Poco Ambiente ed Energia nei programmi della politica: appello delle Associazioni

downloadAd una settimana dalle elezioni politiche, quest’anno veramente in un contesto di estrema gravità sociale per il paese, ho consultato, per quanto mi è stato possibile, i programmi di governo dei diversi schieramenti che si presentano alle prossime elezioni, cercando di vedere se qualcuno, buttando finalmente giù la maschera, avesse avuto il coraggio di mettere in primo piano questioni come ambiente, energia e risorse naturali, così fondamentali, come chiavi di lettura della crisi in corso, per ridare slancio al lavoro attraverso un nuovo modello di sviluppo, con principi e presupposti completamente diversi da quelli del disastroso modello della crescita infinita che ci ha portato fino a qui. Troppo spesso, in questi ultimi anni ho visto contrapposti lavoro ed ambiente, e questo in un paese che si ritiene di prima fascia e con una Costituzione come la nostra, non è più assolutamente ammissibile. Purtroppo, nella mia ricerca tra i programmi elettorali, pur con evidenti connotazioni diverse (alcuni programmi marginalizzano o ignorano addirittura la questione), non ho trovato quel coraggio che auspicavo, ma solo “pannicelli tiepidi” o ceselli di facciata a cui l’aberrante marketing politico di questi anni ci ha abituato sempre più. Con questi presupposti, ben 14 associazioni ambientaliste e per la tutela delle risorse naturali, di qualità del cibo, di rinnovabili, efficienza energetica e sostenibilità, di beni culturali, di turismo, di legalità e lotta agli sprechi insieme ad alcune sigle della imprenditorialità, hanno fatto fronte unico, scrivendo un telegramma a tutte le forze politiche in competizione alle prossime elezioni, chiedendo alle stesse che si esprimano su un numero condensato di sette punti di impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio, energia e futuro, nella consapevolezza che la parola spreco deve essere radiata, una volta per tutte dal lessico comune. Non è passato molto tempo da quando in un post precedente, per esempio, avevo parlato della virtuosa esperienza del CAAB, grande Centro Ortofrutticolo di Bologna, dove è nato Last Minute Market, un sistema di gestione degli alimenti in prossimità di scadenza per la distribuzione ad organizzazioni umanitarie dei territori, tra l’altro uno degli enti sottoscrittori dell’appello alla politica.

ecotelegramma
Ecco i sette punti dell’eco-telegramma portati all’attenzione del nuovo Parlamento, nei quali mi sembra di ripassare in rassegna temi trattati più volte da questo blog, alcuni dei quali presenti come autentiche scelleratezze ed insulti ai cittadini, contenute nella bozza della nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale) elaborata dall’ultimo Governo:

  1. Garantire la legalità e la giustizia, la trasparenza e l’equità nelle filiere agricole ed alimentari, ambientali ed energetiche, aumentando efficienza ed efficacia dei controlli con un’adeguata tutela penale dell’ambiente;
  2. Fissare l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, rinunciare al piano di sviluppo delle trivellazioni petrolifere in mare e definire una roadmap per la decarbonizzazione che sostenga la green economy;
  3. Spostare i fondi stanziati per strade e autostrade verso il trasporto sostenibile (ferrovia, nave, bici, mezzi elettrici e a basso impatto ambientale, car sharing) e il trasporto pendolare nelle aree urbane, definendo un piano nazionale della mobilità che superi il programma delle infrastrutture strategiche;
  4. Rendere compatibili le scelte economiche e di gestione del territorio con la conservazione della biodiversità naturale attribuendo un ruolo centrale ai parchi e varare un piano della qualità per il settore turistico per valorizzare i beni culturali e ambientali;
  5. Approvare un pacchetto di interventi per favorire l’occupazione – soprattutto giovanile – in agricoltura, sostenere le colture biologiche, biodinamiche e a basso impatto ambientale e promuovere modelli di consumo alimentare sostenibili;
  6. Approvare una legge che fermi il consumo di suolo e aumentare i vantaggi fiscali che derivano dalla scelta a favore del recupero e della ristrutturazione, dell’architettura bioclimatica e dell’urbanistica mirata all’abbattimento dell’inquinamento e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio;
  7. Incentivare non solo la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali ma anche la lotta agli sprechi in ottica preventiva, diminuendo il sostegno agli inceneritori e alle discariche.

Secondo il cartello di associazioni, il nuovo modello economico (ed aggiungo io di sviluppo), basato su un’economia verde dovrà costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (biodiversità, patrimonio culturale e colturale, qualità e bellezza), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e facendo un’operazione verità sui costi sociali e ambientali delle scelte economiche e produttive.
Ecco l’elenco dei sottoscrittori dell’eco-telegramma, moltissime vecchie conoscenze per chi frequenta il mio blog, ben presenti nelle categorie dei link e nella sezione video:

  • Don Luigi Ciotti, presidente Gruppo Abele e Libera;
  • Lucio Cavazzoni, presidente Alce Nero;
  • Agostino Re Rebaudengo, presidente Aper;
  • Umberto Martini, presidente Cai;
  • Oscar Farinetti, presidente Eataly;
  • Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario Fai;
  • Mauro Furlani, presidente Federazione Pro natura;
  • Ivan Novelli, presidente Greenpeace Italia;
  • Andrea Segrè, presidente Last Minute Market;
  • Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente;
  • Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia;
  • Franco Iseppi, presidente Touring Club Italiano;
  • Dante Caserta, presidente Wwf Italia.

Volevo aggiungere qualcosa di mio ai politici, che finalmente prendano consapevolezza dei grandi spunti da cogliere per trasformare la crisi, come l’etimologia della parola impone, cogliendo le grandi occasioni di cambiamento che ci offre, anche se mi rendo conto che per questo ci vorrebbe un radicale cambiamento, ma comunque riprendere a marciare cambiando finalmente rotta, sarebbe già un grande risultato per salvare noi e le prossime generazioni dalla catastrofe dell’autodistruzione materiale e spirituale dell’uomo. Il pressing sui nuovi rappresentanti in parlamento, in forma per quanto possibile unita, mi sembra già un buon punto di partenza per ampliare ulteriormente la pressione, in nome di quel “bene comune”, assolutamente violentato in questi anni, nel nostro paese.

Sauro Secci

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