“Quello che degli incentivi non dicono”: l’anomalia energetico-climatica

ciminiera_crop_2549Per questo post ho voluto scomodare, parafrasandolo, il titolo di una vecchia canzone scritta da Enrico Ruggeri e magistralmente interpretata da Fiorella Mannoia. Quando si parla di incentivi all’energia, sono convinto che al cittadino della strada, nella schiacciante maggioranza dei casi, verrebbero in mente le energie rinnovabili, pur se per il nobile fine, e scusate se è poco, di limitare i dissesti climatici indotti dallo sviluppo fossile. Peccato che, anche per i detrattori delle fonti pulite, la realtà vera sia ben diversa, dal momento che, da anni stiamo contribuendo pesantemente ai disastri climatici del pianeta, visto che i nostri soldi, prelevati dalle bollette, sono da sempre scippati alle energie pulite, per sovvenzionare le fonti fossili: un autentico suicidio collettivo impostoci per legge. Tutto questo, assume in Italia, tratti inquietanti, per quel ulteriore, disonorevole e per certi versi “vomitevole” meccanismo che va sotto il nome di “CIP6“, varato dal Governo Andreotti nel lontanissimo 1992 con la Delibera del CIP (Comitato Interministeriale Prezzi) del 29 aprile 1992 con cui, in attuazione della legge n. 9 del 1991, furono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”. E’ stata proprio l’aggiunta della dizione “assimilate”, puramente italica, introdotta sulla stesura originaria, fatta in sede di approvazione del provvedimento, ad includere fonti di vario tipo, non previste espressamente dalla normativa europea in materia e che di rinnovabile non hanno neanche remote tracce. Un “colpo di mano “ che da oltre 20 anni ha “permesso”, in Italia di dare grande supporto a tecniche di incenerimento dei rifiuti altamente impattanti, ad autentici killer della CO2 come carbone e petrolio per non parlare della saluta umana e degli ecosistemi, oltre a spalancare autentiche, ulteriori, miniere d’oro ai petrolieri, permettendogli, per esempio, dipetcoke avviare a valorizzazione energetica mediante combustione diretta, l’inquinantissimo “petcoke”(foto a destra). Si tratta dell’ultimo cascame dei processi di raffinazione, la cui valorizzazione ha consentito ai “poveri” petrolieri di trasformare un rifiuto pericoloso, in una autentica miniera d’oro. Un autentico concentrato di sostanze pericolose il petcoke, tra cui metalli pesanti come mercurio, cadmio, nichel, cromo, vanadio, oltre che IPA (idrocarburi policiclici aromatici), benzo-pirene (ne volete più??), per non parlare dello zolfo, presente in concentrazioni ben superiori a quelle ammesse nei combustibili tradizionali, certe volte superiori addirittura al 7%. Per molti anni le famigerate “assimilate” si sono accaparrate, in Italia, il ricco piatto di sovvenzioni, prima che, oltre 10 anni dopo il varo della Delibera CIP6, tali sovvenzioni, provenienti dalle bollette dei cittadini, trovassero anche nelle rinnovabili la loro legittima destinazione. Questo lungo scippo è perdurato legislativamente (continuando in maniera residuale per taluni impianti), fino al 2008, quando il Governo Prodi, con la finanziaria di quell’anno, ha previsto, pur con una logica conservativa, che gli incentivi CIP6 per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili spettassero solo agli impianti già realizzati e operativi.

Su questo tema è tornato in questi giorni, un autorevole economista della IEA InternationalFatih-Birol-007 Energy Agency, Organismo internazionale super-partes e sicuramente non filo-rinnovabili, Fatih Birol (foto a destra). Al lordo dell’anomalia “assimilata” italiana, le fonti fossili ricevono ben 100 dollari di sussidi ogni tonnellata di CO2 emessa in atmosfera. Nel 2011, ultimo anno statisticamente definito, carbone, petrolio e gas hanno ricevuto aiuti di Stato per un ammontare di 523 miliardi di dollari, contro gli appena 88 andati alle rinnovabili. Un dato non certo nuovo, ma spesso sorvolato dal povero cittadino bombardato di tanta mala-informazione, come hanno fatto in questi giorni due autorevoli giornalisti del Corriere della Sera e che, in una parte dell’editoriale, porta ad associare gli incentivi energetici solo alle energie pulite come fotovoltaico, eolico e altre fonti pulite (link articolo Corriere della Sera). A così prestigiose firme del nostro giornalismo, noi umili cittadini della strada, che abbiamo a cuore il nostro futuro e quello dei nostri figli, chiediamo, quando intendono affrontare argomenti di così largo respiro come hanno fatto, di informarsi adeguatamente su tutti gli aspetti collaterali, che non sono certo dettagli, per chi legge, visto il grande bacino di utenza al quale si rivolgono .
Ritornando a Fatih Birol, capo economista della International Energy Agency, lo stesso rileva come il prezzo della CO2 nel sistema ETS “Emission Trading Scheme”, la borsa europea alla base della negoziazione delle quote di CO2, ha toccato i minimi storici, scendendo anche sotto i 4 euro (5,4 dollari/tonnellata), trasformando quei 523 miliardi citati dall’economista in un assurdo sussidio pubblico del valore di 110 dollari a tonnellata emessa. Una considerazione motivata ufficialmente dal fatto che sono soprattutto i paesi ad economia in transizione (BRIC Brasile, Russia, Cina, India), o quelli in via di sviluppo ad elargire più soldi alle fossili, per facilitare l’accesso all’energia di chi ha meno, ma sulla quale Birol ricorda che “dei circa 500 miliardi di sussidi, solo il 20% va ad aiutare le fasce sociali a basso reddito” aggiungendo che “tutti i governi del mondo devono affrontare questo problema”.
Una considerazione che ci riporta nel Bel Paese, dove le fonti sporche ricevono 9,11 miliardi di euro di finanziamenti pubblici all’anno, erogati a vario titolo ed in varia forma come sgravi fiscali ai petrolieri, aiuti al trasporto su gomma, sussidi alle centrali a fonti fossili ed ovviamente alle famigerate “assimilate”.
Su questo Birol non ha potuto non rilevare abbondante “polvere sotto i tappeti”, affermando che “da una parte i paesi parlano di rinnovabili, efficienza energetica e cambiamenti climatici, dall’altra sussidiano le fonti fossili. Finché ci sono questi sussidi non abbiamo possibilità di raggiungere gli obiettivi sul clima e far sì che le rinnovabili siano competitive con carbone, gas e petrolio, resi artificialmente economici dagli aiuti pubblici”.
Vista anche l’autorevolezza di provenienza dell’affermazione, per consentire una vera ed inderogabile transizione di modello energetico, bisogna finalmente definire regole certe e stabili e soprattutto un campo di gioco che non consenta “intrighi sotto traccia”, un tema che avevo affrontato anche in un mio post di qualche settimana fa. Su questi temi, l’economista IEA non ha dubbi, sostenendo che “non è tanto la non prevedibilità della produzione da fonti come eolico e fotovoltaico ad ostacolarne lo sviluppo, bensì la non prevedibilità delle politiche: il mio messaggio ai governi è che se le politiche di supporto fossero prevedibili quanto lo è il vento la parità sarebbe già vinta”. Una posizione ed un appello importante quello di Birol, che dovrebbe indurre univocamente i governi ad azioni fattive conseguenti. La speranza di essere testimoni della eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, è una essenza vitale per l’uomo moderno che vorrebbe un futuro migliore, piena però di enormi ostacoli e smussata anche da una delle risposte di Birol ai giornalisti intervenuti al Convegno di Vienna che sottolinea che “prima della primavera araba in alcuni paesi del Medioriente c’era una certa volontà di tagliare gli aiuti, ma è venuta a mancare con il seguente rialzo dei prezzi del barile.”, pur rilevando che “alcuni paesi come Russia e India hanno fatto alcuni progressi, ma in generale non c’è una grande spinta e non mi aspetto grandi cambiamenti.” Considerazioni importanti quelle della IEA, che devono però giungere come tante obbiettive informazioni al cittadino comune, una delle maggiori criticità, per creare quella coscienza civile fondamentale per portare avanti qualunque svolta epocale come quella energetica. Noi abbiamo il dovere di continuare a fare tutto quanto possibile, per rinforzare la sussidiarietà come valore fondamentale.

Sul tema un brevissimo ma significativo passaggio dell’economista IEA, in una recente partecipazione ad un Convegno di EWEA (European Wind Energy Agency)

Sauro Secci

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