Rapporto Ocse: Politica ambientale in Italia solo in emergenza

ocseIn Italia la parola emergenza, soprattutto se si parla di ambiente e di calamità naturali, ha, ahimè, uno spazio fisso nelle cronache quotidiane, a tal punto che la Protezione Civile Nazionale ha oramai compiti che vanno ben aldilà di quelli istitutivi iniziali. Un prezzo altissimo quello pagato da un Paese che, dovendo sopperire solo in emergenza, agli effetti dei disastri ambientali, necessiterebbe invece di spostare tutte le attenzioni in termini di approccio preventivo, praticamente assenti o ridotte ad azioni estemporanee che rischiano spesso, per questo, di perdere gran parte della efficacia attesa. Proprio alcune settimane avevo analizzato le grandi positive ricadute che un grande piano di messa in sicurezza preventivo dell’intero territorio nazionale avrebbe in un post precedente. Ad evidenziare tutto questo, dandoci anche una misura di massima delle azioni necessarie sul fronte della prevenzione e della programmazione per le problematiche ambientali in Italia, la recente uscita, di uno specifico Rapporto OCSE “Italia 2013”, giunto alla terza edizione. Si tratta di una fotografia delle performance ambientali del nostro paese. Performance fatte di azioni virtuose ma anche di tante, ancora troppe, criticità in termini ambientali e di sviluppo verde, in un Rapporto che evidenzia come, pur crescendo nel 2011 gli investimenti nell’ambito delle energie rinnovabili con un +43% dal 2010 al 2011, non ci sono progressi significativi negli interventi preventivi, come lo stress idrico o il cancro del consumo di suolo (vedi post precedente) con, sullo sfondo, le lobbies del cemento e l’ingombrante presenza delle ecomafie. Le criticità rilevate dall’OCSE sono la logica conseguenza di agende politiche, che hanno relegato troppo spesso ai margini, nell’ultimo decennio, argomenti come la prevenzione ambientale, i cambiamenti climatici e le nuove energie, ai margini delle priorità di sviluppo armonico di un paese che avrebbe tutti gli argomenti per farlo, essendo detentore di una parte preminente del patrimonio, artistico, paesaggistico e culturale dell’intera umanità, autentica vera risorsa “giacimento naturale” del Paese (c’è ancora qualcuno che vede priorità nelle trivellazioni per idrocarburi in mare aperto post “trivelle d’Italia….). Tutto questo sta avvenendo, come rileva OCSE, nonostante che tale obiettivo abbia acquisito maggiore visibilità negli ultimi tempi, dal momento che, nel corso del 2012, il ministero dell’Ambiente ha presentato un ampio piano per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 indicati dalla UE. Per quanto riguarda la Inquinamento_Romaqualità dell’aria, tema che ho ripetutamente trattato in post precedenti, nel periodo 2008-2012 le emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera in Italia, pur registrando una diminuzione superiore alla maggior parte degli altri paesi Ocse, vede tuttavia ancora oltre la metà delle trenta città europee più inquinate appartenenti al nostro paese, ha confermare un deficit enorme da recuperare. Alla base sicuramente, ancora una volta, come per l’energia, una “navigazione solo a vista di breve periodo”, con la mancanza di una visione integrata delle politiche, troppo spesso parcellizzate e di approccio emergenziale non organiche tra loro. 

Tornando alla voce “energie rinnovabili” del Rapporto, il 2011 ha registrato un volume di investimenti pari a rato di 21 miliardi, con un incremento del 43% rispetto all’anno precedente. Importante il contributo del mondo delle imprese, PMI incluse e tanto importanti nel tessuto economico del paese, che hanno investito in progetti legati alla tutela ambientale, all’efficienza energetica, all’uso delle risorse, introducendo innovazioni in termini di tecnologie pulite. Peccato che, secondo il Rapporto, a questa sensibilità non ha corrisposto una adeguata offerta innovativa nazionale, con performance mediocri nei segmenti ad alto valore aggiunto a monte come servizi ambientali ed innovazione ecosostenibile, giudicata mediocre. Una carenza che il Rapporto imputa ad una scarsa del paese in materia di innovazione. Sapendo quante siano le realtà virtuose in questo senso nel nostro paese mi verrebbe di individuare nella difficoltà di fare sistema tra soggetti diversi, la vera carenza italiana.
Per quanto riguarda gli investimenti nei settori delle risorse idriche e dei rifiuti hanno assommato a meno di 5 miliardi di euro nel 2010, con l’avvertimento Ocse che questo rischia di aggravare il cambiamento climatico rendendo ancora più grave lo stress idrico che già affligge il nostro paese.
Il Rapporto tocca poi il punto senza dubbio più dolente del nostro Paese, cioè quello dellediscarica_abusiva eco-criminalità, con il nucleo speciale dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente (Ccta) che ingiungono ogni ogni anno tra 2000 e 6000 multe, con un gettito che va da 2 a 40 milioni di euro, con fino a duecento arresti. Una serie di violazioni che si concentra in attività illecite nel riciclaggio abusivo di rifiuti molto spesso pericolosi, l’inquinamento atmosferico e le costruzioni abusive. Al riguardo, nel 2010 circa i due terzi di questi reati sono stati registrati nell’Italia meridionale.
Il Ministro uscente Clini commentando il Rapporto e ricordando come “Senza la protezione dell’ecosistema non c’è sviluppo”, ha dichiarato che “L’ambiente è fattore di ripresa economica e di crescita. È quanto emerge dal rapporto Ocse, secondo il quale, se non si assume la protezione dell’ambiente come driver, non ci sarà sviluppo”. Clini prosegue sostenendo che “La crescita passa attraverso lo sviluppo di tecnologie e di sistemi che producano energia pulita perché il mercato mondiale oggi ci sta chiedendo questo: chi fa tecnologie per l’energia pulita ha mercato, chi produce con vecchi sistemi è in crisi”.

Link Sintesi 3° Rapporto OCSE Italia 2013 Performance ambientali

Sauro Secci

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7 risposte a Rapporto Ocse: Politica ambientale in Italia solo in emergenza

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