Città della Scienza di Napoli in fiamme: perversa simbologia

citta_della_scienza_napoli_02Accedere stamattina alla cronache quotidiane e vedere in prima pagina la notizia della distruzione dell’edificio principale della Città della Scienza di Napoli, struttura che ospitava incubatori d’impresa per far rinascere la speranze in quella difficilissima città oltre ad una sala congressi e diversi esperimenti pratici e dimostrazioni dal vivo per spiegare la scienza agli studenti come il Planetario, mi ha fatto davvero tanto male, oltre che procurarmi un bruttissimo risveglio. A maggior ragione in un momento difficilissimo come questo per il nostro paese, che ha visto retrocedere nel tempo valori fondanti della vita, in primis la cultura di cui la ricerca scientifica rappresenta la porta verso il futuro. La cosa ancor più grave, vista l’alta virulenza dell evento incendiario che ha distrutto 12.000 m2 di superficie coperta, è costituita dal fatto che, come dichiarato dal sindaco di Napoli De Magistris, sembra certa la natura dolosa-criminale dell’atto. E’ vero che all’imbecillità umana non c’è mai limite, ma di fronte ad un atto delincendio-624x300 genere, pur nello scoramento iniziale, aumenta ancor di più la voglia di lottare per ridare finalmente strada a questo benedetto paese, una occasione irripetibile per riscattare anche “bad lands” come quelle napoletane. Un grande lutto per la cultura tutta, anche se fortunatamente, non vi è stata perdita di vite umane.
Sulle parole del sindaco di Napoli, la Magistratura napoletana ha posto sotto sequestro l’intera area dando il via alle indagini, con l’incombente ombra lunga della criminalità che tiene in scacco la città. Quasi certa infatti la matrice dolosa, dal momento che i vigili del fuoco hanno individuato diversi focolai proprio in concomitanza con una serata senza vento, generando lo stesso conseguenze disastrose. Secondo le prime ricostruzioni sembra che i colpevoli siano giunti via mare e che il loro gesto dimostrativo sia rivolto contro la città e contro le sue ricchezze.
Un atto che colpisce un simbolo della “nuova Napoli” come La Città della Scienza, che è uno dei progetti più importanti per la città partenopea e per i giovani, varato agli inizi degli anni ’90 grazie alla Fondazione Idis di Vittorio Silvestrini e con l’interessamento attivo e infaticabile dei presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e in particolare di Carlo Azeglio Ciampi che ne diede un grande impulso, con oltre 350mila visitatori l’anno. Un grande afflusso di pubblico e di studiosi aveva portato, nel 2001, all’inaugurazione del museo interattivo, costruito nell’ex area dell’Italsider. Un progetto pieno di simbolismi per la nascita di nuove opportunità, sulle ceneri della vecchia industrializzazione, oggi ancor più attuale, dal momento che il polo scientifico rappresentava uno dei pochi progetti di riqualificazione ambientale della città, con il recupero dell’ex area industriale siderurgica dismessa di Bagnoli, pur se ancora in attesa di completamento della bonifica come SIN (Sito di Interesse Nazionale). Un cazzotto in pieno stomaco alla città ed all’Italia tutta, portato proprio allo straordinario universo dei ricercatori italiani che stoicamente stanno resistendo ad una barbarie totale intorno, a cui la politica non si è certo sottratta, con un gesto pienamente distruttivo, in una simbologia malefica che più efficace non poteva essere, contrapponendo l’ignoranza del popolo oppresso alla cultura ed alla ricerca come elementi fondamentali per un riscatto sociale ed economico che indubbiamente la città e l’Italia tutta meriterebbero. Mi metto anche nei panni di chi ha visto queste immagini fuori confine, in un momento come questo, davvero una immagine che l’Italia dei cittadini che lottano tutti i giorni per una vita più giusta e vera per loro e per i loro figli non meritano assolutamente e sperando davvero che anche la politica, rifondandosi, possa dare pieno supporto a chi sta in prima linea in questa dura battaglia. Un pensiero particolare ad alcuni coraggiosi imprenditori che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare personalmente, che nelle aree vicine alla Città della Scienza operano da tempo, dando tanta speranza ai giovani del Sud. Concludo con un vecchio brano del grande maestro etneo, Franco Battiato con la sua “Povera Patria”, da cui traggo un grande messaggio di speranza per fare a tutti noi un grandissimo augurio, anche se “la primavera tarda ad arrivare”…..

Sauro Secci

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