Rinnovabili 100%: una proposta dal V° Continente

living_green_in_australiaIl percorso intrapreso da tempo verso un modello energetico e, per molti versi, anche di sviluppo “no-carbon”, è indubbiamente lungo e fatto di passaggi intermedi che coinvolgono fonti energetiche pulite, tecnologie di valorizzazione, ed infrastrutture, visto che l’obbiettivo presuppone un radicale cambiamento anche strutturale dei modelli energetici. In Europa, il paese di riferimento per l’attuazione di una migrazione integrata pluridecennale verso un modello energetico completamente libero dalle fonti fossili è sicuramente la Germania con un ipotetico obbiettivo 2050, paese dal grandissimo peso economico e contraddistinto anche da una alta densità abitativa e conseguentemente energetica; in parole povere davvero un “bel banco di prova”. Interessante e per certi versi suggestivo però, su questo tema, lo studio effettuato recentemente da un gruppo di ricerca dell’Università di Melbourne dal titolo “Energy Research Institute” (allegati sintesi e studio integrale alla fine del post), che dimostrerebbe la fattibilità di un piano addirittura decennale, per affrancare completamente le fonti fossili, dal capitolo energia di quello sterminato paese che è l’Australia, sesto paese al mondo per estensione con i suoi 7.617.930 km² di  superficie (oltre 25 volte l’Italia) in tutti i settori, compreso quello dei trasporti, dopo che il paese ha subito una forte sterzata verde con l’avvento del Governo del premier Julia Gillard. Lo studio fornisce anche un costo orientativo di questa fattibile metamorfosi energetica, in uno dei paesi principali produttori di carbone, stimato in circa il 3% del Pil australiano. Undubbiamente un paese sconfinato e scarsamente popolato, grande quanto l’Europa Occidentale e con appena 23 milioni di abitanti, dalle enormi potenzialità energetiche rinnovabili, ideale come caso di studio per la sperimentazione e l’attuazione di un sistema energetico pienamente sostenibile. A seguire la mappa mondiale di radiazione solare diretta annuale e la mappa della velocità media annuale del vento all’altezza di 80 metri dal suolo

DNI Australia

Mappatura mondiale della radiazione solare diretta media annuale (DNI) con evidenza delle grandi potenzialità australiane (Fonte DLR)

australia_eolico

Mappatura del potenziale eolico australiano – velocità media del vento [m/s] alla quota di 80 m dal suolo (Fonte Atlante delle energie rinnovabili del Governo Australiano)

Un paese quello australiano dall’ottimo livello di vita, con una florida struttura industriale e di ricerca scientifica, che dispone di grandi superfici desertiche pianeggianti ed un numero ridottissimo di vincoli, vocato ad esprimere le potenzialità solari soprattutto attraverso il solare termodinamico CSP viste la ampie fascegillard ad alta insolazione diretta, ottimamente esposto anche a livello anemologico con buonissime peculiarità eoliche. Come dicevamo, a qualificare ancor più lo studio dell’Università di Melbourne, lo stato attuale del sistema energetico australiano, come dicevamo, uno dei massimi esportatori di combustibili fossili, prevalentemente carbone, e che, sotto la gestione del premier Julia Gillard (foto a fianco), ha intrapreso una politica di carbon-tax, introducendo una tassa di 23 dollari per ogni tonnellata di CO2 emessa a carico dei grandi emettitori del paese. Secondo i ricercatori ci sono tutti gli elementi pratici per questa svolta radicale, anche per il fatto che il Paese-Continente, ha sentito profondamente il tema dei cambiamenti climatici, essendo stato avversato negli ultimi anni, anche per la particolare collocazione nel pianeta, da autentici cataclismi meteorologici con siccità estreme alternate ad eventi alluvionali di dimensioni bibliche mai vissute prima. Proprio l’estate che sta per concludersi, sta passando agli annali per incendi giganti alimentati da caldo torrido e venti impetuosi, con ondate di calore che si sono prolungate per intere settimane, polverizzando serie storiche meteorologiche ultracentenarie, certe volte mettendo a repentaglio i requisiti di minimi di vivibilità di ampie aree di territorio.

solar_towerPassando all’analisi dello studio dei ricercatori di Melbourne, l’ipotesi di riferimento è quella che il fabbisogno energetico australiano al 2020 ammonterà a circa 325 TWh di elettricità all’anno, di poco inferiore all’attuale fabbisogno energetico italiano, e del 40% superiore a quello  attuale, tenendo conto dei nuovi modelli di trasporto ipotizzati, basati sulla mobilità elettrica e di climatizzazione/riscaldamento, effettuati con pompe di calore. Partendo dal fatto che la produzione di energia elettrica attuale, è generata per il 90% da fonti fossili (carbone e gas prevalentemente), sarà soprattutto il solare termodinamico, il nuovo protagonista assoluto, che, con le sue diverse opzioni tecnologiche, potrà coprire il 58% dell’elettricità, grazie a 12 enormi centrali a specchi e torri solari (solar Tower foto sopra) da 3500 MW l’una (visualizzate nella mappa seguente con icone gialle), con utilizzazione di sali fusi a 500 °C di temperatura come quelli utilizzati nella centrale CSP Archimede di Priolo Gargallo in Sicilia, collocate sui margini sud e sudorientale del grande deserto centrale, a ridosso dei grandi nuclei urbani e quindi delle utenze con una tecnologia fortemente vocata all’accumulo e quindi alla massima garanzia di continuità temporale. I 50 GW installati di centrali solari a concentrazione, coprirebbero secondo lo studio, 2.760 kmq, meno della superficie del più grande ranch australiano, e come si vede anche il fattore di scala, in questo caso, fa vedere l’aspetto spaziale con occhi davvero diversi.

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Altro grande pilastro dello studio, è rappresentato dall’energia eolica, con la pianificazione di 23 grandi centrali eoliche di capacità variabili dai 2000 ai 3000 MW ciascuna (vedi mappa sopra con icone blu), con una collocazione poste lungo le coste orientali e meridionali, altrettanto vicine ai punti di utilizzazione energetica dei maggiori centri urbani del paese. Il 2% della fornitura energetica residua sarebbe coperto dal parco idroelettrico esistenti, usato, attraverso i pompaggi, come grande sistemi di accumulo, oltre che da nuove centrali a biomasse, con il compito di riserva di potenza disponibile nei rari momenti di magra delle due fonti principali meno prevededibili come sole e vento. Un ruolo preciso e particolare, anche se di secondo piano, per le potenzialità della tecnologia che ha fatto enormi progressi in questi ultimi anni, è dedicato nel piano, al fotovoltaico, individuato per l’autoproduzione in ambito residenziale, con l’obiettivo di riduzione della domanda domestica, con un esercito di circa mezzo milione di piccoli impianti su tetto, capaci di garantire il 15% del fabbisogno energetico familiare. Veniamo agli aspetti economici del piano, lo studio stima un costo piuttosto contenuto, di circa 370 miliardi di dollari australiani, cioè 290 miliardi di euro, in 10 anni, che, secondo gli autori dello studio, potrebbero essere ottenuti con un sovrapprezzo di 6,5 centesimi di dollaro australiano (circa 5 eurocent/kWh) in bolletta, corrispondenti a circa un 50% in più sul costo attuale del kWh. Un aggravio per la famiglia media australiana, di circa 420 dollari australiani (circa 330 euro) all’anno. Un ipotesi, che sposterebbe il peso maggiore della migrazione energetica sui grandi consumatori di energia industriali e minerari, che, avrebbero però una grande compensazione, in termini di mole di lavoro dalla costruzione e gestione dei nuovi impianti solari ed eolici. Importanti anche le ricadute occupazionali ipotizzate, con una previsione di 120.000 nuovi posti di lavoro per la fase di costruzione di impianti ed infrastrutture (comprese nuove linee elettriche ad alta tensione in c.a. HVAC ed in c.c. HVDC) e 40.000 nuovi posti di lavoro per la fase di esercizio e manutenzione dei nuovi impianti. Passando poi ai costi del progetto proposto, pari a 290 miliardi di euro in 10 anni, equivalgono al circa il doppio del costo che l’Italia spenderà per le rinnovabili nello stesso orizzonte temporale, ma riparametrando tutto ciò alla popolazione equivalente, con l’Australia con una popolazione circa un terzo della nostra, il peso specifico sarebbe di 6 volte più gravoso, anche se con una posta in palio così definitiva e come detto in premessa, pari al 3% del Pil annuale di quel paese.

Un esercizio dimostrativo interessante per quanto di difficile attuazione, anche per il troppo severo arco temporale considerato, quello del gruppo di studio di Melbourne, considerando anche il grosso peso che l’industria mineraria e dell’intera filiera dei combustibili fossili ha in quel paese e le forti resistenze che un progetto del genere, pur se fattibile troverebbe, anche dal momento che i combustibili non utilizzati sul mercato interno dovrebbero essere esportati. Ma è proprio sull’aspetto dimostrativo di questo piano di “rivoluzione energetica” a portata di mano, che può essere trovata la valenza maggiore, basandosi su compatibilità tecnologiche disponibili da subito oltre che finanziarie, che richiedono solo la volontà dei decisori oggi, in un paese che parte da agevolazioni territoriali, demografiche ed ambientali davvero enormi in tal senso. Un piccolo bruscolo da inserire nelle orecchie di chi continua ostinatamente a perseguire la strada dei combustibili fossili, anche in Europa, finendo per amplificare i devastanti effetti di un modello energetico ed economico oramai al crepuscolo, come la recente crisi ci testimonia continuamente. Effetti pagati a caro prezzo dalle comunità in termini di vivibilità del pianeta, di generazione continua di guerre per l’accesso alle risorse depredabili (i combustibili fossile ed i minerali in genere di sicuro), con l’ulteriore impoverimento di vaste aree del pianeta, e senza più alibi per chi non ha il coraggio di fare certe scelte, preferendo la “solidarietà di facciata”, per mettersi a posto la coscienza. Oggi in termini di rivoluzione energetica il motto è ora più che mai “Volere è potere”, Lasciamo il paese dei marsupiali con un segnale timido di transizione, un video a lidell volo libero sul polo energetico australiano di Liddell, nella regione del Nuovo Galles del Sud, dove un impianto a carbone collocato accanto ad una vicina miniera e sulle sponde di un lago per rispondere alle esigenze di raffreddamento, è stato ripotenziato e affiancato da una moderna centrale solare a specchi piani Linear Fresnel, che ci auguriamo possa essere di buon auspicio, come un ideale passaggio di testimone per il futuro dell’intero scenario energetico mondiale.

La sintesi dello studio

Studio_integrale

Sauro Secci

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2 risposte a Rinnovabili 100%: una proposta dal V° Continente

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