Ciao Enzo: genialità e coerenza allo stato puro

fotoChi segue l’Ippocampo, sa che uno dei miei punti deboli è la musica d’autore, ed oggi, per me, è un giorno triste, perché un altro grande pilastro della musica italiana ci ha lasciato. Infatti, dopo una lunga malattia ci ha lasciato il grande Enzo Jannacci, uno di quegli artisti che non smetti mai di scoprire, proprio perché in continua evoluzione, sempre al confine del cabaret e con una ironia integrale, che riusciva spesso ad emozionare profondamente fino al pianto. Frequentemente, sentendo di altri artisti anche italiani, si sente parlare di frasi del tipo “ha esaurito la sua vena artistica!”. Una frase mai appropriata a Enzo Jannacci, che in ogni momento dei suoi oltre 50 anni di vita artistica è sempre stato una fonte inesauribile. Nel mondo del boom economico, che ha fatto della omologazione e delle convenzioni, il suo cavallo di battaglia, che io personalmente ho tanto sofferto, oggi smascherato (fortunatamente) dalla crisi di sistema che stiamo vivendo, l’opera di Enzo appare oggi ancor più grande, perché fuggente, da sempre, da quei devianti modelli che schiacciano così tanto l’uomo. Mi ricordo da bambino, quando Jannacci appariva in TV, sembrava un personaggio pazzoide, secondo una prima superficiale classificazione, e non poteva essere diversamente. Crescendo ed arrivando alla maturità ed alle soglie della vecchiaia, riesco a godere oggi di tutta la straordinaria opera di questo artista, che è stato accompagnato nel suo percorso da altri grandi personaggi, per me autentici riferimenti come Giorgio Gaber.

Voglio ricordare Enzo con una canzone capolavoro, indimenticabile e che porto sempre nel profondo del cuore, di uno straordinario e particolare romanticismo, in piena era dell’informatizzazione, che non può non ricondurci ad uno dei capostipiti di questo mondo come il telegrafo, attualissima in tempo di crisi, nella sintesi e nella sobrietà ed essenzialità del messaggio telegrafico a cui dobbiamo cercare di tornare per ritrovare l’uomo. Si tratta della poesia “João o telegrafista” del poeta brasiliano Cassiano Ricardo, arrangiata mirabilmente da Jannacci e divenuta così “Giovanni telegrafista”.

Concludo con un’altra perla che parla della superficialità che ha contraddistinto l’uomo moderno nel boom economico

Ciao Enzo, signore di coerenza per tutta una vita, in un mondo che troppo spesso vende la propria dignità anche per un piatto di lenticchie, un altro cantore degli ultimi con leggerezza e profondità.

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