Borgo Ecologico: una eccellenza del riciclaggio nata sulle fondamenta di una antica grande cartiera

borgo_ecologicoQuello del recupero e del riciclaggio di materie prime contenute nei nostri rifiuti rappresenta indubbiamente uno dei temi fondamentali per la sostenibilità delle società moderne avanzate. Un ambito che, proprio per le sue implicazioni profonde con gli stili di vita, richiede operatoti, tecnologie e processi in grado di inserirsi pienamente nella vita delle comunità. Non potevo non fare riferimento per questo, ad una straordinaria esperienza di una azienda emiliana che già per il sito in cui lavora di Lama di Reno, nel comune di Marzabotto, in provincia di Bologna, scenario di una delle più barbare stragi nazifasciste tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, con la morte di ben 1830 persone tra cui intere famiglie e tanti bambini. La storia aziendale a cui mi riferisco è quella della DISMECO (DISmissioni ECOlogiche), che, dopo l’acquisizione di una parte pari a circa 42.000 m2 (la metà dell’intero insediamento), di una storica cartiera della Burgo chiusa alcuni anni fa, con origini addirittura medioevali, autentica archeologia paleo-industriale alle falde del Parco del Monte Sole, vi ha creato un impianto per il recupero dei cosiddetti RAEE, di cui ho parlato proprio nei giorni scorsi relativamente ai pannelli fotovoltaici (vedi post precedente), dal nome davvero suggestivo come “Borgo Ecologico”. Nel sito dell’appennino bolognese, vengono quotidianamente trattati rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) di ogni tipo, costituiti da circa 500 lavatrici, piccoli elettrodomestici, tubi fluorescenti (neon) esausti, etc., recuperati quasi integralmente attraverso processi di recupero altamente innovativi. 
Un idea di azienda rivoluzionaria, in controtendenza rispetto a come l’immaginario collettivo può vedere una azienda di recupero metalli, grazie all’impostazione data dalmaestro-Claudio-Tedeschi Presidente Claudio Tedeschi (al centro nella foto a destra), che sta lavorando per realizzare un luogo bello, con un ambito educativo per i bambini ed un’area dedicata a centro culturale con organizzazione di mostre e laboratori didattici o informativi, integrati dalla ristrutturazione di un immobile storico come l’ex villa Rizzoli, che insiste nell’area e dove potrà sorgere anche un centro polifunzionale che potrà vedere affiancati i ricercatori impegnati al recupero ed alla valorizzazione delle “terre rare” estratte dai RAEE e i visitatori, rappresentati prevalentemente da scolaresche ad apprendere le nuove tecnologie avanzate di recupero quasi integrale. Il concetto di Borgo è poi completato dalla presenza nell’insediamento di produzione di energia da fonti rinnovabili necessari per l’autosufficienza energetica del sito, con impianti fotovoltaici, presto affiancati anche da un impianti geotermici e mini-idro. A completare il Borgo, infine, uno spazio dedicato ad artisti che si esprimono attraverso il riutilizzo di materiali di recupero. Una azienda con connotazioni fortemente innovative, con 3 milioni di euro di fatturato nel 2012, 30 dipendenti di cui ben 4 dedicati alla ricerca e sviluppo alla quale è destinato il 10% del fatturato e ben tre brevetti innovativi per processi avanzati di riciclaggio. Un azienda la DISMECO, nata nel 1977, prima in Italia nella gestione, trattamento, recupero e avvio allo smaltimento di rifiuti elettrici ed elettronici, urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi e che ha abbracciato completamente lo sviluppo e la maturazione delle nuove coscienze ecologiche oltre che l’evoluzione della normativa ambientale, allora agli albori. Ma cerchiamo di capire meglio cosa rendono uniche al mondo, le metodologie di recupero dell’azienda bolognese. Una linea innovativa riguarda, come dicevamo, i cosiddetti “elettrodomestici bianchi”, come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, etc, per i quali è possibile raggiungere percentuali di recupero del 98%. Si tratta di una autentica “linea di smontaggio”, che ribalta il concetto di triturazione diretta degli elettrodomestici, e che prevede la preselezione dei materiali in modo semi-automatico, permettendo così di recuperare completamente, per esempio, il vetro degli oblò delle lavatrici, che, con attraverso la collaborazione con l’Università di Modena, verranno riciclati per il processo di vetrificazione del vicino distretto delle ceramiche di Sassuolo. Stesso procedimento è destinato anche alle parti plastiche, alle schede elettroniche, all’acciaio dei cestelli, alle componenti in alluminio (la puleggia che fa ruotare il cestello) i contrappesi della centrifuga in cemento, i sistemi elettrici (cablaggi, motori, pompe, condensatori elettrolitici), i filtri, ecc. Solo lo “scheletro” metallico delle lavatrici, dopo il completo svuotamento, viene così inviato alle macchine trituratrici, che lo riducono in piccoli pezzi a loro volta recuperati per produrre nuovi materiali metallici e plastici. Lo stesso tipo di approccio riguarda poi le cosiddette “terre rare”, un gruppo di elementi come l’ittrio, il lutezio, il neodimio, il lantanio, sempre più ricercati e meno disponibili in natura, utilizzati proprio in molti RAEE, di sempre maggiore diffusione come cellulari, computer, DVD, etc., per le loro particolari attitudini magnetiche o superconduttive e per le quali il recupero assume una valenza ambientale anche per le impattanti tecnologie estrattive degli stessi materiali. Un mercato, quello delle “terre rare”, saldamente in mano ai cinesi, che tra l’altro ne hanno contingentato le esportazioni, enfatizzando ancora di più la virtuosità del recupero. In sostanza, tutti i materiali in uscita dai processi del sito di trattamento, sono ceduti ad aziende esterne che li impiegano come “materie prime” per la produzione di nuovi manufatti. Un ambito sicuramente da potenziare per il nostro paese, dal momento che sono ancora pochissimi gli impianti come DISMECO, che ha scelto il livello europeo per migliorare ulteriormente il proprio processo anche nell’ambito del recupero di lampade neon e fluorescenti compatte, in collaborazione con l’Università di Goteborg. Come spiega il Presidente Tedeschi, “grazie al progetto “RELIGHT-Sustainable Recycling of Lighting Products”, per esempio , lavoriamo alla realizzazione di macchinari in grado di trattare le lampade fluorescenti in modo da ottenere prodotti di lavorazione, metalli, vetro, polveri fluorescenti, più puri e soprattutto meno contaminati dal mercurio che è presente all’interno delle lampade fluorescenti. Un percorso deciso verso l’obiettivo “Rifiuti Zero”, che può essere perseguito solo, come ha fatto DISMECO, con la sinergia tra ingegneria e ricerca. Per concludere, come dicevo in premessa, è previsto nel “Borgo Ecologico”, uno specifico spazio per l’arte con il “Progetto Mecenarte”, (link progetto) finalizzato a stimolare le imprese aesterne281010562801101758_big proporsi come committente in campo artistico, puntando su giovani talenti locali. L’azienda bolognese ha già attivato una prima fase di tale progetto affidando la realizzazione di un calendario d’autore ad un giovane artista bolognese Mattia Ruggeri, con latri progetti in cantiere (a destra una pagina del calendario). Un percorso virtuoso, quello che ha portato anche alla creazione di un brand come “Borgo Ecologico”, non è sfuggito alle attenzioni del Parlamento Europeo, che ha invitato il Presidente Tedeschi a presentare l’innovativa esperienza per lo smaltimento dei rifiuti alla Conferenza “Zero Waste Europe” (link sito), insieme ad altre virtuose esperienze europee. Per il Presidente di DISMECO Tedeschi si tratta di grande riconoscimento del Parlamento europeo che testimonia l’attenzione europea per una esperienza orientata a ribaltare completamente i luoghi comuni legati a siti e impianti di trattamento dei rifiuti. Un esperienza importante e da sostenere per il nostro paese, in un percorso ancora lungo, dal momento che una specifica Direttiva Europea impone il trattamento dei rifiuti in prossimità dei punti di raccolta (il cosiddetto “principio di prossimità”), ancora scarsamente applicata nel nostro paese. Rimanendo nello scenario dell’Emilia Romagna per esempio, circa il 60% dei RAEE prodotti è trattato in altre regioni, con conseguenti ripercussioni ambientali, non valorizzando pienamente impianti di eccellenza mondiale come quello di Borgo Ecologico, che lavora oggi circa 7000 tonnellate di rifiuti RAEE corrispondenti ad appena il 10% del proprio potenziale di processo.

A seguire un interessante video in cui il Presidente DISMECO Tedeschi, parla della sua idea ed esperienza imprenditoriale

Sauro Secci

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