2013 anno europeo dell’aria: le preoccupazioni degli italiani alla ricerca di “aria nuova”

PostazioneQAL’anno appena iniziato sarà consacrato dalla Unione Europea, come quello dell’aria, l’agente che più degli altri, acqua, suolo e rifiuti, interagisce più istantaneamente sul nostro organismo, non foss’altro che per quell’istinto naturale alla base della vita che è costituito dall’atto di respirare. Un quadro evolutivo, quello connesso con il grande boom economico, che ha visto l’inquinamento atmosferico, continuamente bersagliato dallo sviluppo impetuoso della industrializzazione del dopoguerra, che ha visto avvicendarsi sul sinistro proscenio, specie inquinanti differenti che si sono succedute. Una prima fase della industrializzazione pesante, costituita dalla costruzione di numerose centrali termoelettriche ad olio pesante ed a carbone, grandi raffinerie, grandi complessi siderurgici e chimici, collocabile a partire dagli anni ’60 e che si è protratta in maniera prevalente fino agli anni ‘90, ha visto farla da padrone inquinanti atmosferici come l’anidride solforosa (SO2), gli ossidi di azoto (NO2, NOx), e le polveri totali, tipici dei grandi impianti di combustione e responsabili oltre che di numerose patologie sulla salute umana, prevalentemente a carico dell’apparato respiratorio, ma non solo, anche delle cosiddette “pioggie acide” a carico di ecosistemi fondamentali come boschi e foreste, autentici assorbitori di CO2. Con l’evolversi e l’affinarsi della sensibilità ambientale in tutta la EU, orientata sia al miglioramento della qualità dei combustibili che alla evoluzione ed alla applicazione delle migliori tecnologie disponibili nei sistemi di abbattimento degli inquinanti nel comparto industriale, sempre maggior peso, nell’inquinamento dell’aria che respiriamo, ha avuto il comparto dei trasporti, favorito anche da scellerate politiche degli stessi nel periodo della motorizzazione di massa, sopratutto nel nostro paese. Scelte che hanno determinato, in piena civiltà dei consumi, a spingere prevalentemente su sistemi di mobilità individuale, con evidenti problematiche oltre che di inquinamento anche di rumore e di occupazione di suolo (il coefficiente di utilizzazione di un auto in Italia è di pochissimo superiore ad 1), sminuendo e certe volte smantellando infrastrutture di trasporto pubblico esistenti nelle città e non solo, prima dell’avvento dell’automobile. Tutto questo in un contesto di inquinamento diffuso e distribuito come quello indotto dai trasporti composto da un innumerevole numero di sorgenti inquinanti, e quindi  molto più difficile da governare, se non con azioni di sistema, rispetto a quello industriale, composto di poche grandissime sorgenti inquinanti puntiformi e ben individuate nel territorio. Oggi che oltre il 50% della popolazione mondiale vive oramai nelle città, anche gli inquinanti si sono avvicendati. Da qualche anno infatti, inquinanti di riferimento come l’anidride solforosa (SO2), anche, a seguito anche della metanizzazione diffusa dei territori prima, e della progressiva quota di produzione di energia da fonti rinnovabili poi, sono passati in secondo piano, lasciando il posto però ad inquinanti, certe volte addirittura più subdoli ed insidiosi, come il Benzene, l’Ossido di Carbonio (CO), e non ultime le cosiddette, famigerate polveri fini, che, con una pericolosità inversamente proporzionale alle loro dimensioni particellari, vengono oggi finalmente misurate solo nelle frazioni inalabili, vale a dire le PM10 (quelle di diametro inferiore a 10 micron) capaci di insinuarsi nelle vie respiratorie entrare nel tratto nasale e nella bocca ed addirittura le PM2,5 (quelle di diametro inferiore a 2,5 micron), capaci di arrivare nei polmoni profondi e negli alveoli, aprendosi così la strada del sangue (vedi figura).

polveri_fini

La cosa più subdola delle polveri fini, sta proprio nel fatto che sono un killer sconosciuto, dal momento che sono classificate solo dal punto di vista fisico, per le loro dimensioni, e non chimico di cui si ignora il contenuto, divenendo un vettore per specie chimiche ignote nocive per l’organismo. Una ferita, quella dell’inquinamento atmosferico, che in Italia, non manca di riaprire continuamente capitoli mai chiusi o mitigati, di lungo corso, come quello dell’ILVA di Taranto, dopo la pubblicazione, da parte del Ministro Balduzzi, dello “Studio Sentieri”, che ha focalizzato, con dati a dir poco quasi apocalittici, l’epidemiologia nel Quartiere Tamburi, quello in prossimità del grande insediamento siderurgico e dei famigerati parchi minerali a cielo aperto, per non parlare poi della presentazione dei dati epidemiologici della zona del casertano, caratterizzata da fortissime pressioni ambientali ed una altissima concentrazione di ecomalavita. Avendo passato una buona parte della mia vita professionale, seguendo la storia di questo difficile ma appassionate settore del monitoraggio ambientale nel nostro paese, seppure limitatamente all’ambito industriale, ho visto susseguirsi, tutta questa evoluzione, constatando incredibilmente come questa spietata società dei consumi, non solo è capace di macinare prodotti alla velocità della luce, con una crescita esponenziale dei rifiuti, ma è stata anche capace di estendere le tendenze o le mode al lugubre elenco degli inquinanti atmosferici, alcuni dei quali “vintage” a vantaggio, si fa per dire, di nuovi, spesso ancor più spietati, sostituti.
In questo senso ci riporta anche al recente pubblicazione dei risultati di un sondaggio recente sondaggio di Eurobarometro che è il caso di dire, ha misurato “la pressione” alla cittadinanza, che ci indica che, le problematiche ambientali ed in particolare l’inquinamento atmosferico è nello specifico, quello che preoccupa di più gli italiani, più che in ogni altro paese europeo. L’81% dei cittadini italiani, contro il 56% della media europea, ritiene che l’inquinamento atmosferico sia cresciuto negli ultimi 10 anni traendone forte allarme e preoccupazione. Tra i maggiori responsabili dell’impatto sulla qualità dell’aria, per gli italiani, il settore dei trasporti di auto e camion, aerei per il 96%, le emissioni del comparto industriale per il 92% e le emissioni dei trasporti a livello internazionale, anche in questo caso per il 92%. Insoddisfazione poi, da parte di tutta la cittadinanza della Unione Europea, circa l’operato dei varo Governi nazionali e locali, ritenuto insufficiente da parte del 72%.
Ancora una volta più penalizzato chi vive in città ed aree metropolitane, oramai maggioritari sul totale della popolazione. Per questo la Unione Europea, ha dichiarato il 2013, Anno europeo dell’aria ed i cittadini europei,italiani in prima linea, richiedono politiche più efficaci ed efficienti per contrastare l’inquinamento atmosferico. Al riguardo il commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik ha ricordato recentemente che le vittime legate all’inquinamento atmosferico, sono state stimate, nel 2010 nella UE in 420 mila persone, ribadendo la natura di assoluta emergenza ambientale della situazione. Auspicabile quindi che non si tratti solo di una delle solite iniziative di facciate, ma presenti una componente fattiva che cerchi davvero, integrata in un quadro di politiche economiche e di governo del territorio più ampie, di combattere le emergenze in corso. A livello di nuove azioni, il Commissario Europeo Potocnik dice che “per migliorare la situazione  l’Europa agirà su alcuni punti critici, come l’inquinamento tranfrontaliero, le emissioni dovute al traffico veicolare, i settori che non hanno contribuito alla riduzione dell’inquinamento come avrebbero dovuto, le emissioni da trasporto marittimo. Tutto questo sarà fatto attraverso la diffusione dei veicoli a base emissioni, garantendo coerenza tra politiche dei singoli Paesi e il rispetto della normativa vigente nel più breve tempo possibile. Tra gli obiettivi UE, anche quello di garantire una più ampia ratifica del protocollo di Goteborg, orientato a ridurre l’esposizione di cittadini ed ecosistemi all’inquinamento atmosferico attraverso una politica per il 2030 strettamente legata a clima e politica energetica”  Interessante per questo rilevare che, nell’ambito dello stesso sondaggio di Eurobarometro, il 78% degli intervistati in Italia è favorevole all’introduzione di nuove misure green a livello comunitario finalizzate al miglioramento della qualità dell’aria, perfettamente in linea con la media europea, che si attesta al 79%. Tre gli obiettivi a cui la nuova strategia dovrebbe ispirarsi, secondo gli italiani, e cioè:

  • ridurre le emissioni prodotte dal settore industriale (63%),
  • intervenire sul comparto dei trasporti (50%)
  • cambiare gli stili di vita (34%).

Per quanto riguarda l’introduzione di incentivi fiscali per chi inquina meno e l’aumento della tassazione sulle attività inquinanti, l’Italia è leggermente più restia rispetto al resto d’Europa: favorevole alla prima misura il 33% degli italiani, contro il 35% degli europei, mentre il supporto alla seconda si ferma al 13% degli intervistati in Italia, contro il 17% della media Ue.
Circa le politiche energetiche per i prossimi trent’anni, il 77% degli italiani considera le energie rinnovabili una priorità fondamentale, sopra la media europea del 70%, mentre solo l’11% degli italiani guarderebbe ancora favorevolmente l’energia nucleare contro il 18% della media europea.
Anche l’Italia – in linea con gli altri stati membri – chiede all’Ue di rafforzare la propria strategia energetica per far fronte alle sfide dei prossimi anni, e non dovrebbe che essere finalmente di lungo periodo e non continui e pasticciati interventi estemporanei. Una richiesta ribadita anche dal commissario per l’Ambiente UE Janez Potočnik e dal segretario generale dell’European environmental bureau (Eeb) Jeremy Wates,, in occasione della presentazione dell’Eurobarometro nel corso della conferenza ‘Blowing the Winds of Change into European Air Policy’, tenutosi a Bruxelles.

Proprio in questi giorni è uscito il Dossier “Mal d’aria di città” di Legambiente, documento di riferimento per tastare il polso alla qualità dell’aria nelle città Italiane,  con la consueta accurata analisi. Una analisi non certo confortante nel suo complesso con centri urbani anche di diversa collocazione geografica, ed un trend che conferma questa triste “Borsa” degli inquinanti dove c’è chi scende, ma anche chi sale, un ambito nel quale le problematiche si sono spostate e quindi con esigenza di piani di azione realmente efficaci ed efficienti., che non potranno prescindere da una politica che rimetta al centro l’ambiente come priorità assoluta.

Scarica il Dossier “Mal d’Aria di città” 2013 di Legambiente

Non posso non concludere questa mia proposta di condivisione con un’altra splendida perla del grande “Signor G”, che ci completa la definizione dell’aria e della sua qualità, che credo completi al meglio il concetto con la sua solita e sconvolgente attualità.


Sauro Secci

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