In questi giorni bui per l’Italia un amico pieno di luce che ci regala ogni giorno la sua “vita straordinaria”

wolfgangChissà perché, ma stamattina, reduce dalle incredibili scene televisive che questi giorni ci hanno tristemente “regalato” (ne avremmo fatto molto volentieri a meno) buona parte della nostra classe politica culminata con gli applausi all’appena rieletto Presidente Napolitano, quasi a coprire le sue durissime e più che legittime bacchettate rivolte proprio alla loro inettitudine, mi viene voglia di volare più in alto, ed in questo senso mi aiuta un fraterno amico che porto nel più profondo del cuore e che, con la sua testimonianza di vita, mi ha riaperto nuove praterie per camminare insieme i sentieri della vita. Si tratta di Wolfgang Fasser,  mio coetaneo, fisioterapista, musico-terapeuta svizzero (foto sopra) cieco dall’età di 22 anni per una patologia degenerativa a carico della retina, ma oramai casentinese honoris causa, dal momento che vive da molti anni la sua straordinaria testimonianza di vita, mettendola a disposizione di chi voglia, nelle splendide colline che sovrastano Poppi, presso l’antico Eremo di Quorle. Un Pieve_di_romenaEremo quello di Quorle, incastonato nel mistico Casentino (con La Verna e Camaldoli lì a due passi), piccola stella della meravigliosa costellazione della “Fraternità di Romena” presso l’omonima, antica, Pieve Romanica, fondata, oramai 22 anni fa, da un caro, vecchio amico e compagno di scuola di tanti anni fa Don Luigi Verdi, che non smetterò mai di ringraziare abbastanza e che l’ha trasformata in questi anni, come lui la definisce, in “un Porto di Terra” per l’uomo moderno alla ricerca delle sue tracce perdute per continuare il cammino. Ma torniamo al caro Wolfgang, ed a quello che luimember_wolfi_02 ha inciso sul mio percorso di vita, rimandando approfondimenti biografici di questa “vita straordinaria” a due splendidi documenti filmati in calce al post. Nella mia evoluzione di vita, Dio mi ha dato la fortuna di appassionarmi fin da giovane alle tematiche ambientali, in un periodo come gli anni ’70, in cui la coscienza ecologica, sulle spinte del ’68, era solo agli albori. Una passione quella per l’ambiente, che ho sentito fortissima e dirompente fin da subito, lavorando in quella straordinaria fucina di discipline, competenze ed uomini che è il mondo dell’energia. Un momento, quello di quegli anni per l’energia nel nostro paese, che vedeva una preponderanza delle fonti fossili come petrolio e carbone, con la vicenda nucleare italiana a cavallo della esplosione di Chernobyl in pieno svolgimento. Le fonti energetiche sostenibili e pulite storiche, come idroelettrico e geotermico, non erano ancor affiancate dalla impetuosa avanzata di oggi di un grande esercito corale, arricchito di tante nuove anime energetiche pulite, tutte celebrate, nessuna esclusa, insieme all’acqua ed al fuoco dal poverello di Assisi in quella opera-omnia ecologica che è “Il cantico delle creature”, come sole e vento, basi della evoluzione delle civiltà sul nostro pianeta. Io, trovandomi ad operare nell’ambito delle energie “sporche”, come petrolio e carbone (allora il gas era ancora da divenire), mi sono trovato ad operare con passione ancora maggiore, insieme a tanti indimenticabili fratelli, compagni di percorso, nel controllo dell’inquinamento atmosferico. Si è trattato di un approccio, pur se stimolante, che mi ha portato a vedere la dimensione ambientale, sul fronte massimo della antropizzazione e della pressione ambientale, fatta di rumori, emissioni di ogni genere, di ricerca continua della migliore situazione di compromesso e di mitigazione, governando i sempre più difficili processi industriali nelle aree più degradate del paese, dove, negli anni ’60 si erano realizzate autentiche ed assolutamente insostenibili concentrazioni di impianti in aree ad alta vulnerabilità ambientale. Ricordo fra tutte quella di Priolo Gargallo in Sicilia, appena a due passi da quella assoluta oasi di arte paesaggio e bellezza naturale che è la splendida Siracusa patria di Archimede col suo culmine nell’isola di Ortigia. Tutto questo con davanti un termine, chiamato “limite”, un termine cassato brutalmente dai dizionari della civiltà consumistica ed imperialistica che domina il mondo, assurta negli ultimi decenni alla negazione dell’essenza della natura umana, in barba alle oggettive limitazioni naturali insite nel nostro pianeta oggi materializzatasi nella crisi dai profondi caratteri ecologici attuale. Essendo state le misure di parametri ambientali l’essenza della mia esperienza professionale mi viene naturale, per introdurre l’opera di Wolfgang su di me, la metafora dello strumento di misura. Per misurare una grandezza, bisogna conoscerne le dinamiche, scegliere uno strumento di misura adeguato a misurarla e calibrarne la scala, definire cioè le soglie minima e massima di rilevabilità. La mia scala interiore del sentire ambientale l’avevo già maturata sul campo, ma era desolatamente aperta se non provvedevo a fare, quello che in gergo gli strumentisti definiscono lo “zero”, cioè il “fondo”, la base naturale che il Creatore ci ha dato. Ed è proprio questo tassello mancate che il caro Wolfgang mi ha regalato, attraverso le straordinarie camminate notturne nel bosco con lui che conduce gruppi di adulti o di bambini, guidandoci tra il silenzio ed il fondo naturale di uccelli, ungulati e quant’altro, con un religioso rispetto per il Creato che trasuda davvero tanto stupore, bellezza, riconciliazione. Un splendida definizione di queste sensazioni, sperimentata anche in alcune memorabili camminate bibliche notturne vissute con il caro Don Luca Buccheri, c’è l’ha regalata proprio in questi giorni Massimo Orlandi, animatore e cuore pulsante della Fraternità di Romena, in un post del blog della stessa “Prendi il Largo“, di cui è curatore (vedi post), con una definizione topica di quei momenti “quel camminare nel buio con i piedi e con gli orecchi“.    Caro Wolfgang con la tua opera sei riuscito a calibrare il mio strumento per vivere e di questo ti sono grato, facendomi scoprire l’ascolto della natura e dell’ambiente, quello “zero” fondamentale per capire meglio tutto il resto e sopratutto me stesso con tutte le mie insicurezze e le mie paure. Se penso poi che il luogo in cui si è svolto tutto questo, è quella che io considero la forma più alta di ecosistema come il bosco ho detto proprio tutto. Un elemento il bosco che pratico fin da bambino con mio padre, per questa mia viscerale passione per la micologia e per lo straordinario regno dei funghi, direi quasi un alibi in più per raggiungerlo nei momenti tanto frequenti di esigenza di rigenerazione e riconciliazione. Uno straordinario rifugio il bosco, in un mondo ingiusto e mistificante, dove appena entri ti senti subito quel gran senso di eguaglianza. Per definire questa straordinaria sensazione di eguaglianza che il bosco mi da, mi viene incontro il grande Padre Ernesto Balducci con questa sua definizione “Mettete nel deserto un barbone e il più ricco capitalista: sono uguali, non c’è differenza. Le differenze sono nella città“.   Ma la tua opera nei miei confronti, caro Wolfgang non è finita qui. Tu hai un altro grandissimo merito, quello di lavorare fortemente contro una visione antropocentrica del creato a vantaggio di una coesistenza, in barba a tutte le convenzioni che ci hanno insegnato, con tutto il regno animale e vegetale con il quale condividiamo il nostro pianeta. Una autentica lezione di ecologia di fronte alla quale mi inchino, quando in un campo di lavoro, questa estate, abbiamo costruito una area sassosa per i rettili, dai quali ci separano incredibili ed atavici tabù. Un tema che da appassionato ambientale mi riporta a ricongiungermi, concludendo, alla dimensione professionale dalla quale ero partito, visto che proprio in questi giorni ho parlato della importanza fondamentale di bio-indicatori animali e vegetali, cioè di esseri viventi, come le api, in costante diminuzione in tutto il pianeta, o ancora i rospi o i rettili, visti dall’immaginario collettivo in una ottica deforme, autentici sensori ed alleati per dirci il livello di vivibilità del nostro amato ma vilipeso pianeta (vedi post  “A rischio le api: il più grande sensore ambientale planetario). Grazie ancora di esistere caro Wolfgang, sperando di potermi sdebitare in qualche modo. 

  • Documentario “Invisibile agli occhi” a cura di Massimo Orlandi e la realizzazione di Mauro Ciutini (Studio Bilbo)

  • Servizio TG3-Persone “Insieme nel buio”, camminata notturna nel bosco guidati da Wolfgang “con i piedi e con le orecchie”

Non posso non concludere questo doveroso e grato ringraziamento al nostro Wolfgang, con questa piccola perla musicale che parla di Africa, di cui lui ogni anno riporta perle di ricchezza e di saggezza in quantità a fine inverno, al suo ritorno dal Leshoto, un piccolo paese enclave nel Sudafrica, dove da molti anni, per quasi tre mesi si occupa della formazione dei pochissimi fisioterapisti di quel poverissimo paese. Si tratta di un grandissimo artista zimbawese, Oliver Mtukudzi, che proprio Wolfgang mi ha dato la gioia di conoscere nelle belle condivisioni di Quorle, in questa splendida versione live di Neria

Sauro Secci

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