Costi dell’inquinamento da trasporti in Italia: 15,5 miliardi “andati in fumo” in salute

resizeProprio nei giorni scorsi avevo affrontato il tema della ridicola percentuali di merci che in Italia utilizzano la rotaia, a vantaggio del trasporto su gomma in un paese dalla difficilissima orografia (vedi post “Merci su rotaia fanalino di coda europeo”). E’ proprio sul tema dell’inquinamento indotto dai trasporti su strada che si è rivolta in questi giorni l’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA- link sito), che nell’ultimo recente rapporto fa il punto dei costi dell’inquinamento causato dagliLogo EEA autocarri in Europa. Un costo altissimo quello che il nostro paese paga a fronte dell’inquinamento da traffico stradale, stimabile, secondo l’Agenzia in un totale di 15,5 miliardi di euro complessivi, di cui quasi la metà, 7,2 miliardi, a carico dei mezzi pesanti. Molte anche le aree metropolitane europee analizzate, con Milano che si insedia in un non invidiabile terzo posto dopo Zurigo e Bucarest, in termini di costo dell’impatto dei camion per km, con 0,107 euro per i mezzi Euro III e 0,064 euro per i mezzi Euro IV. Altre zone molto critiche, secondo il Rapporto,la valle della Ruhr in Germania e Barcellona in Spagna hanno alcuni dei costi sanitari più elevati rispetto ad altre grandi aree urbane. AEA stima anche che complessivamente, l’inquinamento atmosferico causi 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350.000 morti premature in Europa ogni anno, con il conseguente impatto in termini economici e sociali. I costi totali derivanti dalle emissioni inquinanti degli automezzi pesanti dei 27 paesi membri, ammonterebbero a 43-46 miliardi di euro all’anno, quasi la metà del costo totale dei circa 100 miliardi di euro complessivi delle diverse modalità di trasporto per l’inquinamento atmosferico. Scendendo nel dettaglio dell’analisi del parco viaggiante dei mezzi pesanti, assolutamente dominate il diesel e quindi il gasolio come vettore energetico, con emissioni classificate come cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (vedi documento WHO). Il Rapporto rileva che, mentre l’inquinamento atmosferico è significativamente diminuito negli ultimi anni, rappresenta ancora un grande problema in alcuni paesi europei come l’Italia. Gli automezzi pesanti sono responsabili del 40-50% dell’inquinamento da ossido di azoto (NOx) proveniente dal trasporto stradale nell’area di competenza AEA. Nella relazione vengono presi in considerazione sia l’ NOx che il materiale particolato sottile (PM2.5), dato la ben nota pericolosità di questo inquinante, capaci di insinuarsi nell’apparato respiratorio profondo e da li nel sangue e nell’apparato cardiovascolare e delle quali ho ripetutamente parlato.
Questo fattore di incidenza, con i danni conseguenti, aumenta considerevolmente al crescere di densità di popolazione, assenza di sbocco al mare e aree montuose. Come riferimento un automezzo pesante Euro III della portata di 12-14 tonnellate ha effetti negativi pesanti in Svizzera (0,12 euro per km), ma anche in Italia, Germania, Austria, dove ammontano a circa 0,08 euro per km, contro circa 0,005 centesimi a Cipro, Malta e in Finlandia. Da ciò, la proposta dell’EEA di legare l’entità dei pedaggi stradali per gli automezzi pesanti (HGV o autocarri) agli effetti sulla salute legati all’inquinamento, con una differenziazione diversa in funzione del paese. Un tema quello della difficoltà, per non dire impossibilità, delle motorizzazioni diesel ad adempiere ai nuovi standard Euro VI operativi, per i nuovi mezzi, già a partire dal settembre 2014, per le emissione in atmosfera, che avevo affrontato poco tempo fa nel post “mobilità sostenibile in Europa: ecco la clean fuel strategy”.
Le elaborazioni del Rapporto dimostrano che il parco viaggante di autocarri più nuovi avrebbero un impatto minore e pertanto un costo inferiore, con gli autocarri Euroclass IV, vecchi fino a sei anni, o Euroclass V, vecchi fino a tre anni, ai quali sarebbe imputabile il 40-60% di costi esterni in meno a parità di corridoi di trasporto. Secondo la relazione, far pagare alle compagnie di trasporto i costi esterni dell’inquinamento atmosferico incentiverebbe tecnologie più nuove e più pulite, creando inoltre condizioni di parità, con l’internalizzazione dei costi che il trasporto su strada impone attualmente al resto della società. Da segnalare che gli effetti positivi di un tale approccio sono già stati rilevati in Svizzera dopo che il paese ha adottato una legislazione ispirata a questi principi.
Sicuramente una azione importante per stimolare tutto il settore dell’autotrasporto, compreso i costruttori dei mezzi pesanti, alcuni dei quali si stanno già muovendo verso nuove direzioni, non trascurando comunque una nuova politica integrata dei trasporti, in una ottica allargata ai paesi della UE ed ai punti di interfaccia con altre aree geografiche strategiche.

Sauro Secci

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