto dell’esemplare di quella tipologia con il maggiore livello di carica delle batterie, togliendo all’utente ogni altra preoccupazione. A questo punto basta staccare la spina dalla colonnina di ricarica e partire per le proprie commissioni in centro città. Al ritorno si rende l’auto elettrica e si ritorna sulla propria macchina. Incredibile pensare che ciò sia stato pensato 40 anni fa e non in uno dei molti progetti di car sharing che le grandi municipalità o case automobilistiche stanno cercando di implementare in questo periodo. Un omaggio doveroso a questo grandissimo precursore di ciò che oggi si va materializzando all’interno dei progetti di mobilità sostenibile in chiave “smart cities”. Ci fosse stato in quel tempo qualche amministratore illuminato che si fosse preso carico di portare avanti quel progetto avrebbe probabilmente potuto determinare esperienze davvero interessanti.

Sauro Secci

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6 risposte a Auto elettrica, car sharing, “il logorio della vita moderna” e l’amaro Cynar: un pioniere e una storia da raccontare

  1. Silvia ha detto:

    Grazie Sauro di averci raccontato questa bella storia. Sebbene da essa emerga, insieme all’ennesimo esempio della genialità di matrice italica, anche la rinomata limitatezza del pensiero politico e strategico nel nostro Paese. (a cui concedo ancora la maiuscola, ma proprio per gentile concessione)

  2. Hotel Szczecin ha detto:

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  4. Pingback: Sharing Economy: quando la crisi aguzza l’ingegno | L'ippocampo

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