Rapporto ISPRA fa la radiografia delle emissioni climalteranti in Italia: in calo senza entusiasmi

gas-serraCome ogni anno, a livello europeo è tempo di bilanci sulle emissioni totali dei sei gas serra (vedi figura sotto), i cosiddetti GHG (GreenHouse Gas) con la CO2 a fare da tracciante guida in questa classifica, per la sua stretta correlazione con l’utilizzazione di combustibili di matrice fossile. Un indagine che si basa sulla implementazione, nata nel corso dell’ultimo quindicennio, e che, nella mia esperienza in ENEL, ho avuto modo di seguire in tutti i suoi passaggi. Fu la Direttiva 96/61/CE, definita IPPC (Integrated Prevention Pollution Control), che prevedeva un approccio integrato agli inquinamenti, a prevedere, su base europea il Registro EPER (European Pollutant Emission Register), alimentato da registri nazionali, istituiti in quella occasione, in ciascun paese membro, i cosiddetti INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) che ha lo scopo di censire emissioni e sorgenti inquinanti in aria ed in acqua, caratterizzate dalla appartenenza a specifiche categorie produttive a significativo impatto. INES è alimentato a sua volta da Inventari Regionali di Emissioni e Sorgenti inquinanti, inizialmente chiamati IRES, con le regioni italiane che si occupano del collezionamento dei dati provenienti dai soggetti emissivi dei territori. Tutto questo è il risultato di un approccio integrato alla gestione ambientale che coinvolge i governi, le industrie e il pubblico e dà la possibilità a quest’ultimo di esercitare il proprio diritto di accesso ad informazioni ambientali in maniera semplice attraverso la moderna tecnologia, sancito, nella Comunità Europea da un documento guida, stipulato il 27/5/1994 come la Carta di Alboorg (nome della cittadina danese dove è stato promulgato). Con il DPR 157 del 11/7/2011 è stato istituito il E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register) che riorganizzerà tutti i dati nazionali presenti nel registro di provenienza INES che contiene dati dal 2002. Un sistema ancora in evoluzione e che vedrà a breve, con l’emanazione del Decreto Legislativo n. 30 del 13 marzo 2013, l’istituzione di un Sistema Nazionale, National System, relativo all’inventario delle emissioni dei gas-serra (vedi figure seguenti con la schematizzazione delle dinamiche di formazione ed azione dei gas serra sulla componente atmosferica col il bilancio termico alla base del global warming (riscaldamento globale), seguita dall’elenco dei sei gas serra considerati).

Greenhouse_Effect.svg

Fonte Wikipedia

climarlteranti
Un sistema, come dicevamo, che permette ogni anno di fare una fotografia piuttosto fedele sull’andamento delle emissione climalteranti e su dove e come stiamo andando.
Ma vediamo i risultati del 2011, appena ufficializzati dall’ISPRA. In Italia le emissioniispra espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 2,3% nel 2011 rispetto al 2010 e del 5,8% rispetto all’anno baseline 1990, a fronte di un impegno nazionale di riduzione del 6,5% entro il periodo 2008-2012. Questo è il dato comunicato dall’Ispra nell’ambito della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (UNFCC) e del Protocollo di Kyoto che, in accordo ai suoi compiti istituzionali, accompagnato dalla presentazione dell’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra per l’anno 2011 “Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2011. National Inventory Report 2013“.
Navigando tra i dati, tra il 1990 e il 2011 le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto sono passate da 519 a 489 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, ottenuta principalmente attraverso la riduzione delle emissioni di CO2, che hanno un peso complessivo sul totale di ben l’85%, risultando inferiori del 4,7% nel 2011 rispetto al 1990 (vedi grafico seguente).

emissioni-ITA-1990-2011 (1)

Venendo alle stime preliminari di emissioni di gas serra per l’anno 2012 farebbero intravedere una ulteriore diminuzione del 4,2% rispetto all’anno precedente, anche a causa del protrarsi della profonda crisi in atto, con riflessi molto negativi sulle attività economiche. Per il 2102, i dati preliminari evidenziano una riduzione delle emissioni del 9,8% tra il 1990 e il 2012, equivalenti a 50,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (Mt CO2eq). Sulla base dei criteri di elaborazione dei valori obiettivo del Protocollo di Kyoto, elaborato sulla base della media delle emissioni del quinquennio 2008-2012 e tenendo conto delle stime preliminari per il 2012, pari a 468,1 Mt CO2eq, la media annua delle emissioni di gas serra nel periodo 2008-2012, pari 497,8 Mt CO2eq, risulta superiore di 14,6 Mt CO2eq rispetto all’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto. Una stima, quella del gap effettivo calcolato secondo le regole previste dal Protocollo (EU Emissions Trading Scheme) è realmente pari a 22,8 Mt CO2eq.
Ispra rileva in tal senso che “rispetto alle stime degli anni passati tale gap risulta attualmente di entità ridotta e tale da consentire all’Italia di raggiungere l’obiettivo di Kyoto con uno sforzo limitato attraverso l’utilizzo dei crediti consentiti dai meccanismi flessibili del Protocollo (Emissions Trading, Clean Development Mechanisms) e dei crediti derivanti dalle attività forestali”. Proseguendo l’analisi, l’Istituto spiega che “la riduzione riscontrata a partire dal 2008 è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica che della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell’efficienza energetica”.
Passando alle emissioni da industrie energetiche e manifatturiere, nel periodo 2008-2011 hanno registrato una incidenza media del 58,8% delle emissioni nazionali, evidenziando una riduzione delle emissioni del 15,5%, con le emissioni degli altri settori si riducono del 5,1%. Molto significative ed emblematiche, nel settore industriale, le emissioni reltive al comparto della produzione del cemento, che nel 2008 avevano un peso del 45,2% dell’intero settore, oggi in declino di ben il 22% nel periodo 2008-2011 (vedi grafico seguente).

emissioni-ITA_1990-2011_per-settore

Una occhiata anche agli altri gas serra climalteranti, con le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) che si sono attestate rispettivamente a circa il 7,5% e 5,5% del totale, entrambe in calo sia per il metano (-16.4%) che per il protossido di azoto (-28.1%). Gli altri tre gas serra, gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) e esafluoruro di zolfo (SF6), minimali nel peso complessivo totale dei GHG, registrano un peso complessivo sul totale delle emissioni variabili tra lo 0,1% e l’1,9%; con le emissioni degli HFC che evidenziano una forte crescita, e le emissioni di PFC in controtendenza alla decrescita, rallenta invece l’incremento dell’Esafluoruro di zolfo (SF6).

Industrie energetiche e trasporti in vetta ai settori contribuenti al oltre la metà delle emissioni climalteranti in Italia, con trend in crecsita per i trasporti, che fanno registrare in incremento del 15,4% rispetto ai livelli del 1990 a causa dell’incremento delle mobilità di merci (vedi post “Merci su rotaia: Italia fanalino di coda europeo”) e passeggeri.

  • Settore Trasporti: Riguardo al trasporto su strada, per esempio, le percorrenzetrasporti complessive (veicoli x km) per le merci hanno visto un incremento di addirittura il 44%, a cui a corrisposto un incremento del 36% del trasporto passeggeri. Nonostante questo si riscontra però per il secondo anno consecutivo, imputabile alla crisi economica, una riduzione delle percorrenze di merci e dei consumi energetici del comparto, dopo il picco avvenuto nel 2007, proprio prima che la lunga crisi attuale iniziasse a manifestare i suoi lunghi effetti.
  • Industrie energetiche: passando alle industrie energetiche, ISPRA registra che nelostiglia 2011 le emissioni hanno fatto registrare una diminuzione del 4,4%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178,4 a 227,7 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218,7 a 313,8 TWh. L’analisi delle emissioni di CO2 per unità energetica totale, evidenzia che l’andamento delle emissioni di CO2 negli anni ‘90 si è fedelmente attestato sull’andamento dei consumi energetici e solo negli ultimi anni si evidenzia un fenomeno di disaccoppiamento delle curve, imputabile prevalentemente alla sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio (petrolio) con il gas naturale nella produzione di energia elettrica e nel comparto industriale ad un incremento e maggior ricorso all’utilizzo di energie rinnovabili.
  • Residenziale: nel periodo 1990-2011, le emissioni energetiche nel settorecondomini residenziale e dei servizi ha fatto registrare un incremento del 9,7%. A questo proposito, ISPRA fa osservare come, in Italia, il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 mentre la dinamica di crescita delle emissioni, in termini strutturali, è correlata invece all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali.
  • Industrie manifatturiere: le emissioni del settore dell’industria manifatturiera,manifattura fanno registrare una netta diminuzione di ben il 29,6% rispetto al 1990 prevalentemente in considerazione dell’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e per gli ultimi anni a seguito del calo della produzione industriale.
  • Grandi Processi industriali: relativamente al settore dei processi industriali, Ispraterni-industrie-chimiche registra nel 2011 una diminuzione delle emissioni pari al 17,4% rispetto al 1990. Un peso fondamentale nel contesto generale di riduzione è costituito senza dubbio dalla forte delle emissioni di protossido di azoto N2O scese nel settore chimico addirittura del -95,5%, grazie all’adozione delle migliori tecnologie disponibili di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico. Un segnale di forte impulso che la chimica italiana ha dato in questi ultimi anni anche grazie oltre che alle certificazioni ambientali di processo come ISO 14001 ed EMAS, anche dall’adozione da parte della chimica mondiale del Programma Volontario “Responsable Care” (link sito), basato sull’attuazione di principi e comportamenti riguardanti la Sicurezza e Salute dei Dipendenti e la Protezione Ambientale e sull’impegno alla comunicazione dei risultati raggiunti, verso un miglioramento continuo, significativo e tangibile a cui ha aderito anche la nostra FEDERCHIMICA nazionale. Sul fronte delle emissioni dei gas fluorurati invece, con particolare riferimento a quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, questo sono aumentate addirittura del 252,1% dal 1990.
  • Agricoltura: In questo fondamentale settore ddi attività, le emissioni hannoagri registrato una diminuzione del 17,7% tra il 1990 e il 2011. Il principale fattore di riduzione è costituito dalle emissioni da fermentazione enterica (-12,4%) e dalle deiezioni animali (-21%) a fronte della diminuzione dei capi allevati, prevalentemente bovini e vacche da latte, e grazie ad una minor ricorso a fertilizzanti azotati, anche le emissioni dai suoli agricoli hanno registrato una dimunzione pari al -21,1%. Fondamentale in questo quadro di miglioramento dello scenario emissivo agricolo, degli ultimi anni, il grande incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici cogenerativi (energia elettrica e calore), evitando così emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse deiezioni.
  • Rifiuti: il settore dei rifiuti, grazie ad una seppure lentissima migrazione verso sistemiEating_rifiuti_7 integrati di raccolta (vedi post “Gestione dei rifiuti urbani in aree metropolitane: modelli europei a confronto”) fa registrare una riduzione delle emissioni pari al 15,9%, con una tendenza ulteriore al ribasso nei prossimi anni, a fronte della riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e al pieno recepimento del D.Lgs. n. 36/2003 che ha recepito la Direttiva 1999/31/CE meglio nota come “Direttiva Discariche.

Un documento sinottico di grande respiro che fa una fotografia del quadro emissivo del nostro paese a cavallo di una morsa tra la profonda crisi di sistema in atto ed la ricerca di nuovi equilibri energetico-ambientali, che, pur non mancando di far registrare i primi significativi segnali, delineano un quadro in cui vi è ancora moltissimo da  fare e da tradurre in strategie integrate di intervento, per le quali credo però sia necessario lo sviluppo di nuove consapevolezze da parte anche dei decisori politici, ancora troppo ancorati a schemi di sviluppo derivanti da gestioni che appartengono oramai al passato e che credo siano  già ampiamente superate, come si sta dimostrando sul campo dei fatti e delle cose.

Sauro Secci

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