Vajont cinquant’anni dopo: dove osa la cupidigia umana

Vaiont 23 ago 2006 006Tante manifestazioni per il cinquantenario della “Strage del Vajont”, con domani il Giro d’Italia che arriva proprio a Erto Casso uno dei paesi simbolo di quella tristissima pagina umana, l’attore Marco Paolini che torna sulla diga a quindici anni dalla sua celebre, indimenticabile orazione civile sulla strage, una mostra itinerante che racconta la storia del geologo che predisse la frana ma non venne ascoltato e una delle massime memorie storiche viventi di quell’evento, lo scrittore Mauro Corona: “Tragedia dimenticata dallo Stato”. Tra le tragedie italiane che mi hanno spinto continuamente all’approfondimento c’è n’è una in particolare che non smette mai di interessarmi nella acquisizione di nuovi elementi e informazioni, ed è proprio quella del Vajont, avvenuta in piena corsa verso la industrializzazione che caratterizzò l’inizio degli anni ’60, e per il potere disgregante e dilaniante da parte dell’industria nei confronti di una coesa comunità montana a cavallo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, contraddistinta da autentici “invasori industriali”, affetti da una assoluta “cecità e sordità” nel leggere ed ascoltare le caratteristiche del territorio e della comunità che lo abitava. Una cupidigia umana senza limiti, capace di andare oltre qualsiasi considerazione, anche la più evidente, come il toponimo290px-Vajont_monte_toc_frana attribuito al Monte Toc (vedi foto a destra con evidenza dell’enorme fronte di frana a forma di “M”) ben noto per la sua franosità, (zuppo o marcio “Patoc” secondo l’accezione veneta, termine ben noto a contadini e montanari ma misconosciuto dolosamente dai grandi ingegneri della SADE- Società Adriatica Di Elettricità), oggi ancor più attuale nella civiltà odierna, negli abissi di sprofondamento umano in cui ci hanno fatto cadere in nome della finanza senza scrupoli e del profitto. Una tragedia, riportata alla attualità anche da un film molto bello del 2001 di Renzo Martinelli, ma che è stata per me riaperta come una bomba, il 9 ottobre 1997,  34 anni dopo la tragedia, ad opera di un mio grande coetaneo come Marco Paolini, un grandissimo artista della narrazione che proprio quel giorno ho scoperto e che mi fa davvero sentire orgoglioso, oggi, di essere un “Ragazzo del 56” come lui. Quel giorno, dopo il lavoro e la cena, senza nessuna segnalazione particolare nei palinsesti, sintonizzo la TV su RAI2 e rimango a bocca aperta per quasi 3 ore nel vedere ed ascoltare, sullo sfondo della diga del Vajont ancora in perfetto stato di conservazione, una persona che non conoscevo e che mi inebria Vaiont 23 ago 2006 009immediatamente con la sua prorompente forza narrativa. Una straordinaria orazione quella del grande Marco Paolini che non dimenticherò mai e che riporto anche in calce al post in due diverse sezioni. Proprio Marco Paolini è tornato sui suoi passi il 3 maggio scorso, dopo oltre 15 anni, a cinquanta anni dalla tragedia-strage, portando in scena questa volta uno spettacolo sulla montagna ad Erto, uno dei paesi a monte dell’invaso, nel quale, nonostante questo, furono stroncate ben 158 vite umane, insieme al vicino paese di Casso, (oltre 1900 totali con Longarone), per il muro d’acqua che si sollevò a seguito del movimento franoso di ben 260.000 milioni di metri cubi di massa solida che si riversarono nel neonato bacino idroelettrico staccandosi proprio dal Monte Toc, portando alla tracimazione dell’invaso, senza la minima compromissione della parte ingegneristica dello sbarramento, come testimoniano le bellissime due foto precedenti dello stesso, messemi a disposizione da parte di amici cari (che vi prego di zoomare per cogliere i particolari) ed alla conseguente inondazione e distruzione degli abitati del fondovalle veneto, con la completa distruzione del paese di Longarone situato sul letto del Piave, letteralmente cancellato dalle carte geografiche.

walvajont

Sicuramente la più grande tragedia italiana , provocata non già da calamità naturali, ma dai massimi livelli della cupidigia umana, in anni in cui la coscienza ecologica collettiva aveva ancora tutta da maturare.

Vaiont 23 ago 2006 012

Nel cinquantenario inoltre, sarà proprio il piccolo comune di Erto Casso ad ospitare anche la undicesima tappa del Giro d’Italia oltre alla partenza della dodicesima (15 e 16 maggio). A presentare le iniziative del cinquantenario i sindaci della veneta Longarone (BL) Roberto Padrin, e della friulana Erto-Casso (Pordenone), Luciano Pezzin. Nell’occasione è stata anche scoperta una scultura commissionata all’artista Valentino Moro da parte della Fondazione Vajont per commemorare la terribile tragedia del 1963.
Ma la memoria celebrativa di questa incredibile tragedia non poteva rimanere confinata in questo angolo tra Veneto e Friuli e per questo sarà tutta l’Italia a rendere omaggio alle 1.917 vittime attraverso una mostra itinerante che farà tappa in venti città e regioni italiane a raccontare le storie e i volti di un evento che ha profondamente scosso l’Italia.

Come ricorda Francesco Maria Guadagno, presidente dell’Aiga, l’Associazione Italiana di Geologia Ambientale e Applicata. “Il Vajont, come ogni tragedia, contiene diverse storie: 

  • la storia della diga che doveva essere l’orgoglio dell’ingegneria italiana; 
  • la storia di inadempienze e mancati controlli; 
  • la storia di consulenti che non hanno visto o hanno male interpretato, merlin
  • la storia delle persone che sono state tragicamente coinvolte;
  • la storia di quella grande donna che è stata Tina Merlin, giornalista dell’Unità e scrittrice (magistralmente interpretata nel film di Martinelli da Laura Morante) che quasi da sola aveva descritto i possibili rischi (ricordo lo straordinario libro di Tina “sulla pelle viva”, davvero da non perdere per capire meglio questa incredibile vicenda); 
  • La storia di un processo penale”.

Il Presidente AIGA prosegue poi ricordando che la mostra narra anche un’altra storia attraverso le foto di un geologo, Edoardo Semenza, figlio proprio di quell’ingegner Carlo Semenza, Direttore della SADE. Una mostra che divulga l’opera del geologo Semenza (link brochure mostra) legata al riconoscimento della possibile frana prima che la stessa avvenisse. Ma, com’è noto, le deduzioni di Semenza rimasero assolutamente inascoltate in primis proprio dallo stesso padre come supremo decisore con le connivenze ministeriali del caso. Un evento organizzato dal Consiglio nazionale dei geologi con l’Aiga che culminerà dal 8 al 10 ottobre a Padova in una grande.
In questa serie di iniziative non poteva certo mancare una delle memorie storiche più importanti di quella tragedia, Mauro Corona, alpinista, scultore e scrittore ertano DOC e classe 1950 (13 anni all’epoca della tragedia), oltre che uno degli interpreti del film di Renzo Martinelli girato nel 2001, e che commenta perentorio: “Tragedia dimenticata da papi e re. A Erto non è mai venuto nessuno, né papi, né re, né cardinali, né presidenti della repubblica”. Parola di Mauro Corona (foto aMauro-Corona destra), scrittore, alpinista e scultore nato proprio a Erto nel 1950.
Un chiaro e secondo me anche legittimo riferimento al Presidente Napolitano, con tutto il rispetto ci mancherebbe. Mauro prosegue così al riguardo:“Ho fatto una polemica mesi fa nei riguardi del presidente Giorgio Napolitano, è venuto in Friuli a porgere omaggio, peraltro doveroso, ai morti del terremoto, a cinquanta chilometri da qui. Perché non è venuto da noi?”. E aggiunge, parlando della memoria del Vajont, che questa vive anche grazie all’opera di Marco Paolini: “Certo, in questo 2013 saranno cinquant’anni, e tutti gli altri? La felicità si dimentica, ma il dolore rimane dolore, diceva Lord Byron”. Parole amare quelle di Mauro Corona del quale apprezzo da sempre l’opera anche testimoniale che non posso che sottoscrivere in pieno. Una vicenda attualissima nello sprofondamento di valori umani che stiamo vivendo proprio in  questo periodo, che dovrebbe contribuire a fornire tutti gli elementi di un cambiamento, oggi molto più di allora necessario, la memoria presenta ancora una volta il conto alle recalcitranti sordità umane. Un grazie sentito a tanti uomini che in questa storia, in tempi diversi, hanno messo tutta la loro passione umana, Marco Paolini, Mauro Corona, Tina Merlin, Edoardo Semenza  in questo anche attualissimo confronto generazionale con il padre Carlo, allora Direttore della SADE (società che costruì l’imponente opera appena prima della nazionalizzazione dell’energia elettrica con l’avvento di ENEL) l’invaso  e molti altri che mi perdoneranno se non citati.

(*) Una dedica speciale di questo post la volevo fare a Paola Bencina, amica e compagna di viaggio dei percorsi nell’ambito della Fraternità di Romena, giovane abitante di Longarone, sperando che apprezzerà il ricordo.

  • Animazione frana del Monte Toc 9 ottobre 1963

  • Marco Paolini: ricordo breve del disastro del Vajont

  • Il Racconto del Vajont Marco Paolini – 9 ottobre 1997 (video completo)


Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Etica e Sostenibilità, Impatto Ambientale, In evidenza e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Vajont cinquant’anni dopo: dove osa la cupidigia umana

  1. fabio roggiolani ha detto:

    Ancora un pezzo profindo e completo, vorrei sollecitare la tua attenzione sul fatto che regione ed enel hanno deciso il sovralzo di 5 metri della diga di levane senza rimuovere i 12 milioni di m3 di fanghi depositatevisi in 50 anni.
    Tutto bene?

    • saurosecci ha detto:

      Caro Fabio,

      molto opportuna e legittima la tua osservazione sulla diga di Levane che sicuramente elaborer per parlare dell’atavico problema degli interramenti dei bacini con perdita di capacita, sopperiti all’Italiana semplicemente innalzando lo sbarramento. Certi che cos non va, un tema che svilupper senza dubbio, anche se nel mio percorso energetico mi manca tecnicamente la dimensione idroelettrica lo far sicuramente.

      Nel post secondo me molto belle da zoomare le foto originali fatte da alcuni cari vecchi colleghi del nucleo Ingegneria Idraulica e Civile di Vittorio Veneto che me le avevano messe a disposizione a suo tempo (le due dello sbarramento ad alta risluzione ed anche quella con la mappa dei cunocoli interni alla diga.

      P.S.: spero tanto tu abbia apprezzato la trasmissione Il CASO ieri sera, credo molto divulgativa e completa anche con la interessante dimostrazione di Marco.

      Fammi sapere e un caro saluto

  2. Monica Balloi ha detto:

    grazie Sauro per aver riportato un così tragico evento della nostra storia contemporanea
    concordo col tuo pensiero : in italia tutto passa nel “dolce” oblio, anche i fatti che in maniera così drammatica hanno cambiato la storia di noi tutti, inconsapevoli ignoranti (nel senso proprio del termine, di colui che ignora) di un passato così vicino in linea temporale, ma di cui io stessa che non sono così giovane, ho sentito parlare solo in una trasmissione del grande Minoli una decina di anni fa o forse più..
    ti ringrazio anche per l’opportunità che ci hai dato di ascoltare Paolini in merito (ho visto diversi suo i lavori ma questo non lo conoscevo) che con la sua tragi-teatralità, ha saputo rendere molto meglio di un buon giornalista di cronaca, un fatto tuttora buio

    • saurosecci ha detto:

      Grazie a te Monica per averlo apprezzato. E’un evento che fino da bambino mi ha scavato l’anima e sono vorace di ogni informazione aggiuntiva che acquisisco per capire di più della cupidigia umana che non si ferma di fronte a niente. Una delle più garnde tragedie provocate direttamente dall’uomo dell’umanità.

  3. Renzo Fontana ha detto:

    A Sauro Secci: perchè dice che questo ricordo è vivo solo per l’intervento ( tra l’altro da me stimato ed apprezzato) e l’opera di Marco Paolini? Io c’ero quel maledetto 9 ottobre. Io sono stato a Longarone per circa 40 giorni per dare inizio ai lavori di aiuto ed inizio risollevamento per quella poca popolazione superstite di quel luogo. Questo non è anche colpa di chi scrive sui quotidiani? che non si è mai preoccupato di sapere o scrivere cosa hanno fatto, come sono vissuti, cosa hanno provato quelle migliaia di giovani che l’ha sono stati a raccogliere cadaveri, a ricomporli e cercare di dare loro una cristiana sepoltura. Questi non contavano nulla, solo cercare delle colpe. Quale risultato: nessun colpevole o quelli incolpati defunti, e silenzio assordante su quelle persone, su quei giovani che si sono prodigati per aiutare quelle popolazioni. ( se le può interessare io e 3 mei commilitoni della Folgore, abbiamo dormito per quasi 40 notti in una tenda ai bordi delle macerie e per materasso il telone che serviva per coprire lo scavatore, sotto scorreva l’acqua). Debbo dire che lo stato ci ha dato un attestato di benemerenza .Cosa si pretendeva? Che fosse reso pubblico il ringraziamento che quella poca popolazione superstite ha reso a quei giovani soccorritori e che mai nessuno al di fuori di loro ha mai ringraziato. Le chiedo scusa di questo mio sfogo, ma è talmente ancora viva in me quell’esperienza oserei dire traumatica, che mi delude sentire parlare dopo 50 anni ancora e solo di colpevoli. Cordiali saluti Renzo Fontana

    • saurosecci ha detto:

      La ringrazio tantissimo dello sfogo e della condivisione di cui mi ha pregiato di farmi partecipe e della quale non si deve assolutamente scusare. Le testimonianze vere come la sua sono le cose che contano davvero. Io sono solo una persona che, colpita nel suo immaginario da questa immane tragedia, fatta davvero di tanta cupidigia umana, ed essendomi da anni appassionato a cercare di capirne di più, mi sono preoccupato dimettere insieme alcuni tasselli, ma la sua testimonianza vissuta va ben oltre.

      Grazie infinite davvero

  4. Pingback: L’idroelettrico mondiale: vecchia rinnovabile dal futuro promettente | L'ippocampo

  5. Pingback: Grandi dighe: troppe compromettono gli ecosistemi | L'ippocampo

  6. Pingback: Dopo quello mondiale arriva anche l’Atlante italiano dei conflitti ambientali | L'ippocampo

  7. Pingback: Stava 30 anni dopo: un’altra grande tragedia “alpina” nel segno di imperizia, imprudenza e negligenza umana | L'ippocampo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...