“Verrua Senza Fili”, piccoli comuni crescono in rete verso la domotica e il risparmio energetico grazie al Politecnico di Torino

wi-fiNel mondo globalizzato che stiamo vivendo, l’accesso alle informazioni, in tutte le sua diverse connotazioni, diventa una esigenza essenziale che si avvicina oramai ad altri servizi essenziali come gli accessi alla risorsa idrica o all’energia elettrica, che sta vivendo proprio in questi anni una autentica rivoluzione. Proprio in questi giorni ho avuto modo di parlare dell’incredibile “folle progetto”, non ha caso denominato “Loon”, appena varato da Google, che si prefigge di portare Internet su tutto il globo attraverso l’uso di palloni lanciati diffusamente nell’atmosfera (vedi post “Progetto Loon: Internet ovunque grazie al “folle progetto” di Google”). Un problema, come dicevo, di dimensioni planetarie, ma ancora enorme proprio nel nostro paese, che dopo una liberalizzazione del settore delle comunicazioni che ha consentito al concessionario unico antecedente, di lasciare una buona parte d’Italia esclusa dall’accesso veloce alla rete internet, con tante cittadine, paesi ed intere comunità escluse. Tutto questo anche se è pur vero che la cosiddetta “banda larga”, intessa sulla base della evoluzione tecnologica attuale, a partire da un valore minimo di soglia di 1,2 megabit/sec, non è contemplata tra i servizi obbligatori alla cittadinanza né dalla legislazione italiana né da quella europea. Si tratta di una situazione che vede il nostro territorio, con circa 10 milioni di cittadini esclusi dal servizio, nettamente al di sotto della media europea, con il Regno Unito coperto al 95%, la Francia al 90%, etc., che ci pone un una posizione di arretratezza che ha determinato anche una delle tante ammonizioni da parte dell’Unione europea, per oramai alta strategicità che riguarda la competitività delle imprese al pari della costruzione di infrastrutture viarie autostradali e ferroviarie, per non parlare della ricerca scientifica, che lavora su grandi moli di dati e utilizza Internet anche come per incrementare potenza di calcolo, oltre che per lo scambio di informazioni. Per questo è stato coniato anche il termine “digital-divide” o, in italiano “divario digitale” esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, con aspetti davvero rilevanti non solo per i singoli cittadini ma anche e soprattutto per imprese ed attività commerciali, come dicevamo, che si trovano davvero con svantaggi ed handicapp ogni giorno più rilevanti. In questi anni la risposta è stata spesso affidata a tanti piccoli provider locali, con infrastrutture più o meno precarie, che, in modalità wireless hanno permesso in qualche modo di ridurre il divario per tante piccole realtà. Le tecnologie attualmente disponibili in Italia, alternative al cavo, sono la connessione unidirezionale via satellite e le connessioni Umts tramite modem Usb o cellulare, con costi variabili tra i 25 e i 40 euro al mese, ma con un livello di servizio assolutamente non paragonabile a quello della banda larga via cavo. Secondo i ricercatori del Politecnico di Torino, Laboratorio IXem-Lab, la soluzione del problema, nei paesi più arretrati tecnologicamente, può giungere dal wifi. E ne hanno dato una prima dimostrazione pratica a luglio 2006, realizzando una rete wi-fi a banda larga a Verrua Savoia, piccolo Comune in provincia di Torino, con 1.400 abitanti, oltre il 50% dei quali sopra i 65 anni.

Interessante, davvero ben riuscita ed andata ben oltre il semplice accesso veloce alla rete Internet è una esperienza di ricerca applicata basata sulla tecnologia wi-fi, iniziata nel 2006, avvenuta in un piccolo comune di 1.400 abitanti, oltre il 50% dei quali sopra i 65Rocca_di_Verrua_Savoia anni, in provincia di Torino, il bellissimo borgo di Verrua Savoia sovrastato da una antica fortezza (vedi foto a destra), che consente agli abitanti del paese di per collegarsi a internet ad alta velocità, gratuitamente, senza limiti di tempo e superando le difficoltà legate alla particolare morfologia del territorio montano. Si tratta del progetto “Verrua Senza Fili“, gestito dal Politecnico di Torino con la collaborazione del Consorzio Top-Ix, su incarico dell’amministrazione comunale, che ha realizzato e sta gestendo l’attività sperimentale sul territorio, basato sull’utilizzo di apparati di comunicazione a basso costo che consentono alte performance di banda su distanze medio lunghe arrivando fino a 70 Mb/s su 30 km. Si tratta di apparati che hanno reso possibile realizzare una rete wireless molto capillare e strutturata, su un esteso territorio collinare e pedemontano di circa 32 km2, sicuramente avverso alla propagazione delle onde radio, arrivando a coprire integralmente il territorio comunale.
trincheroUn progetto a “filiera corta”, la realizzazione di questo network wireless rurale, gestito dal Laboratorio iXem del Politecnico di Torino con il coordinamento del Prof. Daniele Trinchero (foto a sinistra), impegnato da anni nello studio di soluzioni per garantire il collegamento ad internet a banda larga anche nei territori più difficili e remoti con tecnologie a basso costo, con le sperimentazioni da record del collegamento dalla Capanna Margherita sul Monte Rosa nel 2007 e realizzazione di reti senza fili in Africa e nella Foresta Amazzonica.
L’ingegner Trinchero spiega che “L’idea è partita da un decreto emanato a ottobre 2005 dal Ministero delle Comunicazioni, che dava ai piccoli provider la possibilità di utilizzare i collegamenti wi-fi, (già presenti in aeroporti, alberghi, centri commerciali), per la realizzazione di coperture territoriali limitate. Così abbiamo pensato di sperimentare un wi-fi “potenziato”, che funzionasse anche all’aperto, e di applicarlo a un Comune ancora privo di collegamenti a banda larga”. Il team ha lavorato alcuni mesi all’iniziativa, d’intesa con l’amministrazione comunale, progettando la rete su carta e realizzandola poi sul territorio, attraverso l’installazione di antenne riceventi e trasmittenti.
L’architettura del sistema è basata su di una stazione trasmittente, potenziata rispetto ai normali hotspot, cioè ai punti di accesso collocati nei piccoli ambienti, in modo da sopportare un traffico più consistente di dati, che garantisce il collegamento Internet in un raggio di 3 chilometri quadrati. L’utente, fa domanda di connessione al Comune e integrare il pc con una scheda di rete che si collega a una piccola antenna ricevente collocata sul tetto della casa. Il costo maggiore, seppure contenuto, è per l’antenna da installare a casa: varia a seconda delle prestazioni. Si va dal modello base, 75 euro, fino ai 250 euro per chi desidera condividere la connessione tra diversi computer, con la possibilità di farne ameno . Ma chi ha la fortuna di vivere vicino ai ripetitori può anche farne a meno. Una rete comunale composta da 8 reti wi-fi e hiperlan con altrettanti punti di accesso.
Ma la cosa più bella di questa esperienza, che nel frattempo è stata raccolta da molti altri comuni italiani, in Friuli, nelle Marche, in Campania, in Liguria è che è adesso entrata nella fase 2, con l’evoluzione di “Verrua senza fili” in “Verrua domotica”. Si tratta di un serviziodomotica altamente innovativo che rende possibile, per gli abitanti del piccolo centro anche l’integrazione, sulla architettura realizzata, di procedure per il risparmio energetico e per il controllo e l’automazione della propria casa con il collegamento in rete ad alta velocità, di fatto il primo esperimento domotico su scala cittadina tentato in Italia. Molti gli ambiti di intervento a partire dalla assistenza a distanza degli anziani (vista anche la composizione degli abitanti del comune), alla gestione da remoto degli elettrodomestici, alla gestione degli allarmi, alla videosorveglianza, alla irrigazione del giardino, la gestione degli animali domestici, tutti rigorosamente in chiave “smart”, per alcuni dei quali, è stata sviluppata anche una specifica sensoristica, spesso riciclando e adattando vecchi dispositivi in disuso. Sicuramente una sperimentazione che sta offrendo grandissimi vantaggi in termini economici e ambientali derivanti dalla gestione ottimizzata delle abitazioni alle “cavie tecnologiche”, ritornando nel contempo ai ricercatori torinesi, una notevole mole di informazioni, che renderà possibile ottimizzare ulteriormente le procedure di gestione domotica.
L’ingegner Trinchero, Direttore iXem Labs del Politecnico, tiene a precisare che “Generalmente la banda larga si sviluppa dove esiste un potenziale commerciale significativo: noi proponiamo tecnologie a basso costo, ma soprattutto misurate sulle reali esigenze del territorio. In più sono progettate e realizzate insieme a chi poi dovrà utilizzare il servizio e mantenere le piattaforme, sviluppando sul posto le applicazioni. Questo fa sì che le realizzazioni siano sostenibili, durevoli e estendibili su grandi scale”.
A seguire un breve servizio della rubrica Pixel del TG3 che parla dell’esperienza piemontese.

Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Etica e Sostenibilità e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Verrua Senza Fili”, piccoli comuni crescono in rete verso la domotica e il risparmio energetico grazie al Politecnico di Torino

  1. Pingback: “Verrua Senza Fili”, piccoli comuni crescono in rete verso la domotica e il risparmio energetico grazie al Politecnico di Torino | barbaror

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...