Computer o biciclette in cambio di armi per il benessere del corpo e della mente: l’idea dell’Uruguay

225px-Pepemujica2Da quando ho ascoltato, José Mujica, detto “Pepe”(foto), Presidente della Repubblica di Uruguay, nel suo profondo e sentito intervento al G20 di Rio de Janeiro del luglio scorso (vedi post precedente), ho guardato con maggiore attenzione a quel piccolo ma significativo paese dell’America Latina. Nell’intero continente americano, la piaga della diffusione delle armi, assume i connotati di una autentica piaga sociale, per la pericolosità e le stragi che sempre più spesso assurgono ai “disonori” della cronaca. Anche in questa battaglia l’Uruguay si sta distinguendo per una iniziativa molto originale. L’Uruguay, nonostante sia un paese notoriamente tranquillo, collocandosi al nono posto nella classifica mondiale della detenzione di armi pro-capite, con gli Stati Uniti al primo posto (l’88,8% della popolazione detiene un’arma), e l’Italia al 53°, esistono 450.000 armi registrate, ma si calcola che siano meno della metà di quelle detenute irregolarmente da civili, stimate in circa 500.000. Considerando che il paese sudamericano ha una popolazione di circa 3,2 milioni di abitanti, si determina che un uruguayano su tre è armato, con una importazione di armi che ha subito una impennata del 350% nel quinquennio 2005-2009, secondo i dati del Registro Nacional de Armas. Tutto questo ha comportato un incremento forsennatoarmi-da-fuoco-e-munizioni-vettore_34-27597 degli omicidi da arma da fuoco che si è attestata su 6 ogni 100.000 abitanti, ma con un 2012 un cui si è superata tale media con ben 267 omicidi secondo i dati diffusi da FundaPro, un’organizzazione collegata al Partido Colorado, di opposizione al Governo di José Mujica. In un tale contesto il Governo Uruguayano ha predisposto una grande originale iniziativa dal titolo eloquente “Armas para la vida”, una campagna di sensibilizzazione per convincere i cittadini detentori di armi a consegnarle alle autorità, ricevendo in cambio un computer o una bicicletta. Come spiega Marcelo Barzelli, Responsabile Comunicazione del Ministero degli Interni, “Il cittadino consegna un’arma e riceve, in cambio, un’arma per la vita. Un’arma di conoscenza come lo è un computer portatile o un’altra, per l’esercizio o il lavoro, come è la bicicletta” con questa iniziativa, prosegue Barzelli “cerchiamo così di collaborare nell’importante lavoro di disarmare la società uruguayana, un lavoro vitale verso una convivenza più armoniosa, per risolvere le differenze attraverso il dialogo e il negoziato“. Una campagna che si colloca in una serie di iniziative, dal momento che anche il precedente Governo di Tabaré Vazquez, dotò ogni bambino uruguayano di un computer, affinché la Rete e le nuove tecnologie entrassero nelle case del Paese. Iniziative con segnali e contenuti profondi, con la conoscenza contrapposta alla violenza, e il sapere come difesa e come strumento di riscatto sociale e di arricchimento. Una campagna che ha trovato ampi consensi a livello politico è lodata da buona parte dell’arco politico del Paese sudamericano per i suoi più profondi contenuti, come sottolinea Carlos Gamou del Frente Amplio, movimento che sostiene il Governo Mujica che ha sottolineato come l’iniziativa non sia orientata tanto ai malviventi, quanto ai cittadini che si sono armati per paura. Contestualmente il Governo sta studiando anche una proposta di legge finalizzata a punire penalmente il possesso illegale delle armi, per incentivarne la regolarizzazione. Una iniziativa dai grandi significati quella uruguayana, che segue, seppure con connotati più originali, altre iniziative simili di grandi paesi sudamericani come Brasile che ha visto abbassarsi in pochi anni del 112,5% il numero di omicidi e dell’Argentina che, ha fronte di una iniziativa del 2011 ha visto riconsegnare ben 160.000 armi detenute illegalmente. Altri sono stati poi i paesi che si sono cimentati in iniziative similari come USA ed Australia, conseguendo però risultati fallimentari perché in quei casi la merce di scambio delle armi era stato il “vile denaro”. In termini numerici, per il piccolo paese Uruguayano, la criminalità nel 2010 è costata 1,2 miliardi di dollari pari a circa il 3% del PIL nazionale.

Voglio concludere questa nota con il personaggio che mi ha portato qui, quel Pepe Mujica, Presidente uruguayano, che non smette mai di meravigliare, in questo video che illustra il suo stile di vita e che volevo condividere, sotto il bombardamento di misfatti della “casta nostrana”: che bello “un Presidente in trattore”!!.

Sauro Secci

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