Buon lavoro al nuovo Ministro dell’Ambiente: non mancano certo le priorità

MIN AMBIENTECon l’insediamento del nuovo esecutivo di Governo, non mancano certo i Ministeri gravati di priorità e tra questi indubbiamente, non sfugge certo quello dell’Ambiente, che vede un nome nuovo affacciarsi tra i ministri, come quello di Andrea Orlando. Crisi ambientali in aree industriali nevralgiche per il paese, nella tremenda morsa tra lavoro, ambiente e salute come lo spinosissimo caso dell’ILVA di Taranto (vedi post “Taranto e le emissioni in fuga), e l’annosissimo problema, oramai ultradecennale delle bonifiche dei siti di interesse nazionale, ancora quasi completamente da affrontare, anche dopo le sforbiciate “solo sulla carta” del Governo Monti, che ha retocesso da livello nazionale a livello regionale 18 dei 57 SIN (Siti di Interesse da bonificare) (vedi post “Colpo di coda del Governo Monti…..”)
Il neo ministro Orlando (foto a destra), dal suo canto promette “Risposte immediate sulleandrea-orlando-ministro-2 calamità naturali e difesa del territorio”, anche se dovrà fare i conti con risorse davvero limitate del dicastero cenerentola, come quello dell’Ambiente pari a 468 milioni di euro.
Un situazione, quella ambientale del nostro paese, fatta di ripetuti deferimenti da parte della Corte di giustizia Ue, sui fronti più disparati, dalla gestione dei rifiuti, all’Ilva, dalle bonifiche dei siti industriali dismessi, fino allo smantellamento della Costa Concordia per arrivare poi al dissesto idrogeologico ed alla emergenza frane ed alluvioni, autentica calamità in termini emergenziali per il bilancio dello Stato (vedi post “Dissesto idrogeologico: 15 anni per un paese sicuro…..”). Una agenda a dir poco trabocchevole per non dire esplosiva, quella del neo-ministro dell’Ambiente.

  • Gestione relitto Costa Concordia: Come accennavo, in prima istanza vi è laconcordia gestione del relitto della Costa Concordia, ancora arenato davanti all’isola del Giglio, per lo smaltimento del quale è stato individuato come soluzione finale, previo specifico adeguamento, riqualificazione e potenziamento, il porto di Piombino, con atto firmato in extremis dal Governo Monti, e che dovrebbe costituire la soluzione finale per il ricovero ed il corretto smaltimento della nave.
  • Rifiuti: al doppio “cartellino giallo” di deferimento europeo per le vicende dellaMalagrotta1 Campania (Napoli) e del Lazio (Roma Malagrotta), nonostante l’impegno del Ministro uscente adoperatosi per evitare la azioni sanzionatorie dell’Ue, si è aggiunta la recente emergenza rifiuti di Palermo, dove continuano fenomeni ripetuti di incendi ai cassonetti.
  • Bonifiche siti: sulla bonifica dei 57 SIN decurtati a 39 per retrocessione a livellobonifiche regionale di 18 da parte del Governo Monti (vedi post), abbiamo già detto, ma sul tavolo del neo ministro ci sono autentiche “bombe ecologico-sanitarie”, relative appunto alle questioni relative alle bonifiche dei poli industriali più inquinati, da Porto Marghera, alla incredibile situazione dell’Area Caffaro, in pieno centro urbano di Brescia di cui ho approfondito in queste settimane l’inquietante caso (vedi post “Se Brescia avesse il mare sarebbe una piccola Taranto”), per arrivare alla Valle del Fiume Sacco, nei pressi di Frosinone, oltre ovviamente alla prosecuzione dei lavori di risanamento dell’Ilva di Taranto.
  • Agenda Verde per la green economy dell’ex Ministro Clini: In occasionegreeneconomy dell’ultimo atto alla vigilia del passaggio delle consegne avvenuto sabato, l’ex ministro Corrado Clini, ha indicato al nuovo Ministro Andrea Orlando, l’agenda verde come promemoria, con l’auspicio che possa essere “utile per il lavoro futuro”. Una Agenda Verde di cui sono stati ben individuati gli otto punti cardine fondamentali per un settore strategico per il paese per uscire dalla crisi in modo corretto e sostenibile e che riepilogo di seguito:
  1. LE CONCLUSIONI DEGLI STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY, PROMOSSI DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE, con la Fondazione Sviluppo Sostenibile, adottate da tutte le più importanti associazioni imprenditoriali e di settore, indicano la direzione per consolidare i risultati raggiunti in competitività, crescita e occupazione aggiuntiva dalle 360mila imprese italiane che hanno scelto una chiave “verde” per lo sviluppo.
  2. SEMPLIFICAZIONE E TRASPARENZA PER LE AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI. Dovrà essere completato il “pacchetto” delle misure, già presentate al Parlamento nel ddl semplificazione, per assicurare standard europei di riferimento e tempi non discrezionali per le autorizzazioni ambientali. Si tratta di una “misura infrastrutturale” necessaria per liberare risorse e favorire investimenti sostenibili per la crescita: le bonifiche dei siti contaminati, la riqualificazione degli impianti (non solo Ilva), i progetti per le infrastrutture e quelli per le nuove imprese industriali.
  3. LA FISCALITÀ AMBIENTALE, PREVISTA DAL DISEGNO DI LEGGE “DELEGA FISCALE”. La norma, coerente con le indicazioni europee, per spostare la tassazione dal lavoro all’impiego delle risorse naturali (acqua e suolo) e di quelle energetiche (carbon tax) è un volano efficace per trasformare l’economia in una direzione più efficiente e competitiva, come ripetutamente sottolineato da Ue e Ocse. La fiscalità ambientale deve essere associata ad una gestione “intelligente” del credito di imposta nell’ambito degli impegni per la riduzione del debito. Avendo presente che l’applicazione del credito di imposta a favore degli investimenti per la crescita verde genera effetti positivi in termini di produzione di valore aggiunto, competitività, e alla fine entrate aggiuntive. In altri termini, la fiscalità finalizzata all’uso efficiente delle risorse ed il credito di imposta sono una misura chiave per la crescita sostenibile dell’Italia.
  4. IL PIANO PER LA DECARBONIZZAZIONE DELL’ECONOMIA E LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI CO2, approvato dal CIPE l’8 marzo 2013. Il piano è il riferimento per le politiche necessarie a rispettare entro il 2020 gli impegni del pacchetto europeo “clima-energia”, coerenti con le linee di azione di medio-lungo periodo per allineare l’Italia alla strategia europea su decarbonizzazione e competitività. Il piano è anche la “piattaforma” di riferimento per le misure incentivanti finalizzate alla promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, della mobilità a basse emissioni, della chimica verde e dei biocarburanti di seconda generazione. Il Piano è inoltre coerente con gli scenari della Strategia Energetica Nazionale, approvata con decreto Clini-Passera il 14 marzo 2013.
  5. MECCANISMI INCENTIVANTI PER LA CRESCITA SOSTENIBILE E “GREEN PROCUREMENT” : LA LISTA DELLE TECNOLOGIE “VERDI”. La lista, prevista dal piano per la decarbonizzazione, individua le tecnologie e i sistemi “verdi” in tutti i settori (energia, chimica, trasporti, rifiuti, agricoltura), inclusi il carbon management e il carbon foot printing di processi e prodotti. La lista dovrà costituire il framework per regolare l’accesso prioritario delle imprese ai fondi strutturali 2014-2020; ai benefici previsti dal Fondo rotativo per lo sviluppo dell’occupazione giovanile nel settore della green economy, istituito presso la Cassa depositi e prestiti da rifinanziare nel 2014-2020; alla riduzione del 55% dell’Iva o al credito di imposta sull’acquisto o per l’impiego delle tecnologie e dei sistemi della lista nel periodo 2014-2020. La lista inoltre deve costituire anche il quadro di riferimento per gli acquisti della pubblica amministrazione.
  6. IL PIANO NAZIONALE PER L’ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA SICUREZZA DEL TERRITORIO, presentato al Cipe il 21 dicembre 2013, lo strumento per prevenire i rischi e i danni ai quali è sempre più esposto il Paese per la crescente vulnerabilità agli eventi estremi, e risponde all’impegno assunto dall’Italia in Europa. Il Piano attua la direttiva europea sulle alluvioni, anche con l’istituzione delle Autorità degli otto bacini idrografici previste da una norma del 2006 sempre rinviata. Il Piano prevede 2,5 miliardi l’anno di investimenti, di cui 1 miliardo di risorse pubbliche e 1,5 miliardi risorse private agevolate con credito di imposta. Gli investimenti pubblici dovrebbero essere liberati dal vincolo del patto di stabilità, l’ex ministro Clini ha richiesto alla Commissione Europea nel novembre scorso.
  7. LA PENETRAZIONE DEI SISTEMI DI GENERAZIONE DISTRIBUITA CON FONTI RINNOVABILI E AD ALTA EFFICIENZA DI ELETTRICITÀ-CALORE-FREDDO NELLE CITTÀ, IN COMBINAZIONE CON LO SVILUPPO DELLE “RETI INTELLIGENTI”: SMART CITIES. Il pacchetto degli incentivi per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica sta provocando un duplice effetto positivo sulla riduzione dei consumi e dei costi dell’energia, e sulla promozione di una filiera nazionale competitiva nei mercati internazionali. Questo processo va sostenuto come fattore chiave per la crescita e per il superamento dei vincoli e dei costi del sistema elettrico tradizionale, anche nella prospettiva di rafforzare il ruolo dell’Italia nella competizione europea. A questo fine il programma europeo per le Smart Cities va pienamente utilizzato, sia in termini di partenariato tecnologico con gli altri paesi europei, sia per accedere agli importanti finanziamenti disponibili.
  8. LA COOPERAZIONE AMBIENTALE INTERNAZIONALE, NELL’AMBITO DEGLI IMPEGNI E DEI PROGRAMMI APPROVATI DALLA CONFERENZA RIO+20 DELLE NAZIONI UNITE. I programmi per la protezione dell’ambiente globale realizzati negli ultimi 14 anni dall’Italia hanno costituito un volano importante per promuovere le nostre tecnologie verdi nei mercati emergenti, con ritorni significativi per la credibilità del nostro paese nell’ambito delle Nazioni Unite (EXPO Milano è anche un risultato del nostro lavoro), e con importanti vantaggi competitivi per le nostre imprese. Gli impegni di Rio+20 danno un ruolo ancora maggiore alla cooperazione internazionale. Un condensato di priorità strategico e fondamentale per permettere alle aziende italiane ed al nostro paese di restare protagonisti, valorizzando i programmi già realizzati e promuovendo le iniziative proprio delle imprese italiane che esportano tecnologie e i sistemi della Lista Verde, attraverso incentivi e crediti di imposta.

Ma veniamo alle prime parole del neo Ministro Orlando, “Risposte immediate sulle calamità naturali” ribadendo che per lui la prima cosa da fare è dare “risposte immediate sulle calamità naturali e rimuovere gli elementi di deterioramento del territorio”. Come deputato spezzino, Orlando si era già impegnato in tal senso per gli interventi e i fondi relativi ai danni provocati dalla recente alluvione in Liguria. La sua esperienza avuta in seno alla Commissione antimafia contro le ecomafie, fa ben sperare anche il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, per vedere pienamente inseriti i reati ambientali nel codice penale.
Un compito davvero probante, in un dicastero fondamentale per disegnare una nuova Italia, mai come ora necessaria, ma con una preoccupante penuria di risorse, con un bilancio ridotto quasi a un terzo rispetto a quello che aveva appena nel 2009. Importante anche l’indicazione del WWF che fa notare come “Con 468 milioni di euro, quello dell’Ambiente è di gran lunga il dicastero con meno risorse tra quelli con portafoglio”, incitando però il neoministro a difenderne l’autonomia e lo spazio istituzionale.
Profilo breve del nuovo ministro: Andrea Orlando è nato a La Spezia l’8 febbraio 1969. È uno dei cosiddetti “giovani turchi” del Pd. Ha cominciato l’attività politica giovanissimo, diventando segretario provinciale della Fgci a trent’anni, nel 1989.
Nel 2006, come responsabile dell’organizzazione, entra a far parte della segreteria nazionale del partito (Ds) e viene eletto nelle liste dell’Ulivo. Alle politiche del 2008 viene rieletto per il Partito Democratico alla Camera. Nel gennaio 2011 Bersani lo nomina commissario del Pd di Napoli. Dal punto di vista ambientale ha ripresentato, all’inizio di aprile, una proposta legge sulla pulizia dell’alveo dei fiumi, che gli fu respinta nel 2010.
Che dire caro Ministro, oltre ad un sentitissimo “buon Lavoro”, spero tanto che lei possa mettere in tutto quello che fa, tanta contagiosa passione che anima chi ha veramente l’ambiente nel cuore, e che io sento profondamente dentro di me, nella consapevolezza dei tanti, tantissimi ostacoli da superare, sperando che questa sua tappa non sia da lei vista come un qualcosa semplicemente di passaggio o di interlocutorio, perché è capitato lì. Un tema quello energetico-ambientale che possiede tutti gli elementi ed anche di più, per permettere di vedere integralmente ed in tutta la sua pienezza quel “bene comune” per l’Italia, non più dichiarato ai quattro venti, ma tradotto in azioni concrete ed efficaci, che una persona giovane come lei ha ulteriori e maggiori motivi per perseguire. Ambiente ed energia in Italia attendono ancora  “Capitani Coraggiosi”: di nuovo buon lavoro.

Sauro Secci

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