Giornata Mondiale della Terra: la nostra casa ci chiede attenzione

earthday2013-logoSi celebra oggi la 43° Giornata Mondiale della Terra e non mancano certo, come sempre le riflessioni sugli ulteriori interventi necessari per la sua tutela e conservazione sul piano dei cambiamenti climatici e quindi del controllo della concentrazione di CO2 in atmosfera, sottoposta a notevolissime accelerazioni, negli ultimi decenni, e con l’industria dei combustibili fossili orientata scelleratamente ad investimenti assolutamente incompatibili con la crisi climatica in atto. Un autentico suicidio collettivo che rischia di trascinarsi dietro proprio quella finanza mondiale sempre più autoreferenziale e disattenta alle sorti dell’umanità. Una industria quella mondiale dei combustibili fossili, impazzita verso l’abisso, dal momento che sono programmati investimenti per 6.000 miliardi $ nel prossimo decennio alla ricerca di nuove riserve, sempre più impervie e meno accessibili. Una manifestazione l’Earth Day che, alla sua prima edizione vide lo svolgimento in molte città degli Usa con varie iniziative colorate di sensibilizzazione sui problemi dell’inquinamento dell’aria e dei rifiuti con la coscienza ecologista ancora agli albori, ma con un grande messaggio che evidenziava forte l’esigenza di dare origine ad una risposta complessiva ai problemi ambientali. Una coscienza che, partita dall’inquinamento locale, legato direttamente alla salute umana, si è arricchito, strada facendo proprio della dimensione globale, quella cioè legata al cambiamento del clima dell’intero nostro pianeta indotto proprio da quelle stesse attività umane alla base dell’inquinamento locale. A 43 anni della sua istituzione, la ricorrenza vede oggi una emissione cumulata di gas climalteranti in atmosfera che tra il 1970 ed oggi ha superato quella intera prodotta dall’uomo nei secoli precedenti.  Un corsa, quella della CO2, che non sembra arrestarsi, ora che anche paesi come Cina, India tra gli altri, hanno intrapreso spediti percorsi più o meno sostenibili di sviluppo, nonostante gli accordi internazionali (sovente piuttosto deludenti) e gli impegni di riduzione di singoli paesi. La concentrazione di CO2 in atmosfera infatti registra una accelerazione anche nell’ultimo decennio (2003-2012), facendo registrare un incremento annuo di 2,1 ppm, contro i 1,7 ppm/anno del decennio precedente. Tutto questo nonostante le ripetute indicazioni della comunità scientifica di non superamento della soglia di 450 ppm, limite per evitare conseguenze irreversibili e catastrofiche e la presa d’atto da parte di tutti gli Stati per un accordo in tal senso, con un trend che punta invece dritto proprio verso quella soglia, visto che entro i prossimi 2-3 anni avremo raggiunto la soglia fisiologica dei 400 ppm, che potrebbe portare alla violazione della soglia nel 2025.

lord_sternRitornando alle fonti fossili però, proprio in questa ricorrenza, un interessante Rapporto coordinato dal grande esperto, economista inglese Lord Nicholas Stern, già Chief Economist della Banca Mondiale, dal titolo “Unburnable carbon 2013: Wasted capital and stranded assets”, scaricabile in calce al post, e che lancia il suo allarme alle multinazionali di petrolio, gas e carbone.
Lo studio trae spunto proprio dalla raccomandazione IEA (International Energy Agency) di non superamento della soglia dei 450 ppm, per dire decisamente che due terzi delle riserve note di combustibili fossili non potranno essere utilizzate, ammonendo le società coinvolte alla affannosa ricerca di nuove riserve, pena la evocata crisi del mondo della finanza, con enormi volumi di risorse virtuali che hanno destabilizzato il mercato e ne sappiamo davvero qualcosa anche sulla nostra vita.
Un fenomeno, secondo Stern, che potrà non risparmiare i combustibili fossili come rilevava,bolla solo poco tempo fa il gruppo HSBC, in uno studio recente che avevo affrontato anche qualche mese fa (post “La finanza e la bolla della CO2”) e che rileva come il 40-60% della capitalizzazione delle società petrolifere sia a rischio a causa della potenziale “bolla del carbonio”. Inequivocabili al riguardo anche le rilevazioni di Bank of England, che evidenzia come il collasso delle azioni delle multinazionali petrolifere e del carbone avrebbe serissime e non meglio prevedibili negative ripercussioni nella City finanziaria con gli stessi Fondi Pensione che hanno in portafoglio azioni di queste compagnie iniziano a considerare il rischio che corrono.
Dopo queste lugubri e poco auspicabili strade da percorrere, dopo ricerche estreme di petrolio non convenzionale in situazioni estreme ed in zone ad altissima vulnerabilità, o l’estrazione di gas non convenzionale da sabbie e scisti bituminosi, con tentativi che dal Nord America (Usa e Canada) si vanno propagando anche alla nostra Europa con la connivenza complice dell’Italia (vedi post “La follia dei giacimenti di gas non convenzionale…”), è oramai in corso inarrestabile, cerchiamo di ritrovare la giusta serenità di celebrazione di questa giornata, riferendoci all’inesorabile ed inarrestabile percorso che si è messo in moto verso un modello energetico distribuito e partecipato attivato fortemente da un gruppo sempre più agguerrito di energie rinnovabili e da tecnologie sempre più performanti di efficienza energetica (vedi post “Modello energetico distribuito:trasformazione inesorabile) che potranno davvero rappresentare sempre più opzioni tecnologiche e di governo del territorio economicamente valide nella direzione della diminuzione delle emissioni climalteranti e nei bilanci economici dei paesi, provvidenzialmente messe in risalto proprio dalla attuale crisi economica, che, non si illudano gli economisti più oltransisti, potrà essere affrontata solo attraverso una profonda riflessione sull’attuale modello di sviluppo e sui nostri stili di vita (vedi post “Impronta ecologica: una riflessione sugli stili di vita”). Una giornata davvero utile per tante riflessioni importanti sul nostro percorso contestuale in un momento delicatissimo generale ma ancor più particolare del nostro paese con profonde correlazioni aggiuntive.

Uno spazio, in conclusione, anche per le nostre azioni individuali che ogni hanno vengono riportate all’attenzione nel celebrare la nostra abitazione comune riepilogate in 15 differenti azioni virtuose, qui aggregate in ordine diverso:

  • mangiare piu’ frutta e verdura, che presentano un minore impatto ambientale;
  • riciclare l’olio delle fritture portandolo alle isole ecologiche, perche’ 1 kg di olio disperso nell’ambiente inquina mille metri cubici di acqua (vedi post “dopo la frittura l’olio prende il volo….);
  • risparmiare acqua, verificando la tenuta dei rubinetti chiudendoli quando ci si lavano i denti o ci si insapona sotto la doccia, considerando che in 4 minuti se ne vanno via 50 litri di acqua;
  • riciclare il vetro, che consente un risparmio annuo di 400 tonnellate di petrolio;
  • riciclare la plastica, di cui produciamo 30 kg procapite all’anno;
  • riciclare la carta, per salvare gli alberi risparmiando acqua e luce;
  • riciclare i pneumatici;
  • fare la raccolta differenziata dei farmaci, che possono inquinare;
  • massimizzare l’uso delle batterie ricaricabili nelle apparecchiature elettroniche;
  • Risparmio energetico in ambito della elettronica e della microelettronica spegnendo gli standby di televisori e dvd e staccando i caricabatterie dalla prese; Interessante la notazione per i Pc, dove, se 100 italiani li spegnessero durante la pausa pranzo, eviterebbero di immettere in atmosfera 8 kg di CO2;
  • non abusare nell’uso di condizionatori durante il periodo estivo, evitando di tenerlo acceso tutta la notte; 
  • azioni sulla mobilità enfatizzando l’uso dei mezzi pubblici: 10 km percorsi in autobus invece che in auto evitano l’emissione di oltre 1,5kg di CO2.

Concludo con uno stupendo video sulla Gionata Mondiale della Terra “l’unica insostituibile che abbiamo.

Sauro Secci

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