Dopo la frittura, anche l’olio prende il volo

recupero_oliSolo pochi giorni fa abbiamo parlato di uno dei capostipiti trai Consorzi Obbligatori per il recupero dei rifiuti, specificatamente quello degli oli minerali usati (per uso industriale), il COOU (vedi post precedente) ed oggi vorrei portare all’attenzione un altro grande fronte di virtuosità, relativo, questa volta, agli oli vegetali esausti, quelli per suo alimentare utilizzati per friggere o per la conservazione dei cibi, che non poco pregiudizio arrecano agli ecosistemi, soprattutto a quelli acquatici, se dispersi liberamente nell’ambiente. Un prodotto, l’olio vegetale, che, portato alle alte temperature necessarie per friggere, modifica la sua struttura polimerica, ossidandosi ed assorbendo le sostanze inquinanti derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari, divenendo, una volta esaurita la funzione alimentare, una sostanza che ha praticamente perso tutto della sua originale purezza e genuinità e quindi un pericoloso contaminante. In Italia, secondo stime abbastanza recenti del Ministero della Sanità, vengono immessi ogni anno al consumo, sia direttamente come olio alimentare o perché presenti in altri alimenti, circa 1.400.000.000 Kg di olio vegetale (circa 25 Kg/anno p.capite), che portano un residuo esausto superiore al 50%. Per anni, ed ancora oggi purtroppo, abbastanza diffusamente a livello domestico, gli oli vegetali esausti vengono gettati negli scarichi domestici e immessi nel sistema fognario, arrivando ai depuratori, determinandone un notevolissimo decadimento di efficienza sia funzionale ma anche energetica nello stesso processo di depurazione, se si pensa che per depurare 1 Kg di olio vegetale usato sono necessari almeno 2 KWh, con un rilevante costo di smaltimento che può raggiungere anche 0,40€/Kg. Dopo la nascita di un apposito Consorzio, il il C.O.N.O.E. (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento Oli e grassi vegetali e animali Esausti) (link sito), costituitosi ai sensi del D.lgs. 22/97 art. 47 il 1° ottobre 1998, operativo dal 2001, e pur essendoci negli ultimi anni, un numero sempre maggiore tra le aziende preposte alla gestione del ciclo integrato dei rifiuti, di quelle che hanno implementato un sistema di raccolta degli oli alimentari esausti attraverso isole ecologiche centralizzate, od altre realtà affidate a piccole imprese private che spesso non danno garanzie di avvenuto corretto smaltimento, conferendo per esempio ai mangimifici il prodotto tal quale, in aperta violazione alle attuali normative e grave rischio per la salute degli animali, la raccolta di tali oli è ancora oggi piuttosto bassa in Italia.

oli-esausti-movimento-5-stelle-napoli-2Un percorso straordinario, quello del corretto smaltimento e la successiva rigenerazione, visto il grande valore energetico ed economico degli oli alimentari esausti, potendo dare origine a nuovi prodotti come biodiesel, sapone, cere, e la valorizzazione energetica sia elettrica che termica attraverso la cogenerazione. Per quanto attiene i dati sulla raccolta, in Italia, secondo i dati dello stesso CONOE che abbraccia oramai oltre a raccoglitori e riciclatori/trasformatori, un amplissimo fronte di produttori di oli esausti che raccolgono associazioni di categoria degli esercenti, grande distribuzione, etc., in Italia vengono raccolti ogni anno circa 50 mila tonnellate all’anno di oli 421_conoe_320esausti. In questo momento, come spiega il Presidente CONOE Tommaso Campanile, “la raccolta e il riciclo avvengono soprattutto per l’olio esausto derivante da attività professionali, come ristoranti, mense, industrie alimentari. La raccolta domestica è invece sporadica ed effettuata per iniziativa di singoli comuni ma non è messa a sistema”. Davvero una bella fetta mancante, dal momento che, secondo il Conoe, su 280 mila tonnellate di rifiuto prodotto ogni anno ben 160 mila provengono dal consumo domestico. Da qui l’importanza di rafforzare un servizio di raccolta efficiente, organizzato e controllato. Interessanti alcune belle, seppure sporadiche esperienze, dei soliti comuni virtuosi italiani, speriamo sempre di più, come quello di Corchiano (Viterbo), che ha avuto anche un riconoscimento con “Un bosco per Kyoto” per essersi distinto per le sua azioni sulla sostenibilità, tanto importante come valore testimoniale per arrivare alle famiglie, tra cui proprio il recupero dell’olio esausto delle fritture per produrre biodiesel per l’alimentazione dei propri scuolabus. Come riferimento di un corretto ciclo di raccolta, ecco questo interessante video, relativo ad una realtà di recupero, che spiega bene l’assetto di una buona organizzazione di raccolta.

Sono poi in corso anche progetti comunitari molto importanti per la promozione della corretta gestione degli oli alimentari esausti come il Recoil (RECovered waste coking OIL for combined heat and power production) (link sito), progetto finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma LIFE+ e condotto da AzzeroCO2, lo stesso Conoe, Legambiente, Kyoto Club e Cid Software (nella figura seguente una schematizzazione di progetto).

RecOil_Graph

Il progetto, che si protrarrà fino al 2015, è finalizzato alla realizzazione di un sistema ottimizzato per la raccolta porta a porta dell’olio vegetale esausto in due comuni pilota, con caratteristiche territoriali diverse come come il comune toscano di Castell’Azzara (Gr) (1500 abitanti), alle pendici del Monte Amiata e Forlimpopoli (Fc) (13000 abitanti). Un progetto davvero di ampio respiro come sottolinea Stefano Ciafani, Responsabile scientifico di Legambiente, sottolineando che “L’obiettivo è evitare gli sversamenti in fognatura e la dispersione in ambiente e sensibilizzare i cittadini, creando anche nuovi posti di lavoro con il porta a porta”. Secondo Ciafani, “Le quantità di olio esausto nelle case sono singolarmente poco significative ma diventano grandi sommate le une alle altre. E possono trasformarsi in una risorsa utile a produrre energia rinnovabile”. Il fine ultimo nei distretti pilota, infatti, è far confluire l’olio in un impianto di cogenerazione, da realizzare in un’area industriale, e usarlo come combustibile per produrre energia elettrica e termica, inoltre, continua Ciafani “il calore termico residuo derivante dalla combustione può a sua volta essere convogliato nelle industrie vicine e sfruttato per le attività produttive che richiedono una fonte di calore”. Un progetto che, negli intenti dei promotori, potrà essere replicato anche in altri comuni superata la fase pilota e dopo una attenta valutazione dei risultati raccolti, effettuata grazie a un software per la tracciabilità e il monitoraggio della raccolta e stoccaggio dell’olio vegetale esausto realizzato per Recoil.

klmUna nuova interessante frontiera di valorizzazione dell’olio esausto da cucina è rappresentata dall’utilizzo, da anni in via di sperimentazione, come diluente del normale combustibile per gli aerei. Una utilizzazione sperimentata nel corso degli ultimi anni, prima in Europa e poi anche nel resto del mondo, che era stata sempre usata per tratte brevi. Proprio in questi giorni però, la compagnia di bandiera olandese KLM, ha adottato la tecnica per la tratta a lunga percorrenza Amsterdam – New York con un aereo alimentato proprio dal vettore energetico rigenerato. Nel dettaglio, l’olio da cucina rigenerato utilizzato, rappresenta il 25% del totale del combustibile, una percentuale davvero significativa e capace di abbattere enormemente le emissioni, in un settore importante per la riduzione delle emissioni in atmosfera. Nello specifico l’olio raccolto proveniva dai ristoranti della Louisiana. Significativi i riscontri dopo il volo, con la compagnia olandese che ha annunciato che nei prossimi 6 mesi ci saranno altri 25 voli di andata e ritorno che collegano queste due città, ogni giovedì, in modo da far crescere la consapevolezza della clientela che volerà su un aereo alimentato in parte da olio esausto. Il prossimo obiettivo per la compagnia aerea olandese è di aumentare la percentuale di olio, riducendo conseguentemente il ricorso al carburante fossile tradizionale, per avvicinarsi all’obiettivo carbon neutral. Lo sviluppo di questo settore è molto importante perché se funziona per gli aerei in futuro potrebbe essere applicato anche sui mezzi di trasporto terrestri.Secondo un esperto del settore, il Dottor Hartmuth Michel, si tratta di una pratica rivoluzionaria, capace di poter risolvere il problema della crisi energetica nell’aviazione dato che si sa che gli aerei, specialmente su queste tratte, hanno bisogno di tantissimo carburante, e con la scarsità che c’è oggi, prevista in aumento in futuro, si potrebbe trattare davvero di una ottima alternativa. Sicuramente un settore interessante che vede finalmente la presenza anche nel nostro paese di siti capaci di attuare la pratica di rigenerazione e ricostruzione del’olio alimentare esausto, evitando di inviare all’estero l’olio raccolto. Una di queste, è la toscana SILO srl di Firenze (link sito), aderente a CONOE, èLOGO silo copia autorizzata fino dal 1993 dalla Provincia di Firenze a svolgere attività di rigenerazione con recupero di un rifiuto speciale quale l’olio esausto di friggitoria. Per quantitativi trattati e tecnologie applicate la SILO si colloca tra le prime aziende a livello nazionale per la gestione di tale rifiuto. Proprio la Regione Toscana ha finanziato il Progetto OVEST che ha visto impegnati gli amici del Dipartimento di energetica dell’Università di Firenze attraverso CREAR (Centro Interdipartimentale Energie Alternative e Rinnovabili), proprio con l’azienda SILO. Un progetto che si è basato sulla implementazione di nuove tecniche di home.logoricostruzione di oli vegetali grezzi (non biodiesel), ricostruiti tramite esterificazione con glicerolo. Le materie prime sono scarti della produzione degli oli alimentari (acidi grassi liberi) non destinabili ad alimentazione umana. Tecnicamente essendo questi oli prodotti da materie prime ottenute per distillazione, si rilevano particolarmente interessanti, previa rigenerazione, per essere impiegati in motori a ciclo diesel. Davvero ampio il ventaglio degli oli vegetali ammessi al trattamento come:

  • oli acidi di raffinazione di oliva;
  • oli acidi di raffinazione di soya;
  • oli acidi di raffinazione di girasole;
  • oli acidi di raffinazione di palma;
  • oli acidi di raffinazione di cocco;
  • oli acidi di raffinazione di semi misti.

Davvero un altro tassello importante verso la sostenibilità con l’obiettivo di cancellare dal lessico della vita quotidiana il termine “spreco” e soprattutto il termine “dispersione”, quando ad essere destinatario della dispersione è quello stesso ambiente che garantisce la vita a noi ed alle generazioni che verranno. Importante ancora una volta come l’Italia ci sia anche sul piano delle tecnologie, bisognose di essere messe a sistema da chi pianifica o dovrebbe pianificare le politiche ambientali.

Sauro Secci

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