Benessere umano: non di solo PIL e Spread vive l’uomo

besNon mi sono certo risparmiato nei miei post, di criticare il PIL come indicatore di benessere, ma anzi evidenziandone le perverse contraddizioni che, attraverso il cancro del consumo, a cui è strettamente legato, genera effetti disastrosi sull’uomo, evidenziati ancor di più proprio dalla profonda crisi di modello e di sistema che stiamo vivendo. In uno degli ultimi post sull’argomento avevo cercato di fare il punto sulle possibili alternative al PIL in chiave sostenibile (vedi post). Allo stesso tipo di domanda, “Di cosa parliamo quando ci riferiamo al concetto di benessere?” ha cercato di rispondere il CNEL (Consorzio Nazionale Economia e Lavoro) (link sito), organo istituzionale di riferimento anche per i decisori politici, al quale danno il loro contributo rappresentanti di associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e del terzo settore, e l’Istat, con uno specifico rapporto, giunto alla prima edizione, dal titolo “Benessere Equo e Sostenibile in Italia”, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati . Nel rapporto si individua nel BES (Benessere Equo e Sostenibile), una valida alternativa al PIL. Un interessante documento che contiene, primo a livello mondiale, con oltre 130 indicatori capaci di andare oltre al PIL, sintetizzati in ben 12 dimensioni del benessere individuate in:

  1. Salute
  2. Istruzione e formazione
  3. Lavoro e conciliazione tempi di vita
  4. Benessere economico
  5. Relazioni sociali
  6. Politica e istituzioni
  7. Sicurezza
  8. Benessere soggettivo
  9. Paesaggio e patrimonio culturale
  10. Ambiente
  11. Ricerca e innovazione
  12. Qualità dei servizi

Un progetto che dispone anche di un sito istituzionale (link sito BES) e che ha avuto come obiettivo quello di analizzare livelli, tendenze temporali e distribuzioni delle diverse componenti del Bes, in modo da identificare punti di forza e di debolezza, nonché particolari squilibri territoriali o gruppi sociali avvantaggiati/svantaggiati, il tutto in una prospettiva intergenerazionale, chiave fondamentale ed irrinunciabile verso la sostenibilità (vedi di seguito la maschera di interfaccia di consultazione dei dati del sito).

bes_interfaccia

Tra gli indicatori, sicuramente quelli riferiti all’ambiente, settore nel quale, nonostante si sia avviata una faticosa fase di presa di coscienza e di miglioramento esistono ancora enormi criticità ed incongruenze da affrontare.
La fotografia sintetica che fa il Rapporto dell’Italia sintetizzata dal Presidente ISTAT Enricogiovannini Giovannini (foto a destra) è quella di un paese con poca fiducia nel prossimo, più povero, inquinato, sfilacciato, ma pieno di risorse dimenticate, di ricchezze straordinarie, di un paesaggio storico naturale e un patrimonio culturale unici al mondo da tutelare e sfruttare, di una forte rete di solidarietà. Conscio della crisi, ma forse non delle opportunità per uscirne.
Una analisi ampia quella dei dati considerati che parte dalla qualità del suolo e del territorio, che fa registrare un incremento della disponibilità di verde urbano dove, nei capoluoghi di provincia, rispetto al 2000 ogni abitante può usufruire di 3,1 metri quadrati, e delle aree protette, con l’incombenza di un dissesto idrogeologico che però rappresenta un gravissimo rischio naturale che coinvolge vastissime aree del paese e di cui avevo parlato in un recente post.

Il rapporto non può ovviamente non considerare che il nostro territorio conta ancora 57 siti di interesse nazionale da bonificare (18 dei quali declassati a livello regionale dal Governo Monti), per un totale di 545 mila ettari, corrispondenti al 1,8% della superficie nazionale. Più allineati con gli standard europei sono i dati sulla risorsa idrica e sulla qualità dell’aria, con un consumo di acqua potabile di 253 litri per abitante al giorno (dato 2008), con una elevatissima percentuale di dispersione di circa un terzo (32%) a causa di reti di distribuzione colabrodo. Relativamente alla qualità dell’aria, come si legge testualmente nella nota stampa di presentazione del Rapporto, “Nel 2011, il numero di giorni di superamento del livello di PM10, cioè di micro particelle inquinanti nell’atmosfera delle maggiori città italiane, si è attestato a 54,4 giorni, in aumento rispetto ai 44,6 del 2010, con conseguenze negative per la protezione della salute umana”. Note importanti arrivano infine sul fronte dei consumi di energia da fonti rinnovabili, dove si è passati dal 15,5% del 2004 al 23,8% del 2011, superando la media Ue 27 del 19,9%, mentre in calo risulta lo sfruttamento di risorse materiali interne. Su questo ultimo dato, precisano comunque gli autori del Rapporto, “è troppo presto per parlare di una tendenza alla “dematerializzazione” dell’economia italiana”. Sul piano dell’ambiente globale e dei gas climalteranti di origine antropica, le emissioni procapite sono passate da 10 tonnellate di CO2-equivalente per abitante del 2003-2004 a circa 8 del 2009.
In generale il Presidente ISTAT, Giovannini evidenzia come il Rapporto BES rilevi un Paese “conscio della crisi ma forse non delle opportunità per uscirne”, per questo si tratta di uno strumento importante dal momento che anche secondo Giovannini, “il Pil misura la crescita, ma non il benessere da garantire anche alle generazioni future”. Il Presidente ISTAT ha rilevato come non tutto abbia un prezzo, e valori come il sorriso di chi ci circonda, la solitudine, l’ansia di non avere un lavoro, l’aria che respiriamo, la biodiversità acquisiscano un loro peso fondamentale, con segni diversi, nel benessere della persona. Giovannini, sostenendo come a livello globale gli economisti e gli statistici abbiano capito da tempo questi concetto, indica nel Rapporto un valido strumento di riferimento per orientare meglio le scelte della politica, promuovere un modello di sviluppo diverso con la centralità assoluta dell’uomo e non, come oggi, di merci e prodotti, con molti ambiti di intervento prioritari come avere carceri umane, sconfiggere il femminicidio, valorizzare il patrimonio culturale, preservare l’ambiente, leggere libri, sostenere la ricerca e restituire piena credibilità alla politica riavvicinandola al cittadino. Secondo Giovannini se il Governo e gli organi parlamentari usassero il Bes, per il momento a fianco al Pil, per valutare l’effetto dei provvedimenti e delle azioni intraprese, si tratterebbe di una autentica rivoluzione, con, sugli scudi temi fondamentali come crescita verde, occupazione e coesione sociale concludendo che le agende di lavoro europea e italiana non possono essere fatte soltanto di PIL. Dichiarazioni importanti quelle del presidente ISTAT, che speriamo contribuiscano a sturare finalmente le orecchie di tanti fino ad oggi sordi e recalcitranti decisori. A seguire una intervista al Presidente ISTAT Giovannini sul BES.

Non posso non concludere, come faccio spesso con un grande italiano, il grandissimo, indimenticabile Tiziano Terzani, che prima di lasciarci, in questo piccolo video, ci parla della sua visione dell’economia attuale e delle perversioni del PIL e della ossessiva ricerca del massimo profitto con tutte le sue aberranti degradazioni, oggi sotto i nostri occhi.

Scarica il Rapporto “Il benessere equo e solidale in Italia” 2013

Sauro Secci

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4 risposte a Benessere umano: non di solo PIL e Spread vive l’uomo

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