Il fotovoltaico alla ricerca di nuovi orizzonti: analisi e report per fare il punto

Fotovoltaico-integrato-innovativo-chiarimenti-dal-GSE

Dopo i grandi exploit conseguiti dal fotovoltaico nell’ultimo quinquennio soprattutto in Europa, il settore sta  continuando la sua corsa in termini di innovazioni di materiali, di forme e di integrazioni più spinta, argomenti trattati spesso in questo blog, alla ricerca di nuovi equilibri post-incentivi per viaggiare con le proprie gambe, verso la cosiddetta grid parity, oggi già a portata di mano, nel nostro paese, solo in limitatissime fasce dell’Italia meridionale. Per gli operatori del settore è quindi importante, dopo un 2012 di transizione, acquisire una ottica molto più ampia, facendo una ricognizione di più ampio respiro, visto che nuovi interessanti mercati, prevalentemente extraeuropei, stanno cominciando a marciare, molti dei quali con vaste aree ad alta insolazione, e ricadenti nella cosiddetta sun-belt (vedi immagine seguente).

sunbelt-fascia-solare

Infatti il 2012, pur vedendo la Germania mantenere il primato delle installazioni, ha visto il gigante cinese scalzare l’Italia al secondo posto, arrivando ad avere un peso di oltre un terzo del mercato mondiale a fine 2012. E’ uscito recentemente per questo, un interessante report di Lux Research, che cerca di fare un giro del mondo alla ricerca dei migliori contesti per il fotovoltaico, allargando a molti paesi interessanti l’ottica, molto utile come mappa di navigazione per le aziende del settore, alle prese con difficoltà sul mercato interno, per orientarsi e capire dove vale orientare gli investimenti.

Nel report della società di consulenza americana, dal titolo “Past is Prologue: MarketLuxRe_Logo500x120 Selection Strategy in a New Solar Policy Environment”, che fa una panoramica delle opportunità di investimento nel fotovoltaico in diversi paesi del mondo, si rileva che anche se alcuni mercati dalla domanda storicamente forte continueranno a dare buoni dividendi, chi vuole vincere e andare avanti deve piazzare alcune scommesse consapevoli. Secondo lo studio gli operatori pur dovendo continuare a concentrare i loro investimenti nelle aree più sviluppate del mondo come Usa, Europa, Giappone e Cina e importante fare azioni mirate in mercati emergenti dell’America Latina del Medio Oriente e dell’Africa.
Una considerazione importante dello studio riguarda la taglia degli impianti, sulla quale lo studio cerca di suddividere l’analisi.

Impianti residenziali
In questo ambito, lo studio rileva come i mercati maturi come Germania e Italia siano fortemente orientati verso gli impianti residenziali su tetto, dotati come sono di importanti e capillari reti di vendita sul territorio, con gli Stati Uniti che si confermano mercato interessante, pur se con connotazioni diverse, con New Jersey e California in calo di attrattività, e Stati come Connecticut, Maryland e New York che presentano una crescita di attrazione. Venendo alle situazioni di singoli paesi e rimanendo nel continente americano, particolare la situazione del Canada, dove si è registrato il grande successo della “feed in tariff” nello stato dell’Ontario, ostacolato però fortemente da grossi problemi di connessione alla rete oltre che da una sentenza del WTO che ha condannato l’obbligo di utilizzo di componenti non di importazione (“domestic content requirement”), un obbligo che se rimosso in permanenza della tariffa incentivante, potrebbe vedere un grande sviluppo nel paese. Spostandoci a sud del continente americano, il report Lux Research, vede nel Brasile, un paese di grande interesse, pur se con una rete elettrica non ben diffusa e sviluppata che rende alta l’incidenza dei costi di rete e di distribuzione con incidenza fino al 40% del kWh in bolletta. Nel grande paese sudamericano, per alleggerire il carico sulla rete e dare impulso alle installazioni residenziali su tetto, è stato messo a punto un sistema, ispirato allo scambio sul posto, per impianti di potenza inferiore a un megawatt che permette di recuperare pienamente, per essere consumata in un altro momento o in un altro luogo, l’elettricità in eccesso immessa.

Impianti di grande taglia
Scenari piuttosto diversi per i grandi impianti fotovoltaici, con il report che individua i mercati emergenti in paesi come Cina, India, Sud Africa, ed Arabia Saudita. Mentre per Cina, Sud Africa e Arabia Saudita, il report prevede che supereranno gli obiettivi che si sono dati, un discorso diverso viene fatto per l’India, per la quale di prevede un comunque un mercato in forte crescita, ma condizionato dal fatto che le aziende interessate ad investire, dovranno tenere conto dei programmi di sviluppo del fotovoltaico di quel paese, finalizzati a privilegiare progetti con tecnologie a basso costo e con partecipazione economica indiana. Per la Cina, dove nel 2013 di prevede di installare 10 GW, pari a un terzo di quanto si è installato in tutto il mondo nel 2012, se ciò accadesse, si potrebbe generare, secondo il report, una ricaduta positiva per l’intero settore a livello mondiale, a fronte di una forte riduzione della sovrapproduzione determinatasi. Altri sono, per i grandi impianti, i mercati interessanti individuati dal report tra cui spiccano oltre agli USA con gli stati di California e Maryland, ancora paesi dell’America Latina come Cile, Argentina e Perù, e, sul versante asiatico il Giappone impegnato nel dopo Fukushima.
Una panoramica interessante per un mercato come quello fotovoltaico, in continua evoluzione di prodotti e di scenari, anche per le aziende italiane del settore, che stanno vivendo un momento di passaggio molto delicato.

Per quanto riguarda il nostro paese, in piena campagna elettorale, si è tenuto nei giorni scorsi presso l’Hilton di Milano, un incontro dal titolo “SolarBrains, le “menti del solare”, organizzato da Solarexpo-The Innovation Cloud, in prospettiva della edizione di quest’anno, che si terrà per la prima a Milano dal 8 al 10 maggio prossimo. Obbiettivo dell’incontro a porte chiuse, tra aziende del settore ed istituzioni tecniche come MSE, AEEG, GSE e RSE,  è stato quello di individuare dei percorsi di valorizzazione del patrimonio di aziendale italiano in termini di risorse umane specializzate, cercando di portare a fattore comune idee, strategie, buone prassi, sugli scenari normativi, produttivi e di mercato dell’oramai  imminente era post-incentivi, cercando di superare la pesante palude in cui si trovano, in questo delicato momento, aziende del settore. Le istituzioni competenti di settore hanno aperto disponibilità al confronto su molti temi caldi, alcuni dei quali molto attesi da tempo per sbloccare il settore, mettendo mano a un insieme di misure di liberalizzazione e semplificazione, a cominciare dalla piena implementazione di strumenti come i SEU, le RIU, di cui avevo diffusamente parlato in un post precedente “Il fotovoltaico  italiano e un ponte verso la grid parity: i sistemi di distribuzione chiusi”  lo scambio sul posto con l’innalzamento della soglia dei 200 KW ad 1 MW, essenziali, se coniugati alle detrazioni fiscali sugli investimenti per garantire la continuità del mercato verso scenari di grid-parity e molte delle quali a costo zero per l’utente. Si tratta di misure fortemente osteggiate da grandi operatori energetici ancora fortemente legati al business fossile. Nella  occasione il Segretario Generale EPIA (European Photovoltaics Industry Association), Reinhold Buttgereit, ripercorrendo un pò quando rilevato dal report mondiale di Lux Research, di cui abbiamo parlato in premessa, ha cercato di definire meglio la posizione europea, dove il mercato fotovoltaico europeo del 2012, pur se in contrazione del 27% rispetto al 2011, è stato comunque il secondo miglior anno di sempre, con la contrazione mondiale limitatasi invece al 4%. Da leggere con attenzione, secondo il Segretario EPIA, il dato relativo al triennio 2010-2012, dove la quota europea sul mercato mondiale è scesa dall’80 al 55%, evidenziando non tanto la contrazione del mercato europeo, quanto l’avvento di nuovi grandi mercati a livello mondiale. Un calo, quello europeo, da interpretare positivamente, perché legato ad una forte diversificazione geografica degli sbocchi di mercato, e una conseguente riduzione del rischio regolatorio, da sempre uno dei fattori più castranti dello sviluppo fotovoltaico. In Europa, ad oggi, secondo EPIA, risultano installati quasi 70 GW, di cui la metà solo in Italia e Germania, con un potenziale, secondo EPIA, comunque ancora notevolissimo.

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Evoluzione della potenza installata fotovoltaica in Europa (Fonte EPIA: grafico FV Europa – grafico FV mondo).

L’EPIA, in attesa dei prossimi dati ufficiali GSE, stima per il nostro paese, un installato di circa 3,4 GW per il 2012, con Luciano Barra, Dirigente MSE, che evidenzia che, secondo anche quanto indicato dalla bozza SEN, il mercato residenziale italiano potrà attestarsi fino al 2020 su una media annuale tra 1 e 2 GW, che, secondo il Funzionario potrebbe corrispondere alla dinamica spontanea post quinto conto energia, sottostimata se fosse accompagnata da misure liberalizzanti gli oneri di rete già citati o interazioni con gli  obblighi previsti sui nuovi edifici, visto che chi si appresta a governare il paese, ha il compito di far riprendere, magari con un volto nuovo, il settore dell’edilizia e che potrebbe arrivare anche ad un trend annuo di 3 GW installati.
Nell’incontro di Milano, spazio anche sul cruciale tema della grid parity, dove si è rilevato come, pur in presenza di impianti che generano già in grid parity, nel sud del paese, i vantaggi sono vanificati dal costo del Capex, ovvero dal CAPital EXpenditure, ovvero spese per capitale, che le imprese devono sostenere che nonostante la riduzione dello spread, è ancora in misura da elevato da rimangiarsi l’effetto grid parity accelerato dal crollo dei prezzi dei moduli del 70% negli ultimi due anni.
Indubbiamente, pur con luci ed ombre il mercato domestico italiano dovrebbe garantire, quella base fisiologica  di mercato vicina ai 2 GW/anno che porterebbe al 2020 il nostro paese alla soglia dei 35 GW installati, importante per rassicurare molti operatori che vedevano il rischio di anniettamento del mercato italiano, pur con il quinto conto energia che, secondo le previsioni GSE, dovrebbe arrivare fino a giugno. Nell’incontro, si è discusso anche delle migliaia di posti di lavoro già persi, che non hanno risparmiato il settore più significativo della green economy, per i quali è emersa forte l’esigenza di internazionalizzazione, vista la grande domanda di fotovoltaico nel mondo, in entrambe le forme grid-connected per i paesi a forte crescita economica o ad economia sviluppata, e off-grid, nei paesi in via di sviluppo, con in tutti i casi la forte esigenza di integrazione con i sistemi di accumulo, capaci di dare risposte fondamentali in entrambe le configurazioni, quella storica dell’off-grid e quella fondamentale degli impianti grid-connected, oramai orientati verso la massimizzazione dell’autoconsumo e che avevamo già trattato in post precedente “La grid-parity e l’importanza dell’autoconsumo” ed ancor più importante in questo 2013 dove gli impianti residenziali con accumulo saranno fondamentali, anche attraverso una sempre più spinta gestione domotica dei carichi elettrici e appunto la diffusione dei sistemi di accumulo. Interessanti in questa ottica, anche le analisi economiche effettuate su impianti di media taglia media su utenze industriali e commerciali, come centri commerciali con consistenti consumi elettrici interni, che presentano tassi di rendimento compresi tra il 6 e l’11% circa, proprio in funzione della parte di energia autoconsumata, corrispondenti anche a 10 volte superiori agli attuali rendimenti dei BOT delle aste di questi giorni. Le sterminate superfici di eternit da bonificare nel nostro paese completano poi il quadro degli ambiti applicativi aperti più che mai (vedi post precedente “Amianto e Fotovoltaico: il divorzio non s’ha da fare”).

Sauro Secci

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