AEEG: sempre più sconcertante sugli oneri sull’autoconsumo

accumulo.ridimensionatoSono passate solo alcune settimane da quando AEEG aveva emesso il DCO 183/2013, quando, a Governo appena insediato, ha cercato di minare alla fonte uno dei capisaldi del nuovo modello energetico distribuito, basato su una nuova “democrazia energetica”, relativo ai sistemi di distribuzione chiusi (SEU, RIU, etc.), vedi post precedente “Quel pasticciaccio italiano….”. Azioni quelle di AEEG che rischiano di penalizzare il capostipite dela democratizzazione del sistema elettrico, rappresentato proprio dai piccoli impianti fotovoltaici installati sul tetto delle abitazioni. Nonostante che, specialmente in certe zone del paese, come il Sud, il solare FV, può farcela senza incentivi, l’ulteriore incertezza regolatoria introdotta da un nuovo documento di consultazione, il DCO 209/2013, allegato in calce al post, rischia di tagliare le gambe a questa straordinaria fonte, ostacolando proprio il percorso del modello di generazione distribuita, un percorso fondamentale per dare linfa vitale ed occupazione, moltissima giovanile, alle filiere come rinnovabili, accumuli, tecnologie per la smart grid, alleggerendo notevolmente i costi per il sistema elettrico, e minimizzando l’esigenza di nuove infrastrutture di rete.
Come è noto, la grid parity di mercato, non è ancora raggiunta e cioè l’energia prodotta da fotovoltaico non è ancora pienamente competitiva sul mercato elettrico all’ingrosso, in molte zone del paese, limitando ad oggi questa opportunità ad alcune aree del Sud. Il fatto che che l’energia acquistata dalla rete è gravata da tasse per un peso sul costo del kWh per ben il 19% per oneri di sistema e per il 15% per servizi di rete e misura, fa rimanere la strada dell’autoconsumo e della vendita diretta “dietro il contatore”, l’unica percorribile per continuare a fare fotovoltaico dopo la fine degli incentivi, prevista con ogni probabilità per la fine del prossimo mese di giugno 2013. Ed è proprio questa importante strada che AEEG sta sbarrando anche con l’ultimo DCO, ventilando una riforma della disciplina dello scambio sul posto e delle reti private quali i sistemi efficienti di utenza (SEU), nella direzione sconcertante di far pagare oneri di sistema all’energia venduta o autoconsumata dietro al contatore (vedi post “Niente di nuovo sotto il sole…”).
Nel caso in cui anche gli ulteriori suggerimenti dell’Aeeg contenuti del DCO del 16 maggio, venissero accolti dal legislatore, con la conseguenza di gravare l’autoconsumo degli oneri di sistema e dei costi di misura, questo ridurrebbe di moltissimo la convenienza, per il fotovoltaico in generale ma in particolare per la forma più virtuosa del fotovoltaico su tetto. A provare a simulare graficamente il colpo durissimo che ne deriverebbe per il nostro fotovoltaico nazionale ci ha provato Tommaso Barbetti di eLeMeNS nel grafico seguente.

Scenari_FV_regolazione

Un modo di agire quello di AEEG, molto subdolo, inserendo vere e proprie decisioni nei documenti di consultazione mascherandole da regole tecniche, che rischiano di arrestare la straordinaria rivoluzione energetica in atto. I due DCO 183/2013 del 2 maggio 2013 e il 209/2013 del 16 maggio 2013, sui SEU, abbracciano infatti, senza una larga banda di impianti, da quello sul tetto di casa a quello da 20 MW sul tetto di un soggetto terzo. l’AEEG, oltre a proporre al Legislatore di far pagare gli oneri di sistema anche sull’energia autoconsumata, fornisce una serie di disposizioni tecniche che, ponendo le basi per far pagare gli oneri sull’autoconsumo, impongono da subito costi e ostacoli di ogni genere alla generazione distribuita. A titolo di riferimento si dispone un meccanismo molto complesso abilitazioni ed autorizzazioni per il riconoscimento come SEU un impianto; e si stabilisce di dotarsi di un contatore per la produzione autoconsumata, con relativi oneri di misura a carico del produttore. Arrivano già le prime forti critiche ai provvedimenti e soprattutto all’atteggiamento di AEEG, come quello di APER con Andrea Pacchione che dichiara: “Già ora, con questi documenti di consultazione Aeeg, il fotovoltaico su tetto viene fortemente scoraggiato. In questo modo l’Autorità compie di fatto scelte di politica energetica. E scelte assai contestabili: si spinge paradossalmente il fotovoltaico a fare grandi impianti a terra nelle aree rurali del Sud, meno costosi e con meno complicazioni, che poi però graveranno sulla rete imponendo di realizzare nuove infrastrutture; mentre si condanna la generazione distribuita che molti più vantaggi porterebbe al Paese e al sistema elettrico: farebbe sviluppare filiere innovative come quella degli accumuli, migliorerebbe l’efficienza e minimizzerebbe i costi per il sistema elettrico in termini di realizzazione di nuove infrastrutture”. Considerazioni quelle di APER che sembra davvero impossibili non siano state fatte preventivamente da AEEG, anche se si sa bene quali siano in mal di pancia in corso presso i nemici storici delle rinnovabili come le utility che hanno investito in cicli combinati, nella morsa, da un lato del fotovoltaico installato che sta causando grossi danni economici, dalla riduzione di domanda causata dall’incremento dell’autoconsumo (vedi post “Mercato elettrico: segnali evidenti di rinnovabili”). Secondo Pacchione di Aper “Serve urgentemente un confronto aperto con l’Aeeg, la questione della redistribuzione degli oneri di sistema è reale e nessuno di noi vuole evitarla. Solamente sarebbe il caso di riformare la bolletta con lungimiranza: ad esempio se si facessero pagare gli oneri in base alla potenza impegnata, anziché in base ai consumi, si stimolerebbe l’efficienza”. Il coro di protesta e di sconcerto delle Associazioni delle rinnovabili è molto vasto, ed è orientato specificatamente a certi aspetti di questa vicenda. In particolare, come abbiamo già accennato, nel Dco 183/13 l’Aeeg, afferma che la liberalizzazione dei Seu avrebbe un impatto “di potenziale insostenibilità” in quanto, sottraendo una quota di energia dalla rete elettrica, comporterebbe una ridistribuzione degli oneri di rete e di sistema su una platea più ridotta di consumi, con un conseguente maggior carico pro capite, orientandosi ad addebitare gli oneri su tutta l’energia consumata, e non più solo su quella prelevata effettivamente dalla rete pubblica. Un coro unanime su questo punto arriva dalle associazioni di categoria del fotovoltaico in prossimità della fine dell’incentivazione diretta del quinto Conto energia. In una nota congiunta Aper, Asssolare e Comitato Free sostengono che “Oltre che essere fuori luogo l’esercizio numerico alla base del ragionamento lascia molto perplessi: per arrivare a un impatto significativo l’Autorità ipotizza addirittura 64 nuovi TWh di energia elettrica autoconsumata. Ma dal recente rapporto statistico Gse sul solare fotovoltaico, emerge che alla fine del 2012 i circa 478.000 mila impianti italiani per una potenza erogata di 16,4 GW, hanno prodotto 19 TWh. 64 TWh di Seu et similia, esonerati da componenti tariffarie, se fossero realizzati ed eserciti esclusivamente per mezzo di impianti fotovoltaici in autoconsumo totale, equivarrebbero a oltre 50 GW fotovoltaici. Se si pensa che la Sen e tutti i principali osservatori stimano uno scenario fotovoltaico incrementale da qui al 2020 inferiore a un GW/anno, è evidente che l’esercizio mira ad attaccare il modello di generazione distribuita più che a prevenire potenziali altri problemi». Aper, Assosolare e Coordinamento Free chiedono, dunque, che gli autoconsumi e i consumi “dietro al contatore” (come nel caso dei Seu) non siano gravati dagli oneri di sistema, così come sancito a livello europeo e recepito da decreti nazionali.

Una forte esigenza di un confronto serio e trasparente a tutto campo su questo spinoso tema, si leva forte e sarebbe davvero il caso di porre fine a queste manovre “sottotraccia” che tanto male stanno facendo al nostro paese ed all’interesse della collettività.

Sauro Secci

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