Hub del gas, Strategia Energetica Nazionale e i gasdotti gemelli

dialuce7Tra i punti più importanti della nuova SEN, Strategia Energetica Nazionale, di cui è uscito in questi giorni il Decreto, con un colpo di coda del Governo Monti, e redatto nei mesi scorsi dai Ministeri competenti, MSE in primis (vedi post), oltre ad un discutibilissimo piano di trivellazioni di idrocarburi nei nostri mari, alcuni in luoghi al alta vulnerabilità come l’area delle Isole Tremiti, è presente un piano articolato per fare divenire la nostra penisola un hub europeo del gas, per la sua collocazione geografica, omnidirezionale verso i diversi fronti di importazione. Nelle scorse settimane, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge sulla ratifica dell’accordo Albania-Grecia-Italia del 13 febbraio, relativo al gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP). Si tratta di una infrastruttura di trasporto che si sviluppa su circa 800 chilometri, terrestri e marini, per permettere l’importazione di 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas dall’Azerbaigian, secondo il piano, già a partire dal 2017 proponendosi anche come porta di accesso dal Medio Oriente (vedi figura sotto).

mappa_TAP

L’opera scaturisce da un progetto congiunto tra l’azienda svizzera EGL e la norvegese Statoil, che prevede anche lo studio di un deposito di stoccaggio in una caverna salina in territorio albanese, ai fini di bilanciamento dell’offerta di gas diretta in Italia ed Europa. Un collegamento che si colloca vicino, condividendone anche delle tratte di percorso, e con caratteristiche similari ad un’altra infrastruttura di trasporto dello stesso tipo, il gasdotto denominato ITGI, che interconnetterà il tratto Turchia-Grecia-Italia, che a differenza di TAP, scavalcherà l’Albania, con identiche portate di gas. Si tratta di un progetto che l’Unione Europea ha riconosciuto come “Progetto d’Interesse Europeo” inserendolo nei progetti per lo sviluppo del Corridoio Sud dell’European Recovery Plan e dotandolo di un finanziamento di 100 milioni di euro (vedi figura sotto).

mappa_ITGI

Si tratta di un progetto più articolato di TAP, comprendendo le seguenti sezioni:

  • la rete nazionale dei gasdotti turca (Turkish grid), appositamente potenziata per consentire il transito dei volumi aggiuntivi di gas destinati ai mercati greco e italiano
  • la interconnessione Turchia-Grecia (ITG), completata nel 2007, con una capacità di trasporto a regime di circa 11,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno
  • il progetto di interconnessione Grecia-Italia (IGI) con una capacità di trasporto di circa 9 miliardi di metri cubi di gas all’anno. 

Anche in questo caso il gasdotto IGI avrà uno sviluppo di circa 800 chilometri composti da 600 Km on shore da realizzare in territorio greco da parte del gestore della rete di trasporto greco Desfa, e 200 Km offshore, con il tratto di attraversamento adriatico Grecia-Italia, che verrà realizzato da una joint venture tra Edison e la società greca Depa denominato IGI Poseidon. L’infrastruttura prevede poi una diramazione di collegamento Grecia-Bulgaria di circa 170 Km, attraverso il gasdotto IGB (Interconnector Greece-Bulgary) con una capacità di trasporto dai 3 ai 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno e che prevede il coinvolgimento anche della società bulgara Bulgarian Energy Holding. Si tratta di un’opera collaterale che si prefigeg di incrementare la sicurezza degli approvvigionamenti del sud-est Europa (via Grecia e Bulgaria) e degli altri Paesi dell’Europa (via Italia), permettendo di implementare meccanismi di solidarietà in Europa dell’Est a fronte di interruzione delle forniture attraverso la connessione alle molteplici rotte di importazione gas dell’Italia e all’ampia capacità di stoccaggio verso tali mercati.
Molto vicini anche i punti di arrivo delle due infrastrutture nella nostra penisola, entrambi nel Salento, con il TAP che dovrebbe arrivare sulla spiaggia di San Foca a Sud Est di Lecce, l’ITGI dovrebbe arrivare appena 25 Km più a sud, nel golfo di Otranto. Una forte polarizzazione dei punti di immissione del gas che ha reso necessario, da parte SNAM, un piano di potenziamento della Rete Adriatica. Peccato che tale progetto di potenziamento abbia da poco subito lo stop da parte della Conferenza dei Servizi della Regione Abruzzo, che ha negato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alla centrale di compressione gas di Sulmona.
Una situazione davvero paradossale che la dice lunga sulla parcellizzazione di competenze anche in opere definite “strategiche”, unita alla solita oramai insopportabile “navigazione a vista” del nostro paese che porta ad enormi dissipazioni di fondi pubblici, con pesantissime ripercussioni sulla nostra massacrata economia. Infatti, indipendentemente dalla contesa tra le due nuove infrastrutture di trasporto TAP o ITGI, con quest’ultimo che usufruisce di diverse decine di milioni di finanziamenti europei, si tratta di una situazione paradossale, dal momento che il gas da distribuire non saprebbe che percorso intraprendere. Un bel pugno in faccia alla nuova discutibile SEN elaborata dal Governo Monti, soprattutto se a tutto si aggiunge la recente inaugurazione del gasdotto in linea diretta Russia-Germania con scavalcamento di Ucraina e Polonia, e l’apertura della Germania allo shale gas, gas metano non convenzionale prodotto dalla frantumazione di rocce microporose (argille poco permeabili) dove è intrappolato il gas, che vanificherebbero completamente la strategicità dell’infrastruttura TAP. Un a situazione ulteriormente messa in discussione dalle strategie che sul gas stanno facendo altri paesi europei come la Gran Bretagna e la Francia con aperture allo shale gas ed alle impattanti tecniche di estrazione del gas da rocce e scisti bituminosi, pur se sembrerebbe che tali gas possano divenire una delle principali fonti di energia europee del prossimo futuro. Queste diverse attenzioni che gli stati di riferimento UE stanno avendo verso il gas non convenzionale, provocherebbero in prospettiva, una drastica riduzione dei fabbisogni di gas importato da paesi esteri, rischiando di lasciare in Italia anche il gas proveniente dall’Azerbaigian. Una considerazione importante è costituita dal fatto che due azionisti del TAP, EGL e E.ON Ruhrgas, hanno ingenti investimenti nella generazione di energia alimentata a gas nel nostro paese. Per il gruppo E.ON Italia, che ha in Italia 1.400 dipendenti e una capacità di generazione di 5,9 GW, il gasdotto garantirebbe la possibilità di espandersi e una offerta con tariffe per gas ed elettricità più competitive. Anche EGL Italia, poi, con i suoi impianti a ciclo combinato, ha una potenza elettrica installata in Italia di 1778 MW, con evidenti possibili vantaggi. Sullo sfondo di tutto questo, vi è però un problema sostanziale, dovuto al fatto che nel 2012, la quota del termoelettrico nel contesto del mix energetico nazionale è scesa del 6% a causa della sia della crisi economica ma soprattutto, della concorrenza delle rinnovabili. eolico e fotovoltaico su tutte, che hanno cominciato davvero a far sentire il loro peso nel mercato dell’energia.
Scenari evolutivi o “involutivi”, sul tema gas in chiave europea come quelli illustrati precedentemente, che già nella situazione presente, non richiedono particolari significativi incrementi nelle disponibilità di gas e neanche scenari di facili collocazioni all’estero, stridono profondamente con quanto contenuto nella Strategia Energetica Nazionale, dove si auspica il passaggio del gas estratto in Italia dall’attuale 10% al 14-15%. Sicuramente un altro esempio di navigazione a vista, su temi così cruciali per il futuro del paese, che, pur considerando che la attuale crisi economica possa rientrare con una ripresa anche parziale dei consumi, lascia nuovi interrogativi sulle scelte governative, con una Strategia Energetica Nazionale che arriva a prevedere due gasdotti praticamente gemelli contestuale ad un aumento delle estrazioni del gas nazionale, che fanno venire spontaneo porci davanti due diverse possibili spiegazioni, una più bonaria che ci sia qualcuno che non sa tenere bene di conto, l’altra molto più inquietante, un autentico ritornello già sentito, davvero degradante e troppo frequente nel nostro Paese, che il vero business occulto non è il gas trasportato ma l’infrastruttura come grande opera: sarebbe davvero il momento di una liberazione per il tanto vilipeso bene comune.

Sauro Secci

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3 risposte a Hub del gas, Strategia Energetica Nazionale e i gasdotti gemelli

  1. Pingback: La Strategia Energetica Nazionale e gli indugi della transizione | L'ippocampo

  2. Renato ha detto:

    Anche il TAP è finanziato dall’unio Europea nell’ambito del “corridoio sud” con 90 milioni di €
    Comitato NO TAP

    • saurosecci ha detto:

      Certo e questo rende ancora più confusa la situazione governata da interessi che credo non abbiano niente a che fare con il tanto sbadierato “Bene Comune”

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