Estrazione shale-gas (gas non convenzionale) e consumo di acqua: apoteosi di insostenibilità

Shale-gasextractionCon le risorse fossili ad estrazione diretta, come il petroli, che da tempo hanno superato il loro picco estrattivo (vedi post “Stiamo raschiando il fondo del barile….”) , gli appetiti insaziabili degli operatori fossili si vanno sempre più concentrando su risorse sempre più impervie da raggiungere e dall’altissimo, ulteriore impatto ambientale come sabbie e scisti bituminosi particolarmente presenti nell’area tra USA e Canada, dove, proprio dagli scisti si estrae il cosidetto “shale gas”, o gas non convenzionale del quale abbiamo parlato recentemente in un post “La follia dei giacimenti di gas non convenzionale: ci provano anche in Europa”. Ma è proprio su questo tema, ora che gli appetiti dei detentori della tecnologia di fracking canadesi e statunitensi, di frantumazione delle rocce porose di profondità definite shale-gas-germania-610x425rocce di scisto, presenti nelle viscere della terra e dalle quali viene gas di scisto (Shale gas), si sono spostati anche in Europa (in Polonia, area più vocata, via Italia immagine a destra), che vorrei tornare per un ulteriore specifico ulteriore e negativo impatto. Infatti, uno dei maggiori impatti, e non c’è che l’imbarazzo della scelta, di questa nuova ulteriore “follia umana” in tempo di crisi, è proprio il grandissimo fabbisogno di acqua che è richiesto dalla complessa tecnologia estrattiva. Come sappiamo l’acqua è una risorsa sempre più scarsa, che riveste un ruolo sempre più critico e cruciale nei processi di sviluppo sostenibile del pianeta, ancor di più nei paesi in via di sviluppo, includendo anche la salvaguardia ambientale e la possibilità di allargare al maggior numero di persone l’accesso ad una corretta nutrizione.

shale-gas

Lancio con grande piacere, per questo un approfondimento di Mwh, multinazionale di ingegneria e consulenza nel settore dell’acqua, dell’energia, dell’ambiente e delle infrastrutture, con una pluriennale esperienza a livello mondiale nella gestione sostenibile delle risorse idriche e nella riduzione degli impatti ambientali. Tra gli interventi più significativi di Mwh, da ricordare l’impegno decennale nel progetto di espansione del Canale di Panama. Come è noto la corretta gestione delle risorse idriche assume un ruolo importante nei processi industriali, ruolo che diventa assolutamente cruciale e centrale proprio nell’estrazione di gas non convenzionale. Mwh lavora dal 2010 su alcuni siti di estrazione di coal seam gas o Csg (un tipo di gas naturale non convenzionale proveniente da vene carbonifere) in Australia. L’ambito di intervento della società si è concentrato, in particolare, nella progettazione di due impianti di trattamento delle acque di processo correlate alle attività di estrazione dei siti, e lenendo così in termini qualitativi e di riutilizzazione i reflui prodotti dalla lavorazione, i quali sono poi affiancati da 120 ha di bacini di stoccaggio e da una principale stazione di pompaggio. Vedi a seguire un eloquente video che illustra cosa è successo nella cittadina americana di Assumption Parish (New Orleans) dove, vicino ad un sito di estrazione di shale gas, si è aperta una immensa voragine che ha inghiottito 3 ettari della vicina foresta.

Secondo l’esperienza maturata da Mwh infatti, la principale complessità nel processo di estrazione del Csg risiede nelle problematiche legate alla grande quantità di risorse idriche necessarie e al loro successivo trattamento. In questi siti, durante il processo estrattivo, una grande quantità di acqua mista ad agenti chimici viene pompata nella fase di fratturazione e frantumazione idraulica. Circa il 30% della stessa ritorna in superficie nelle successive due settimane, mentre il resto viene recuperato durante le fasi di produzione. La conseguenza di tutto ciò è che l’acqua “di ritorno” deve essere necessariamente trattata con le tecniche più adeguate per minimizzarne l’impatto ambientale.
Si tratta di uno degli aspetti più critici della articolata fase di progettazione delle soluzioni che ha rappresentato una sfida importante per il team di Mwh, composto da oltre 100 professionisti che hanno lavorato in collegamento virtuale da sei Paesi diversi in cinque continenti, sotto il coordinamento dell’ufficio di Brisbane. Il sistema predisposto, prevede l’applicazione di un avanzato sistema di microfiltrazione e osmosi inversa, che consente un trattamento e recupero di quasi il 98% dell’acqua iniettata. L’aspetto più innovativo è sicuramente legato alla possibilità di riutilizzare l’acqua recuperata, che risulta adatta perfino per l’irrigazione. Questo fa sì che venga ridotta la necessità di bacini di stoccaggio e, di conseguenza, l’impatto ambientale dell’impianto estrattivo. La società Mwh Global (www.mwhglobal.com) è una società multidisciplinare leader nel cosiddetto settore “wet infrastructure”, che offre un’ampia gamma di servizi innovativi di consulenza strategica, ingegneria e costruzioni, più volte oggetto di prestigiosi riconoscimenti internazionali. Indubbiamente, aldilà di segnalare con grande piacere tecnologie sempre più sofisticate, come quella accennata che troverebbero applicazione in altre ben più virtuose applicazioni,, l’estrazione dello shale gas rappresenta una tecnica davvero dilaniante ed una grandissima insidia per il pianeta e per le politiche si sostenibilità. Tutto questo anche dal momento che, tali pratiche non risparmiano nessuno dei principali ambiti della biosfera, coinvolgendo oltre ad atmosfera (aria) e litosfera (suolo), anche quel sempre più vulnerabile ambito della idrosfera che si rifà al ciclo dell’acqua.

Sauro Secci

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4 risposte a Estrazione shale-gas (gas non convenzionale) e consumo di acqua: apoteosi di insostenibilità

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