Biometano: italiano, versatile, pulito, efficiente ed ancora tutto da scoprire

BiometanoAlcuni mesi fa avevo affrontato un tema molto attuale legato al settore delle agrienergie e non solo, come la possibilità di produzione di biometano a partire da residui organici. Una ulteriore opportunità per un settore, quello del biogas e della digestione anaerobica, che si è affermato maggiormente rispetto alle altre agrienergie, per riuscire a dare validissime risposte alla valorizzazione energetica dei residui agricoli vegetali o animali già disponibili all’interno delle singole aziende. Negli ultimi anni, in Italia, il comparto del biogas ha conseguito significativi risultati sul campo, grazie al sostegno degli incentivi statali in vigore soprattutto fino al 2012, con quasi 1000 impianti in esercizio per la produzione di energia elettrica e calore, per un fatturato complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro, e la fortissima presenza della tecnologia italiana con il 70% degli impianti realizzati proprio da aziende impiantistiche “Made in Italy”. L’avvento di tecnologie sempre più performanti, anche per taglie mini e micro, sta permettendo una diffusione di impianti sempre più capillare sul territorio, anche in distretti come il sud Italia, caratterizzati da una diversa articolazione delle aziende e diversa composizione delle matrici organiche residuali da valorizzare. In quel post Biometano: la chiave italiana agli obiettivi PAN nei trasporti si accennava già all’importanza strategica che la definizione di un quadro legislativo definito che affiancasse al già consolidato settore del biogas per la produzione di energia elettrica e calore anche la possibilità di collocare biometano nella rete di distribuzione, senza quindi transitare per la sezione di cogenerazione, potesse avere anche per dare risposte concrete al settore dei trasporti, orientato all’obiettivo del 10% di energia rinnovabile nei trasporti nel 2020, visto il sempre più consistente parco viaggiante a gas. In quella circostanza, rappresentanti ministeriali parlavano di inserire a pieno titolo questo nuovo importante orizzonte nella nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale), alla cui stesura definitiva è atteso il nuovo Esecutivo di Governo che si appresta a guidare il paese.
In questi giorni ulteriori conferme delle potenzialità del biometano, arrivano da uno studio commissionato da EnergEtica a Althesys con il fondamentale supporto di operatori di riferimento come Agriventure, BTS ed Envitec, finalizzato ad individuare le potenzialità di un biocarburante, con vocazione profondamente residuale, con una produzione che supera già, nel nostro paese, i 5 miliardi di metri cubi l’anno, che potrebbe garantire fino al 10% del nostro fabbisogno lordo di energia. Un fatto fondamentale per un paese ancora fortemente dipendente a livello di approvvigionamenti, da paesi esteri, molti dei quali fortemente instabili. Nella ricerca di Althesys, i cui risultati sono stati presentati nel corso di un Convegno tenutosi a Vercelli, la settimana scorsa, si evidenzia come il biometano, se impiegato per l’autotrasporto, ha un bilancio ambientale superiore a ogni altro carburante, che si traduce un un vantaggio enorme, se parametrato al numero di immatricolazioni dei veicoli a metano nel corso del 2012, che ha registrato un aumento del 42,6%. Una situazione che vede l’impiego del metano per autotrazione presentare un inquinamento inferiore del 21% in meno rispetto al diesel e del 24% in meno rispetto della benzina. A tutto questo ovviamente va aggiunta la possibilità di immissione del gas nella rete nazionale di distribuzione con possibilità di espansione a tutte le abitazioni, riducendo ulteriormente, insieme alle altre rinnovabili, la nostra atavica dipendenza dai combustibili fossili. E’ bene poi ricordare, al riguardo, che il biometano, viene prodotto attraverso i processi di digestione anaerobica, previa fermentazione delle sostanze organiche, e con post-processamenti di pulizia del gas prodotto, definiti anche “up-grading”, presentando le stesse prestazioni del gas metano, proveniente dall’Algeria o dal mare del Nord, con contenuti percentuali di metano vero (CH4), certe volte anche superiori.
I dati che profilano il settore italiano del biometano sono contenuti appunto del rapporto 2013 dell’Osservatorio Agroenergia “Il biometano. Potenzialità, economics e prospettive di sviluppo”, e ne traccia i principali profili tecnici ed economici, cercando di individuarne i fattori di sviluppo ed anche i principali ostacoli di percorso di diffusione, esprimendo poi una stima del potenziale di sviluppo. L’analisi strategico-economica, di sistema paese ed aziendale, è completata da alcune riflessioni sulle possibili politiche per favorire la crescita di questa fonte rinnovabile.
Tre sono le principali aree su cui si articola lo studio:

  • l’analisi generale del biometano come fonte alternativa;
  • gli economics della produzione e dei possibili impieghi del biometano;
  • il ruolo del biometano nello scenario energetico italiano e le possibili proposte di policy.

Entrando nel merito dello studio, Alessandro Marangoni A.D. di Althesys, ha rilevato come la Germania si proponga come leader assoluta nel settore biometano, con quasi il 50% degli impianti di trasformazione del biogas in biometano a livello mondiale. Il Governo tedesco, sta rafforzando ulteriormente la leadership attraverso una politica d’incentivi, con la esenzione, per il biometano, dalla tassa sull’energia nel settore dei trasporti. Dietro la Germania c’è poi la Svezia con il 26% di impianti, che vorrebbe coprire con questa fonte ben il 100% del consumo nei trasporti. In Italia, invece, nonostante il boom del biogas di cui parlavo in premessa, questa risorsa fatica a decollare, anche per l’assenza di politiche di inquadramento del settore, in attesa della nuova SEN.
Secondo Althesys, il potenziale di produzione del biometano italiano, sarebbe di 5,6 miliardi di metri cubi l’anno, corrispondenti al 50% della produzione nazionale di gas. Un quantitativo che, pur non rinunciando all’import di gas naturale dall’estero (70 miliardi di metri cubi annui), può sicuramente essere in grado di assicurare benefici economici e ambientali per l’intero sistema energetico. Al riguardo Marangoni ha puntualizzato che “Il metano ecologico può contribuire alla Strategia energetica nazionale perché riduce il fuel risk, un tema caldo per un paese come l’Italia grande importatore di energia da partner politicamente instabili, come dimostra anche la recente crisi algerina”, L’Osservatorio Agroenergia ha poi elaborato due diversi scenari:

  • Crescita accelerata: con il biometano che potrebbe arrivare a coprire fino al 10% del nostro consumo lordo di energia al 2020
  • Crescita moderata: con il biometano che potrebbe coprire circa il 5% del nostro consumo lordo al 2020

E’ evidente, quando si parla di consumo lordo di energia, la versatilità della risorsa biometano impiegabile come detto per la produzione di energia elettrica, termica, anche contemporanee in regime cogenerativo, oltre che per il settore dei trasporti. Sul piano della rimuneratività degli investimenti poi, l’analisi di Althesys, conferma la tendenza già nota agli operatori del settore, confermando la tendenza maggiore al crescere della taglia impiantistica con totale recupero della parte termica. Ma oltre a questo c’è un’area completamente inesplorata in Italia per il biometano, quella della valorizzazione della Forsu, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, da raccolta differenziata. Nel post Gestione dei rifiuti urbani in aree metropolitane….., riportando le esperienze fatte in tema di gestione integrata dei rifiuti (vedi figura seguente), avevo accennato ad alcune interessanti esperienze avviate in

piramide_rifiuti

importanti metropoli europee, che hanno inserito, molto opportunamente la fase di digestione anaerobica della frazione organica biodegradabile degli RSU (FORSU), nel sistema integrato dei rifiuti, qualificando finalmente il termine nel vero senso della parola. Infatti, fino ad oggi, In Italia, la FORSU, quando ben gestita, è avviata unicamente, al processo di compostaggio (digestione aerobica), finalizzato alla stabilizzazione del materiale, producendo compost di qualità da utilizzare come ammendante riutilizzabile in agricoltura. Un tale schema, idealizzato nel diagramma a blocchi seguente, potrà svilupparsi attraverso

anaerobica

una selezione a monte, anche in Italia, dove è ancora completamente inespressa, la produzione di biogas con impianti di digestione anaerobica da FORSU. Un passaggio fondamentale questa ottimizzazione del ciclo rifiuti, pur in un paese dove sono ancora presenti realtà a livello barbarico, soprattutto se si pensa che anche nei sistemi di gestione rifiuti più sofisticati nel nostro paese, una delle criticità maggiori è rappresentata dall’impatto anche olfattivo delle discariche, al quale potrebbe essere data una ulteriore risposta, verso la mariginalizzazione, definitiva nello specifico, conseguendo nel contempo, la massima efficienza di sistema, visto che comunque, in uscita sarebbe sempre ottenibile compost di buona qualità per l’agricoltura. In sintesi una opportunità legata alla filosofia del “residuo” o del “residuale”, capace di fornire elementi di armonizzazione tra le coltivazioni (food/ no food), sul fronte primario dell’agricoltura, estendendosi poi a dare risposte finalmente definitive, in una logica di residuo o rifiuto, come valore, ovviamente dopo la minimizzazione delle quantità a monte.

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In conclusione volevo proporre questa interessante monografia dal titolo “IL BIOMETANO FATTO BENE : UNA FILIERA AD ELEVATA INTENSITA’ DI LAVORO ITALIANO”, una fotografia molto precisa del biometano in Italia, redatta dalle maggiori Associazione dell’agricoltura e della valorizzazione energetica delle biomasse.

Scarica lo Studio “Il biometano_fatto_bene

Sauro Secci

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13 risposte a Biometano: italiano, versatile, pulito, efficiente ed ancora tutto da scoprire

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    • saurosecci ha detto:

      In effetti come per l’energia elettrica mi sembra ci siano degli ostracismi, dal momento che il decreto che prevede l’immissione nella rete nazionale del gas del biometano, è in attesa da tempo immemore come sta succedendo sul versante elettrico, per il completamento da parte AEEG della normativa sulle reti elettriche private di utenza (SEU, RIU,…..) Per ora la solita Italia

    • saurosecci ha detto:

      In effetti come per l’energia elettrica mi sembra ci siano degli ostracismi, dal momento che il decreto che prevede l’immissione nella rete nazionale del gas del biometano, è in attesa da tempo immemore come sta succedendo sul versante elettrico, per il completamento da parte AEEG della normativa sulle reti elettriche private di utenza (SEU, RIU,etc) Per ora la solita Italia

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