Nuove energie per abbattere muri e costruire ponti tra gli uomini

Dipinto .....in una finestra a Romena !! Casentino !!Come sono solito fare spesso la domenica, anche in quella appena trascorsa, sono salito nonostante il maltempo nel mistico Casentino, nello splendido scenario della Pieve Romanica di Romena, nei pressi di Pratovecchio, in provincia di Arezzo, dove un vecchio compagno di scuola, Don Luigi Verdi, ha fondato, oltre venti anni fa, l’omonima Fraternità di Romena (www.romena.it), un angolo di paradiso dove l’uomo moderno di ogni orientamento e convinzione, può ricaricare le proprie energie spirituali, messe a durissima prova dalla civiltà sempre più appesantita che stiamo vivendo in questi anni di “apparente” benessere. Anche domenica scorsa nella testimonianza-incontro di approfondimento del pomeriggio, che non manca mai di proporre spunti di riflessione e storie bellissime, non sono rimastoluca-buccheri-800 deluso. Era il turno del caro amico Don Luca Buccheri (foto a destra), teologo biblista e profondo conoscitore della Terra Santa che, parlando del valore del perdono, ci ha portato una testimonianza vivente del Vangelo, da lui ben conosciuta anche personalmente, a dir poco sconvolgente, che mi ha molto colpito, per diversi aspetti e che volevo condividere con chi voglia, ambientata in una delle terre dove da tempo, l’odio e la sopraffazione umana, hanno troppo spesso avuto il sopravvento. Si tratta di una autentica parabola dei nostri giorni, con sullo sfondo, e credo non potessero mancare, anche le energie pulite, presupposto fondamentale per ogni forma di vita, anche la più difficile e ostile. La storia è quella di  un cittadino palestinese, DaoudNassarDaoud Nassar (foto a sinistra), che, per difendere il diritto a vivere con la sua famiglia, composta dalla moglie e dai suoi tre figli, nella terra acquistata, all’inizio del secolo scorso dal nonno Daher, è stato sottoposto ad ogni forma di angheria, nel tentativo, fino ad oggi vanificato, di essere cacciato, porgendo sempre l’altra guancia. Daoud è andato addirittura oltre, trasformando le difficoltà di vita, in un punto di aggregazione tra i popoli. Infatti, la terra su cui sorge la fattoria di Daoud, ha visto nascere, per sua espressa volontà, una iniziativa in nome della pace e della fraternità tra i popoli, che ha preso il nome di «Tenda delle Nazioni» (http://www.tentofnations.org/). La terra di Daoud, fu acquistata regolarmente da suo nonno nel 1916, che, per stabilirvisi, lasciò la città di Betlemme, al tempo in cui la Palestina era ancora sotto l’Impero Ottomano. Pagando regolarmente i tributi per il terreno, la proprietà venne regolarmente registrata, e la famiglia conservò con cura, nel tempo, tutti gli attestati di proprietà. Nella collina dove sorge la piccola casa crescono prima il padre di Daoud, poi lui e i suoi fratelli. Un secolo di profondi cambiamenti, hanno interessato quei tormentati territori, col passaggio dal Regno Ottomano al mandato britannico, alla nascita dello Stato d’Israele, ed al successivo passaggio prima alla giurisdizione giordana, poi a quella israeliana, che hanno messo a dura prova la famiglia Nassar che è riuscita, comunque e nonostante tutto, a rimanere fedele alla propria terra, come un figlio ad una madre.
Quando nel 1991 gli israeliani con una strategia spesso vincente in altri casi,vanno a reclamare il terreno di Daoud, definendolo «senza proprietario», si trovano qualcosa di inaspettato, di fronte alle carte attestanti la proprietà, rimanendo scioccati, nel contesto di uno stato e di un ordinamento, come quello israeliano, fortemente garantista, e non potendo, per questo, dar luogo all’esproprio dei terreni, come ricorda lo stesso Daoud. Inizia così una sequenza infinita di pressioni. Una di queste ritorsioni anche con un forte valore simbolico, dal momento che, un giorno, Daoud ha trovato ben 250 piante di olivi secolari, da sempre simbolo della pace, recise alla base. Ma le pressioni sono state talmente diverse che Daoud, ha resistito anche ad una delle massime tentazioni umane, come quella del denaro, quando si è presentato da lui un vicino israeliano, con un assegno in bianco, e la possibilità di apporvi la cifra che voleva per il terreno, aprendogli una apparentemente “comoda scelta”, verso chissà quale altro lido. Ancora una volta una risposta netta di Daoud: «La nostra terra è la nostra madre. E la nostra madre non è in vendita». Tutto questo in un muroisraelecontesto di vita reso ancor più arduo logisticamente, dal momento che i figli di Daoud, per seguire gli studi a Betlemme, vivono l’intero anno scolastico presso parenti, rientrando in fattoria solo durante le vacanze, e con l’incubo che l’avanzare del cosiddetto “Muro della Discordia“, o per meglio dire della “vergogna”, che  il governo israeliano sta costruendo attorno alla Cisgiordania, con una P1000493_piccolachiusura tre volte più alta e due più larga del muro di Berlino (vedi le foto a fianco, la seconda del caro amico Gianfranco Amadori), rischi di separare definitivamente la fattoria di Daoud da Betlemme. Una testimonianza importante, ricchissima di contenuti, come una pagina del Vangelo, che Daoud, sottopone ad ogni uomo di qualunque convinzione od orientamento, per contrastare un modo violento di appropriazione illecita, indicandoci la strada da lui intrapresa dalla sua viva voce, nel contributo video (vedi sotto) in cui ci spiega la sua vicenda dove, come lui dice, «Io ho scelto di non adeguarmi a nessuna di queste vie. Rifiuto l’odio e la violenza, sono cristiano e non vedo nell’altro un nemico, ma un essere umano esattamente come me. Allo stesso tempo credo che noi palestinesi non siamo autorizzati a rimanere bloccati in un vittimismo sterile, ma dobbiamo invece proporre un’altra visione, una visione alternativa con la quale aprirci agli altri, confrontarci, discutere. In modo pacifico, ma con coraggio. Non biasimo chi è partito ma io preferisco rimanere qui, nella mia terra».

Io vorrei però sottolineare, uno degli aspetti più belli della testimonianza di Daoud, quella di aprire la sua fattoria a chiunque voglia andare a trovarlo, siano essi palestinesi, israeliani o internazionali. Bellissima in tal senso, la gara di solidarietà, nata per dare risposte Immagine1210-e1329300778172fondamentali come l’isolamento energetico della fattoria, alla quale nel tempo, è stato negato l’accesso sia all’acqua corrente che all’energia elettrica e nella quale amici tedeschi di Daoud hanno installato un impianto fotovoltaico (nell’immagine a fianco una pietra che ricorda l’installazione dell’impianto), e dove è stato installato anche un impianto minieolico, serbatoi per la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana, fondamentali, insieme ad altre iniziative che potranno essere realizzate, per garantire la vita e la prosecuzione delle attività agricole in fattoria. La fattoria accoglie oggi, tanti volontari da molte parti del mondo, che condividendo l’idea di resistenza non violenta, vengono a dare una mano, o anche solo per supportare l’azione con la loro presenza. Bellissima al riguardo, la visione di Daoud, che spiega «Non chiediamo aiuti economici, perché non vogliamo essere dipendenti da nessuno. Invitiamo a fare gesti che durino nel tempo, che diano speranza per il futuro. Come ad esempio piantare alberi d’ulivo, di cui vedremo i primi frutti tra cinquant’anni, o installare impianti di energia alternativa», con un valore fortissimo di passaggio generazionale, tanto dimenticato dalla miopia egoistica dei nostri tempi.
Una testimonianza di vita bellissima quella di Daoud, con la “Tenda delle Nazioni” e con la sua apertura ad ogni genere di visitatore, e l’accoglienza di genti di tutto il mondo, proprio a partire dai moltissimi israeliani e palestinesi, e come lui stesso dice: «Qui viene gente da tutto il mondo, a partire da molti palestinesi e israeliani. Questa è un’altra delle finalità della Tenda: aprire spazi di conoscenza, di comunicazione. Quando due si trovano di fronte possono iniziare a vedersi come esseri umani».
Da sempre ho la consapevolezza che i grandi cambiamenti partano sempre dalle piccole “grandi cose”, come l’esperienza che questa bellissima vicenda ci insegna, e francamente,  occupandomi da oltre 35 anni di tematiche energetiche e ambientali, vedere nel suo legittimo spazio le energie pulite, come elemento fondamentale di riscatto dei territori vilipesi e oppressi come quello, mi da un grande coraggio a proseguire la mia attività e soprattutto una grandissima speranza per riuscire a disegnare davvero un “Mondo Nuovo”, avendo anche la ulteriore opportunità che ci offre la profonda crisi di stili di vita e di modello di sviluppo, di prendere davvero la strada giusta. Credo che in questo senso, dovremo essere tanti Daoud, sarà dura, perché gli ostacoli, come sappiamo bene, non mancheranno, da parte dei poteri forti e delle lobbies e centri di interesse, ma dobbiamo crederci a tutti i costi, come lui ci sta insegnando. Ringrazio ovviamente con tutto il cuore, Don Luca Buccheri che cura un meraviglioso spazio web come “Terra del Santo“(http://www.terradelsanto.it/), e per il quale curo da tempo con passione l’omonimo blog (link blog Terra del Santo) che non perde mai occasioni per aprirmi nuove praterie di riflessione con i suoi meravigliosi spunti dalle sacre scritture, forte anche della sua profonda conoscenza di quei mistici e martoriati territori e che, come sempre, sa arrivare al nocciolo con grandissima efficacia.

Sauro Secci

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