Virtuosità per il recupero delle “tossine fossili”

Camion-raccoltaNel lungo percorso verso la de carbonizzazione delle società moderne, oltre alle azioni da intraprendere in tutte le tecnologie pulite in quanto tali, sia per la produzione di energia rinnovabile che per la realizzazione di nuovi prodotti e materiali per l’efficienza energetica, grande risalto hanno anche tutte le tecnologie legate al recupero ed alla corretta gestione dei residui di matrice fossile, esausti, a valle del loro percorso di utilizzazione. Un settore fondamentale in questo senso, è rappresentato indubbiamente dalle attività di raccolta e di recupero e rigenerazione degli oli usati- Si tratta di un settore fondamentale, specialmente nelle economie avanzate, caratterizzate da un elevatissimo tasso di motorizzazione, in buona parte individuale. Gli oli usati, sono rifiuti estremamente pericolosi se dispersi nell’ambiente e non correttamente raccolti ed avviati a processi di recupero e rigenerazione, dopo un accurata quanto doverosa caratterizzazione chimica, vista la varietàCoou e le provenienze degli oli raccolti. Per questo è nato nel nostro paese il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), con il DPR 691 del 23 agosto 1982, recepimento della Direttiva Comunitaria 75/439 del 12 dicembre 1975: si tratta di un Consorzio da tempo operativo ed efficiente, di cui fanno parte le imprese che a diverso titolo, anche come importatori, immettono sul mercato oli lubrificanti, e che permette al nostro paese ed alle nostre tasche, di avere grandi benefici anche economici oltre che ambientali. Un prodotto, l’olio lubrificante esausto, che da rifiuto pericoloso con pesanti e significativi impatti ambientali come inquinamento delle falde acquifere, contaminazione dell’acqua potabile e di quella utilizzata per uso irriguo in agricoltura, autentica minaccia per le specie vegetali e animali marine, responsabile dell’immissione in atmosfera di sostanze altamente inquinanti nel caso in cui sottoposto a combustione (bruciato).

Per questa straordinaria conversione in risorse di questo temibile rifiuto, si occupa da oltre trenta anni in Italia, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), che ha come mandato istitutivo di «Raccogliere l’olio usato e sensibilizzare il più possibile i cittadini sui danni ambientali che una sua cattiva gestione comporta».
Al mandato istituzionale si aggiunge alla mission del Consorzio, la comunicazione degli effetti provocati da una scarsa attenzione verso questa tipologia di rifiuto, autentico antesignano di tutti i Consorzi obbligatori, nati successivamente, nell’ambito della raccolta di altre tipologie selettive di rifiuti. Come ricorda il Presidente di COOU, Dottor Paolotomasi Tomasi (foto a destra), il Consorzio, forte del suo radicamento ed esperienza sul territorio ha avuto nel tempo una costante evoluzione con l’evoluzione del mandato di “rigenerazione: «Tutto è nato da una Direttiva europea del 1975 che declinandosi nei vari contesti nazionali, in Italia ha dato luogo alla Legge 691 del 1982, poi modificata nel 2006 e nel 2008, con provvedimenti incentrati sulla particolarità del rifiuto “olio usato”. Ma un consistente cambiamento si è realizzato con la Legge 166 del 2009, attraverso la quale è stato attribuito al Consorzio un impegno aggiuntivo: non soltanto la raccolta e la sensibilizzazione in materia, ma anche lo smaltimento dell’olio usato attraverso il sistema della rigenerazione».

Una svolta fondamentale quella della Direttiva UE, che privilegia il riutilizzo del prodotto, premettendolo ad ogni eventuale forma di combustione e quindi di recupero energetico, la rigenerazione. Molto importanti i risultati conseguiti dal COOU che è riuscito oggi a raggiungere il ragguardevole risultato del 89% dell’olio raccolto avviato alla rigenerazione. Un processo, quello della rigenerazione,che dispone oggi di tecniche “ricostruttive”, che da un prodotto giunto alla fine del ciclo di vita, ottiene un prodotto in uscita con caratteristiche perfettamente identiche a quello di provenienza dagli originari processi di raffinazione del greggio.
Importante l’evidenza del Presidente Tomasi che dice che dalla distillazione di 1 kg di olio usato si possono ottenere circa 680-700 grammi di nuovo olio base, oltre ad un residuo, composto principalmente da bitume e gasolio, a sua volta recuperabile.
Sicuramente risultati importanti che aprono prospettive evolutive estremamente interessanti anche sul fonte del rapporto tra la filiera del riciclo dell’auto e quella legata alla raccolta dell’olio usato. Come evidenzia il Presidente Tomasi la razionalizzazione d’uso che sta perseguendo il prodotto ha portato nel tempo a una graduale decrescita dei quantitativi di olio lubrificante immessi sul mercato di riferimento del Consorzio, imputabili solo in parte alla crisi, ma essenzialmente a concrete razionalizzazioni determinatesi nei settori dell’auto e dell’industria, che hanno portato i quantitativi emessi di olio lubrificante dalle 650.000 tonnellate del 2000 alle 395.000 del 2012. Interessanti, in questo senso le razionalizzazioni intervenute nel mercato automobilistico, se si pensa che una Alfa Romeo Giulietta degli anni ’70, consumava un Kg di olio ogni 1000 Km, a fronte di una macchina di oggi che per una percorrenza di 10 volte superiore (10.000 Km), consuma appena mezzo litro di olio lubrificante. Una ottimizzazione che è stata significativa anche nel settore industriale, e che ha significativamente contribuito a sua volta, alla mitigazione degli impatti ambientali.
Ad oggi il Consorzio riesce a raccogliere circa il 98% delle quantità di olio esausto recuperabili e a riciclare per intero quanto raccolto. Sono 70 le strutture, distribuite sul territorio nazionale che sovrintendono alla raccolta ed allo stoccaggio dell’olio esausto proveniente dai vari “produttori”, come officine meccaniche, punti vendita della rete carburanti, ambiti industriali. Una rete di autobotti raccoglie e conferisce l’olio al Consorzio che, dopo averlo le necessarie operazioni di caratterizzazione (analisi e classificazione qualitativa), definisce il tipo di percorso successivo: rigenerazione, termodistruzione o invio a combustione, prevalentemente effettuata in processi industriali come i cementifici, meglio di altri idonei alla pratica specifica.
Ingenti anche i risparmi stimati dall’attività del Consorzio, con recupero di basi lubrificanti, di gasoli e di una quota parte di bitume previo processo di distillazione dell’olio usato, quantizzabili per l’Italia, in circa 3 miliardi di euro sulle importazioni di prodotti energetici. Davvero un grande incentivo, come tiene a sottolineare il Presidente Tomasi, fondamentale per dare consapevolezza agli utenti, stimolando nel contempo comportamenti responsabili.
Molto bello anche in senso divulgativo, questo filmato istituzionale del COOU, che propongo e che vede la partecipazione di due personaggi televisivi noti nell’ambito della divulgazione scientifica e della protezione ambientale come Alberto Angela e Tessa Gelisio.

Indubbiamente una grande struttura di riferimento per il nostro paese che ha saputo ben adattarsi nel tempo alle nuove mutate e sempre più sofisticate, tecniche di recupero e rigenerazione, fondamentale per il futuro del nostro paese, e un solido riferimento per un cittadino sempre più consapevole e sensibilizzato verso la fondamentale “questione ambientale”, e quindi per il nostro futuro e per quello delle future generazioni in una società in continua, rapida trasformazione..

Sauro Secci

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