Pannelli fotovoltaici: 31 marzo ora zero per il recupero e il riciclaggio

cobatClientiProprio in concomitanza della Santa Pasqua, in questo fortuito incrocio tra sacro e profano, entro il 31 marzo prossimo, produttori, importatori, distributori e installatori di impianti fotovoltaici devono aderire a un consorzio di smaltimento. Un consorzio che, quando i moduli saranno giunti a fine vita, tipicamente una vita media che si colloca tra i 20 e i 25 anni, dovrà gestire il processo di recupero. Il titolare dell’impianto deve trasmettere il modulo di adesione a uno dei consorzi di smaltimento al Gse, che, nel dicembre scorso ha predisposto un disciplinare tecnico  (link disciplinare sito GSE). Un sistema quello del recupero dei pannelli fotovoltaici che sostanzialmente si configurano come un apparecchiatura RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), alla stessa stregua di cellulari, computer, palmari, etc. che si è messo in moto oramai da qualche anno, prima a ,livello europeo con il Consorzio PV-CYCLE (vedi post “L’ineludibile regola della sostenibilità”), poi, lo scorso anno, anche a livello nazionale con la costituzione del Consorzio Ecolight (vedi post ”smaltimento pannelli solari: nasce la soluzione tutta made in Italy”). Una normativa che prevede una graduale attuazione, prevedendo una prima fase che coinvolge tutti gli impianti attivati a partire dal 1° luglio 2012 e che beneficiano del quarto e quinto conto energia (si parla di circa 20-25 milioni moduli complessivi). Per quanto riguarda invece i moduli fotovoltaici attivati prima del 1° luglio 2012, per questi non sarà previsto, al momento, nessun obbligo di smaltimento, in attesa del recepimento della normativa europea anche in Italia, in base alla quale tutti i moduli fotovoltaici diverranno RAEE.

Per garantire lo smaltimento a fine vita dei moduli stessi , il Consorzio versa su un fondo un contributo che non può essere inferiore ad una cifra ottenuta dalla seguente operazione:

1 € * peso del modulo / 20.

Ad implementazione ed avviamento del sistema di recupero avvenuto, i moduli attivi saranno completamente tracciabili. Il contributo previsto dovrà coprire i due terzi del costo totale sostenuto dal consorzio nell’anno precedente e verrà versato in un trust vincolato allo smaltimento dei pannelli. come avevamo visto nel post citato ad Inizio articolo, le parti principali completamente recuperabili e facilmente recuperabili dei moduli sono Il vetro, l’alluminio e il rame. Secondo indicazioni recenti del Comitato Industrie fotovoltaiche italiane (Ifi) e dichiarate anche su IlSole24ore, il tasso di recupero dei pannelli si colloca intorno al 90%, con l’obiettivo di arrivare al riciclo 100%, con il recupero anche di materiali come argento e silicio e altri più raramente presenti. Una novità importante nel panorama nazionale dei soggetti abilitati al riciclaggio dei moduli fotovoltaici, è costituita dalla recente abilitazione, da parte del GSE, che lo ha ritenuto in possesso di tutti i requisiti tecnici, di un Consorzio storico del riciclaggio come il COBAT (Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo) (link sito COBAT), nato come Consorzio obbligatorio circa 25 anni fa, originariamente per lo smaltimento delle pericolose batterie al piombo e successivamente estesosi prima a pile ed accumulatori in genere e più recentemente abilitato allo smaltimento di RAEE e di pneumatici. Grazie al riconoscimento ottenuto, i produttori e gli importatori che aderiranno al Cobat, potranno usufruire delle quote incentivanti, come previsto dal quarto e quinto Conto Energia.
cobat_1Il Consorzio, gestirà il sistema di tracciabilità dei moduli fotovoltaici durante l’intero ciclo di vita, fino allo smaltimento, attraverso un apposito software, consentendo il riciclo di circa il 65%, in peso, dei moduli esausti presi in carico, con un recupero del 75%. Un processo che permetterà una tracciabilità totale da parte del GSE, che sarà così in grado di risalire al produttore o all’importatore del singolo modulo fotovoltaico, permettendo così anche la verifica dei requisiti per l’erogazione della tariffa incentivante.
Una rete esistente importante e ben radicata nel territorio nazionale quella del Cobat, che si può avvalere di ben 90 siti di raccolta e stoccaggio dei moduli fotovoltaici esausti, ben collaudati nel tempo e con un alta efficienza, con una alta professionalità del personale preposto allo smaltimento di questa particolare tipologia di rifiuto, fornendo anche le più ampie garanzie in termini di finanziamento nelle fasi operative della filiera nel rispetto delle normative vigenti. Un percorso, quello del COBAT, intrapreso fino dal 2011, ben prima che il GSE emettesse, pochi mesi fa, il Disciplinare Tecnico di GSE. L’obiettivo era di ampliare l’offerta di servizi ambientali prestati da Cobat e da questo presupposto, è stata creata la prima filiera italiana di riciclaggio dei moduli esausti.
Nel video seguente una intervista al Direttore Generale di COBAT Michele Zilla, nel corso di ECOMONDO 2012, svoltosi a Rimini lo scorso novembre, in cui introduce l’ampliamento delle attività del Consorzio ai pannelli fotovoltaici.

Sauro Secci

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2 risposte a Pannelli fotovoltaici: 31 marzo ora zero per il recupero e il riciclaggio

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