Un albero per ogni neonato: città più verdi da oggi con una legge di oltre 20 anni fa

Quadro20Da sempre l’albero ha rappresentato nell’immaginario di molti di noi, fino da bambino, una straordinaria rappresentazione della vita, sia per la sua funzione straordinaria nel creato, ma anche per la rappresentazione che ci da nelle sue varie forme in cui si presenta, da solo, in gruppo, su terre fertili, strappando la vita su terre impervie o addirittura sulla roccia, o in certi casi sfondando l’asfalto dell’uomo, come riesce spesso a quel rustico albero tipico anche del Mediterraneo che è il fico. Una autentica allegoria della vita, attualissima oggi più che mai, che amo rappresentare con un piccolo dipinto di un grande e compianto artista italiano, leader dello storico gruppo dei Nomadi Augusto Daoglio, che raffigura bene questa grande voglia di pacificazione tra uomo e terra rappresentata dal quadro. Ci sono voluti oltre 20 anni, affinché, dal 16 febbraio scorso, le città italiane potessero recuperare in termini di verde urbano, e ne hanno davvero tanto bisogno. Si tratta dell’attuazione di una legge introdotta dal Governo Cossiga-Andreotti, la 113 del lontanissimo 29 gennaio 1992 ed impone l’obbligo, a partire dal 16 febbraio scorso, per i Comuni sopra i 15mila abitanti, di piantumare un albero per ogni bambino registrato all’anagrafe o adottato con il chiaro scopo di incentivare gli spazi verdi urbani. Ad assicurare l’effettivo rispetto di quella remota legge, la legge n.10 del 14 gennaio 2013, che introduce modifiche alla precedente disposizione, limitando l’obbligo a comuni con oltre 15mila abitanti, ma interessando non solo le nascite, ma anche i bambini adottati, e l’obbligo di piantumazione dimezzato a sei mesi dai dodici della vecchia legge. Certo la cosa diviene ancor più importante se si tiene conto del basso tasso di natalità del nostro paese, vista la continua emorragia di suolo verde qualificato o da riqualificare sotto il rischio comune di cementificazione che stiamo perdendo ogni giorno e i cui diversi aspetti ho cercato di trattare alcuni giorni fa in un post “Consumo del suolo: il cancro che divora il Bel Paese”, dove avevamo visto il ritmo dell’emorragia, stimata dall’ISPRA in otto metri quadrati al secondo.
Individuato anche l’Organo di vigilanza dell’iniziativa, costituito dal Comitato per loalbero sviluppo del verde pubblico istituito presso il ministero dell’Ambiente. A livello di essenze vegetali sarà facoltà dei Comuni scegliere e comunicare informazioni sul tipo di albero piantumato per ogni bimbo e il luogo dove è stato piantato, provvedendo anche a un censimento annuale di tutte le piantumazioni. Una legge che non si limita alla gestione corrente, ma che, per tutelare il verde pubblico, introduce ulteriori norme a tutela degli alberi monumentali, ridefinendo la Giornata nazionale dell’albero, al 21 novembre, che vedremo nel seguito non essere assolutamente casuale, con l’obiettivo di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo-forestale, l’attuazione del protocollo di Kyoto, sostenuto da una adeguata e fondamentale attività formativa nelle scuole.
Qualcosa di molto romantico come messaggio, che mi riporta lontano nel tempo, quando, scolaretto con grembiulino a quadetti bianchi e blu ed il fiocco blu, all’inizio degli anni ’60, siedevo per la prima volta sui banchi di una scuola elementare multi-classe di campagna, con il calamaio per l’inchiostro infilato nella testata del banco. Chiaro ed indelebile è ancora, nella mia mente, il ricordo della Festa dell’Albero celebrata allora il 4 ottobre, uno dei primi appuntamenti dell’anno scolastico, che iniziava allora il giorno 1 ottobre. Ricordi bellissimi che la fortuna di vivere in campagna, contribuisce a tenere ancor più vivi ed indelebili, permettendoci di scendere in cortile con la maestra, con vanga e zappa a piantare un albero, con quel travolgente e contagioso entusiasmo.
Una storia che viene da lontano, quella dell’albero, da molto prima che i dissesti di questo sviluppo incontrollato costringessero a politiche più consapevoli. La moderna “Festa dell’albero” (*), è stata festeggiata per la prima volta, in forma di “Arbor Day” nello stato americano del Nebraska il 10 aprile 1872, con una piantagione di alberi, nello stesso anno in cui venne istituito il primo parco naturale del mondo, quello di Yellowstone, famoso a noi bambini degli anni ’60 per essere l’ambientazione ideale di uno dei pionieri dei cartoni animati come Yoghi. La festa ha preso corpo poi in molti altri paesi, come Belgio, Portogallo, Brasile, Nuova Zelanda, seppure in date differenti, e feste similari sono presenti nei riti della tradizione ebraica e giapponese. Storicamente comunque romani, greci, celti e altri popoli celebravano riti particolari in giorni dedicati al culto e alla piantagione degli alberi. Nel nostro paese è stato un ministro alla Pubblica Istruzione della fine dell Ottocento, Guido Baccelli ad istituire la “Festa dell’albero”, che si tenne per la prima volta nel 1898, proprio il 21 novembre, particolarmente rivolta anche allora alle scuole. Nel 1911 la tradizione della festa si consolidò grazie alla antesignana delle associazioni naturalistiche italiane, la Pro Montibus et Sylvis, esistente ancora oggi a Bologna, con il nome di “Società Emiliana Pro Montibus et Silvis”, che curò in quel periodo, numerose piantagioni di alberi in Appennino. L’epoca fascista vide la festa trasformarsi, come molti altri eventi, in un aspetto spiccatamente propagandistico, ripresa nel dopoguerra, durante i primi anni ’50, grazie alla collaborazione tra i Ministeri dell’Agricoltura e dell’Istruzione, sempre con focus sulle scuole. La “Festa dell’Albero” prosegui regolarmente per tutti gli anni ’60, gli anni dei miei ricordi, il 4 ottobre, per poi subire il declino degli anni ’70 in pieno boom economico, resistendo solo in varie zone d’Italia, non soltanto alpine, con connotazioni e motivazioni legate a iniziative di alcune amministrazioni locali, scuole, corpo forestale, associazioni locali e soggetti dei territori.
Nei primi anni ’90, Legambiente ha meritoriamente cercato di rilanciare la bella tradizioneFesta_dellalbero_2008 della “Festa dell’albero”, con una propria specifica campagna, attraverso la piantagione di almeno un albero che si svolge tuttora il 21 novembre con le scuole sensibili che decidono di aderire. Più recentemente poi, dal 2001 a oggi, anche i ministeri dell’Agricoltura dell’Ambiente e dell’Istruzione hanno cercato di rilanciare in più occasioni la vecchia “Festa dell’albero”, nei giorni 4 ottobre e 21 marzo, con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della tutela delle specie forestali autoctone e degli alberi da frutto ed enfatizzare quella straordinaria sintesi della vita che è il rapporto uomo-albero.
Un iniziativa mai obsoleta che si arricchisce, nel tempo di nuovi contenuti, viste le continue aggressioni ai grandi polmoni verdi del mondo, come la foresta amazzonica, o ancora la folle corsa della cupidigia umana all’olio di palma, che immani distruzioni di foreste equatoriali sta provocando, specificatamente in aree dell’ Estremo Oriente come Malesya, o fondamentali isole dell’Arcipelago indonesiano come il Borneo e Sumatra vedi mio post precedente “Biocarburanti e cambiamenti climatici: il virus olio di palma”. Chi frequenta questo blog, sa che le divagazioni musicali a supporto degli argomenti trattati sono frequenti ed anche stavolta ho pescato questo bellissimo brano dei Timoria del lontano 1991, che evoca bene il rapporto immortale tra uomo ed albero, certe volte davvero profondamente intrecciato e profondo. Un rapporto che mi ricorda un episodio bellissimo che volevo condividere, vissuto nella splendida Pieve sede della Fraternità di Romena in Casentino. un anno e mezzo fa, a novembre, ero in quell’angolo di paradiso per un corso sull’interiorità, in due belle ma freddissime giornate. La mattina sono solito alzarmi presto e godermi il panorama mozzafiato del Casentino da un antico gelso su di una terrazza naturale a fianco della Pieve. La prima mattina, di fronte all’armonia di movimenti e suoni soffusi della caduta delle ultime foglie del gelso, sotto l’effetto della fortissima gelata notturna, ho contemplato in estasi condividendo l’episodio con un amico compagno di viaggio che come me si era alzato presto. L’indomani mattina alla stessa ora, nelle stesse condizioni meteorologiche, pensando di replicare in grande stile l’estasi del giorno precedente, mi sono di nuovo avvicinato al gelso, ma il gelso non ne voleva proprio sapere di perdere le sue ultimissime foglie prima del letargo invernale, manifestando tutta la sua anima e la sua esigenza di intimità.

Timoria – Albero

(*) per i riferimenti storici della Festa dell’Albero la fonte informativa è il Comitato Urban Center di Bologna (http://www.urbancenterbologna.it)

Sauro Secci

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4 risposte a Un albero per ogni neonato: città più verdi da oggi con una legge di oltre 20 anni fa

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