Patente energetica degli edifici: anche l’Italia recepirà in extremis la Direttiva CE 2010/31

certificazionenergeticaFinalmente anche in Italia gli edifici dovranno munirsi della “patente energetica”, che fa riferimento proprio alla loro prestazione energetica di parti e unità immobiliari, con una serie di raccomandazioni per il miglioramento e l’ottimizzazione in funzione dei costi. Inoltre, entro il 31 dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere del tipo NZEB (Near Zero Emission Building), cioè ad “energia quasi zero”. Per quanto riguarda gli edifici di nuova costruzione di pertinenza di enti pubblici e di proprietà di questi ultimi, gli stessi criteri saranno anticipati al 31 dicembre 2018 con la previsione di incentivi per le amministrazioni pubbliche che installeranno impianti a fonti rinnovabili. Un passaggio fondamentale per il nostro paese, che deve rilanciare assolutamente il settore dell’edilizia secondo nuovi paradigmi, di nessuna nuova occupazione di suolo ed efficientamento energetico di un patrimonio edilizio fatiscente ed autentico colabrodo energetico (ecco al riguardo un recente post “Efficienza energetica nei condomini: la proposta di Legambiente”): una autentica emorragia che l’Italia non si può più permettere, che può avere riflessi occupazionali davvero rilevanti. Le disposizioni che il Governo si appresta a recepire sono quelle previste Direttiva europea 2010/31 del 19 maggio 2010, scaricabile in calce al post sulla prestazione energetica nell’edilizia che abroga la direttiva 2002/91, recepita dall’Italia da D.Lgs. 192/2005 rendendo poi necessario un nuovo decreto per il recepimento della nuova Direttiva che andrà a sostituire/integrare lo stesso vigente DLgs 192/2005 (scaricabile in calce la post).

Ed è proprio il Consiglio dei Ministri di domani venerdì 24 maggio, che, in extremis recepirà la stessa, come riportato dalla Agenzia di stampa Dire. Sulla base del testo di recepimento della Direttiva, gli Stati membri sono tenuti ad adottare ai livelli nazionale o regionale, una metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici che tenga conto di una serie di parametri come:

  • le caratteristiche termiche dell’edificio (capacità termica, isolamento, eccetera);
  • l’impianto di riscaldamento e di produzione di acqua calda; 
  • gli impianti di condizionamento d’aria; 
  • l’impianto di illuminazione incorporato; 
  • le condizioni climatiche interne (In Italia già presente da anni con la classificazione climatica nazionale di ENEA).

Il recepimento della Direttiva 31 da parte del CdM, prevede anche che gli Stati membri dovranno fissare, coerentemente alla metodologia di calcolo adottata, anche i requisiti minimi di prestazione energetica, per poter conseguire così una ottimizzazione dei risultati in funzione dei costi. I requisiti minimi di prestazione energetica saranno sottoposti poi a revisione su base quinquennale, per permettere l’aggiornamento alla evoluzione tecnologica ed alle nuove tecnologie commercialmente disponibili. Gli Stati membri potranno poi distinguere tra gli edifici esistenti ed edifici di nuova costruzione, oltreche una più precisa ed articolata classificazione tra diverse tipologie edilizie, oggi di fatto assente ed appiattita.

  • Nuovi Edifici: dovranno rispettare i requisiti e essere sottoposti, prima dell’inizio dei lavori di costruzione, ad una valutazione sulla fattibilità preventiva circa la possibilità di installazione di sistemi di energia da fonti rinnovabili come pompe di calore, sistemi di teleriscaldamento o teleraffrescamento urbano o collettivo e sistemi cogenerativi.
  • Edifici esistenti: la quota parte di tali edifici destinati a subire importanti ristrutturazioni, dovranno necessariamente presentare, dopo gli interventi, un miglioramento della loro prestazione energetica tale da rientrare nei requisiti minimi, con deroghe che riguarderanno soltanto edifici censiti ufficialmente come protetti, come gli edifici storici, luoghi di culto, fabbricati temporanei; gli edifici residenziali utilizzati stagionalmente o per un periodo limitato dell’anno, fabbricati indipendenti con una metratura utile totale inferiore a 50 metri quadri. Comunque in caso di nuova installazione, sostituzione o miglioramento, i sistemi tecnici per l’edilizia, come impianti di riscaldamento, impianti di produzione di acqua calda, impianti di condizionamento d’aria e i grandi impianti di ventilazione, saranno a loto volta sottoposti al soddisfacimento dei requisiti previsti in materia di prestazione energetica. 

Relativamente alle nuove edificazioni, per le quali è previsto il requisito NZEB “energia quasi zero” dal 2020 (dal 2018 per le amministrazioni pubbliche), gli Stati membri dovranno redigere un elenco aggiornato con cadenza triennale degli strumenti esistenti ed eventualmente integrati e proposti finalizzati al miglioramento della prestazione energetica degli edifici. Ricordo ancora una volta lo stato di grande “degrado energetico”, in cui versa il patrimonio edilizio nazionale, con enormi margini di efficientamento e con gran parte di esso collocato nella classe G, la peggiore (comprereste oggi se mai lo trovaste in commercio un elettrodomestico in tale categoria??).

involuzione

Sciorinando un po’ di cifre in sintesi dei consumi del patrimonio edilizio nazionale, oggi abbiamo in Italia la seguente situazione:

  • riscaldamento degli ambienti: 68%;
  • usi elettrici (illuminazione, elettrodomestici, condizionamento): 16%;
  • produzione di acqua calda:11%;
  • usi di cucina: 5%.

Da sempre impegnato su questo fronte anche il Politecnico di Milano che tantissimi grandi esperti annovera nel suo staff, commenta, attraverso Lorenzo Pagliano, del gruppo di ricerca negli usi finali di energia del Dipartimento di Energia, il quanto mai opportuno recepimento della Direttiva CE 2010/31 da parte del nostro Governo, commentando che “l’applicazione della Direttiva in Italia porterà benefici a tutto il settore dell’industria edile, dalla produzione di materiali e componenti al lavoro in cantiere, che ha un’opportunità incredibile per uscire dalla profonda crisi in cui si trova. Si tratta di sostituire parte della spesa che sosteniamo per importare dall’estero combustibili fossili con una spesa in materiali e lavoro da fare in Italia”. Attendiamo ora con fiducia il CdM di domani sperando veramente nella fumata bianca di un atto davvero importante e di grandissimo significato energetico-ambientale per il nostro paese, un autentico passaggio anche culturale, anche dal momento che il settore delle costruzioni, oggi profondamente in crisi, è stato dominato solo da logiche di profitto indiscriminato e di depauperamento del suolo e del territorio, risorse che in Italia hanno un valore assolutamente inestimabile, più di ogni altro paese al mondo.

A seguire un interessante video contributo del Professor Pagliano che ci introduce alle buone prassi della progettazione energeticamente efficiente degli edifici.

 

Sauro Secci

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