“Quel pasticciaccio italiano” della travagliata storia del quadro regolatorio delle reti elettriche private: AEEG , avvia la consultazione

ENERGIA: BLACK OUT-L'ITALIA AL BUIOIl mondo delle energie rinnovabili aspetta dal 2008 il completamento del quadro normativo sui cosiddetti “Sistemi di distribuzione chiusi di energia elettrica”, che ancora, per le reticenze della AEEG, Autorità per l’energia ed il Gas e le resistenze dei gestori della rete elettrica, mancano degli ultimi fondamentali tasselli per la applicabilità (vedi post “Il fotovoltaico italiano e un ponte verso la grid-parity”). Sono passati solo pochi giorni da quando ho riferito della molto discutibile iniziativa dell’Autorità per l’energia e il gas, che, con il Governo appena insediato, ha pensato bene di presentare, fronte di un proprio documento di consultazione il DCO 183/2013/R/EEL del 2 maggio scorso, in cui fa emerge la preoccupazione il fatto che l’energia prodotta e consumata dietro al contatore senza essere veicolata dalla rete elettrica senza pagare oneri, faccia aumentare i costi per gli altri utenti, chiedendo per questo un cambiamento normativo, chidendo nel contempo al Governo una revisione dei principi che nel 2008 portarono alla introduzione degli stessi “Sistemi di distribuzione chiusi”.
Nonostante tutto questo, c’è una grande opportunità per il mondo delle rinnovabili per far sentire forte la propria voce, dal momento che entro il 14 giugno 2013 i soggetti interessati possono far pervenire all’Autorità per l’energia osservazioni e proposte sul quadro definitorio in materia di reti elettriche pubbliche e private (Riu, Seu e Sspc).
Ma vediamo di fare una cronologia di questa intrigata vicenda. Come già ricordato nei post precedenti, allegati sopra un tema fondamentale per gli impianti a energie rinnovabili, soprattutto il diffusissimo fotovoltaico, quello della produzione e del consumo di energia “in sito” prevede l’installazione di un impianto di produzione, alimentato a fonti rinnovabili o fossili, e di una rete elettrica che trasporti l’energia presso le utenze interessate. Una serie di sistemi che normalmente contemplano almeno un punto di connessione con la rete elettrica pubblica. Come noto al momento, tutti coloro che prelevano energia dalla rete pubblica sono obbligati a pagare i cosiddetti “oneri di sistema”, che contemplano trasmissione, distribuzione e oneri generali di servizio stabiliti dalla stessa Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e destinati alla manutenzione, ampliamento e potenziamento della rete di distribuzione elettrica pubblica. In tutto questo quindi, la “zona d’ombra” che chiede di essere normata, costituita dagli utenti dei sistemi di produzione e consumo che fanno riferimento ad “una rete privata”, ma che attingono energia anche dalla rete pubblica, chiede la misura su cui chiede in che misura pagare questi oneri: se sull’intera energia consumata o solo sulla quota parte prelevata dalla rete pubblica medesima. La legislazione costituitasi a partire da un Dlgs del 2008 e dal successivo DM 10 dicembre 2010, ha profilato differenti trattamenti in funzione della tipologia di sistema in questione affidando però all’Autorità per l’energia elettrica e il Gas (AEEG) “il compito di definire i criteri e le condizioni per l’erogazione dei servizi di connessione, trasmissione, distribuzione misura e dispacciamento, tenendo conto delle agevolazioni previste” dal legislatore stesso”.
Nel 2011, AEEG aveva giù sottoposto ad una prima consultazione gli orientamenti emersi sulla base della legislazione pubblicando il DCO 33/11.
Il 13 luglio 2012 il Tar del Lazio con la sentenza, accogliendo il ricorso di Enel, ha dichiarato illegittima l’istituzione dei sistemi di auto-approvvigionamento energetico (SAEE), introdotti dal Dm 10 dicembre 2010 (per maggiori informazioni vedi riferimenti). L’Autorità, recependo il pronunciamento TAR, ha pubblicato il già citato nuovo documento di consultazione 183/2013/R/EEL, che prevede una diversa configurazione e rimodulazione delle tipologie di sistemi di produzione e consumo originariamente concepiti, distinguendo tra:

  • reti pubbliche: comprendenti sia le reti utilizzate da Terna per l’erogazione del servizio di trasmissione che le reti di distribuzione;
  • sistemi di distribuzione chiusi (SDC): che comprendono le Reti interne di utenza (RIU) e le Altre reti private (tutte le reti private diverse dalle Riu e che soddisfano i requisiti degli SDC);
  • sistemi semplici di produzione e consumo (SSPC): che comprendono i Sistemi di autoproduzione (SAP), i Sistemi con linea diretta (SLD), i Sistemi efficienti di utenza (SEU) e i Sistemi ad essi equiparati (SESEU).

I soggetti interessati possono far pervenire all’Autorità le loro osservazioni e proposte entrostazione il 14 giugno 2013. Il nuovo quadro regolatorio che si va prefigurando, introduce limitazioni alla monoutenza, dal momento che nel nuovo quadro regolatorio disposto dall’Autorità, le agevolazioni sul pagamento degli oneri di sistema rimangono riservati alle RIU, ai SEU e ai SESEU. Solo queste tipologie di sistema potranno pagare i corrispettivi tariffari e gli oneri di sistema sulla sola energia prelevata. Una evoluzione conseguente alla applicazione, da parte della autorità, del disposto dall’articolo 33 della Legge 99/2009 e dall’articolo 10 del Dlgs 115/2008. Si tratta decisamente di una decisione fortemente limitante alla diffusione della generazione distribuita di energia da fonti rinnovabili ed alla cogenerazione ad alto rendimento. I SEU (e i SESEU), infatti, possono essere messi al servizio di un solo cliente finale. Su questa base chi vorrà installare, per esempio, un impianto di cogenerazione all’interno di un condominio o di un centro commerciale non può avvalersi delle agevolazioni riservate ai SEU, dal momento che si tratterebbe di realtà costituite da più utenti. Oggi, secondo la normativa vigente, un sistema rete-impianto installato in realtà simili ricade all’interno della categoria “altra rete privata”; e gli oneri di sistema sono applicati a tutta l’energia consumata.
Le motivazioni della Autorità, già peraltro evidenziate, fanno riferimento a “le frequenti richieste di inclusione di reti elettriche nel novero delle Reti interne di utenza o di sistemi di autoproduzione nel novero dei SESEU, nonchè la realizzazione di nuovi SEU determina incertezze nella previsione del gettito inerente i corrispettivi tariffari di trasmissione e distribuzione, nonchè quelli a copertura degli oneri generali di sistema e degli oneri relativi alle misure di compensazione territoriale”. In sostanza, secondo l’Autorità, aumentando sempre di più la platea di utenti che ha accesso alle agevolazioni c’è il rischio che il valore unitario dei costi per la gestione della rete pubblica aumentino in maniera insostenibile per gli utenti che non beneficiano di dette agevolazioni, anche se esistono in merito studi e valutazioni che smentirebbero questa convinzione. Sulla base di questo l’Autorità ha comunicato è arrivata proprio, come dicevo in premessa alla segnalazione al Governo e al Parlamento affinché sia valutata l’opportunità di introduzione di modifiche normative”.
Davvero una situazione paradossale in un paese con una miopia energetica cronica, con una SEN ancora pesantemente “infangata e compromessa” dalle fonti fossili, e la anche pur minima forma di visione strategica capace di convogliare davvero verso le oramai necessarie ed inderogabili modifiche alla norma, inceve che questi ingessamenti sul ex regime monopolistico che sta ancora dettando i tempi ai decisori. Un aspetto fondamentale quello del quadro regolatorio delle reti elettriche, determinante nell’ambito del pacchetto di scelte infrastrutturali nei confronti delle quali un Paese avanzato come noi ci riteniamo, ma permettetemi a questo punto il tarlo del dubbio, dovrebbe pianificare le azioni con largo anticipo e dopo un dibattito allargato e partecipato con tutti gli attori coinvolti, oramai allargati, con scelte finalmente univoche e non continuamente altalenanti e condizionate da pressioni di correnti di interesse che niente hanno a che fare con il tanto decantato “bene comune”.

Cronologia allegati:

Sauro Secci

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6 risposte a “Quel pasticciaccio italiano” della travagliata storia del quadro regolatorio delle reti elettriche private: AEEG , avvia la consultazione

  1. Massimo ha detto:

    Ciao Sauro vuoi sapere come andrà a finire? Nello stesso modo che è finito il V° CE, ossia con tutti i paletti che Enel, Terna, UTIF e GSE ci hanno messo fin dall’inzio per complicare la vita ad un produttore. Nelle SEU e le RIU ci metteranno altrettanti paletti autorizzativi progettuali e altro ancora per arrivare a rimpiangere il vecchio sistema. Se prendiamo per esempio il Conto Energia, grazie a Dio è finito, ti ricordi che caos con tutte le regole di connessione che Enel e Terna ci hanno messo anche strada facendo, con regole applicative, portali dedicati che all’inizio non funzionavano e con regole fatte in corsa quando gli investitori e i produttori si erano ormai impegnati anche economicamente. Adesso non c’é più certezza, aspettiamo la Grid parity. Meno male che in autoconsumo per i privati c’è la detrazione del 50% e quindi possiamo fare a meno del GSE di Terna e in alcuni casi anche di Enel come lo storage a isola. Quante risorse in meno e quanti costi risparmiati, ma sopratutto con tante certezze. Non credo che Enel e Terna si pieghino per le RIU, tutte queste sigle servono solo per mettere ancora più caos. Perchè in Italia è tutto cosi complicato?. Le rinnovabili dovrebbero essere un aiuto al Paese e non un peso. La Germania incentiva lo storage e noi che facciamo? mettiamo solo dei paletti e dubbi per la realizzazione.
    Mi auguro che questo Paese cambi marcia davvero ma ho dei grossi dubbi.
    Con amicizia Massimo

    • saurosecci ha detto:

      Caro MAssimo,

      hai fatto una disamina davvero integrata degli ultimi ostruzionismi dei cosiddetti “gestori”, che tu ben conosci anche nei meccanismi. Effettivamente come si fa a non pensare alla tua nota pessimistica, ciononostante credo che possa essere il momento da parte delle associazioni delle rinnovabili che oggi hanno stretto le fila per esempio con il Coordinamento FREE per far sentire una voce forte e univoca nelle osservazioni al nuovo DCO. Grazie davvero delle importanti precisazioni, quanto mai opportune

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