Economia verde: illusoria se non coniugata ad un nuovo modello di sviluppo

green_economyTroppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo visto la green economy messa all’occhiello di azioni diverse in ambito politico ed economico come elemento di tendenza, ignorando certe volte, come, una scelta di campo così importante per cambiare veramente il mondo e la vita dei cittadini, richiedesse in realtà uno sforzo ben più grande per rimettere in discussione un modello di sviluppo, quello che ci ha accompagnato negli ultimi decenni, assolutamente ignorante rispetto al concetto di limite del pianeta e delle risorse messeci a disposizione. Per fare una disamina più seria di questo concetto, è uscito nei giorni scorsi, un report dell’ Istituto berlinese Heinrich Böll Stiftung, che spiega come, quello dell’economia “verde”, rischierebbe solo di essere un mito se non accompagnato da una completa revisione dei sistemi economici, portando in primo piano i concetti dell’economia ambientale, sino ad oggi puramente teorici e comunque marginalizzati, condizionati come siamo da quell’indicatore che è il PIL, oggi più che mai sempre più misuratore dell’infelicità umana. Infatti, come spiega bene il rapporto, una economia verde basata sull’uso efficiente di risorse e dell’energia, sarà vanificato se non accompagnato dallo sforzo di riduzione delle emissioni, fondamentale per evitare la catastrofe climatica. L’aumento della ricchezza, infatti, anche se “green”, coniugato alla crescita demografica, spingerebbe comunque ad un aumento dei consumi e dunque delle emissioni di gas serra. Credere nella green economy come elemento prioritario e fondamentale per uscire dalla crisi dell’attuale  modello di sviluppo, basato sulla crescita continua, a prescindere dai limiti insiti nei contesti un cui viviamo, può essere efficace solo e soltanto se si interviene radicalmente su consumi e sull’attuale modello economico , diversamente si può rivelare solo come falsa speranza che distoglie dal cuore del problema vero, deviando pericolosamente dalle azioni necessarie, rivelandosi anzi come un autentico boomerang, una letale arma a doppio taglio . Si tratta sicuramente di una riflessione molto scomoda nella fase recessiva in atto, ma nella quale l’economia verde potrebbe aiutare ad affrontare assieme crisi economica e questione climatica, e non mancano certo casi di attualità che ci si prospettano davanti, come il caso ILVA di Taranto, con tutti i suoi risvolti, portato avanti per anni per arrivare ad esplodere proprio oggi, per l’azione diligente di alcuni magistrati. Su questo specifico tema si inserisce un nuovo studio della Heinrich Böll Stiftung, fondazione berlinese, storicamente legata ai Verdi tedeschi allegata in calce al nostro articolo. Sinteticamente, nel rapporto, si spiega come i miglioramenti nell’efficienza dell’uso di risorse ed energia incrementino la produttività e la crescita economica, stimolando però, in tal modo anche domanda e consumi, aspetto che porta a un aumento delle emissioni di CO2. Il rapporto cerca di schematizzare vari modelli in cui la green economy agisce su crescita e domanda, denominati in inglese “rebound”, ossia “ricadute”. Per esempio, avere un’ auto che consuma la metà della benzina libera soldi che verranno spesi in altri modi innescando consumo di risorse ed energia e spingendo anche a guidare di più. La logica conclusione del concetto, determina che, a causa di queste ricadute, ogni miglioramento di efficienza dimezza nella realtà, un risparmio di energia rispetto a quello potenziale. Il Rapporto mette dunque in discussione gli scenari disegnati finora da enti come l’IPCC e l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA). Assolutamente insostenibile per esempio diverrebbe lo scenario SE4ALL contenuto nell’ultimo World Energy Outllook della IEA che si propone di dare accesso all’energia a 1,3 miliardi di persone che attualmente non ce l’hanno. Quella di quei tre quarti di popolazione mondiale che nei prossimi decenni aumenteranno il loro tenore di vita fino ad avvicinarlo a quello degli abitanti dei Paesi di prima industrializzazione diventa le vera questione centrale cruciale per il futuro del Pianeta. La previsione formulata è che, al 2050, la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 miliardi ai 9,3 miliardi. Anche nell’ipotesi che i consumi dei Paesi ricchi non crescano, se i Paesi in via di sviluppo portassero i loro consumi a livelli occidentali, tendenzialmente quadruplicandoli, ciò comporterebbe che l’economia mondiale, nel 2050, sarebbe 6 volte quella attuale. A conclusioni similari, perviene anche un altro studio recente che pure sostiene che la crescita economica sostenibile sia solo un’illusione. Il rapporto pubblicato da Ulrich Hoffman, responsabile della sezione Commercio e Sviluppo sostenibile alla Conferenza delle Nazioni Unite, in allegato in calce al nostro articolo. L’elaborato di Hoffman, mette sul piatto un paio di calcoli abbastanza scoraggianti. In sostanza dal 1980 al 2008, in 28 anni, la carbon intensity dell’economia mondiale, ossia il rapporto tra emissioni e Pil, è scesa del 23%: da 1.000 a 770 grammi di CO2 equivalente per dollaro e, per tenere l’incremento del riscaldamento globale sotto alla soglia critica dei 2 °C, assumendo una crescita della popolazione mondiale e del reddito non accelerata rispetto ai trend correnti (0,7% annuo per la popolazione e 1,4% per il reddito), entro il 2050 la carbon intensity dovrebbe essere 21 volte più bassa dei livelli attuali, e pari a 36 g/$. Se però, come sembrerebbe giusto e legittimo, verrà permesso ai Paesi in via di sviluppo di raggiungere un Pil pro-capite paragonabile a quello dei Paesi ricchi, al 2050 la carbon intensity dovrebbe essere ridotta di ben 130 volte, come ben evidenziato nel grafico seguente.

grafico

Un obiettivo che appare quindi quasi impossibile da ottenere con la sola conversione verde dell’economia. Riflessioni importanti, quelle proposte dai due studi, che evidenziano come la una semplice rivisitazione in chiave “sostenibile” dell’economia attuale, mantenendo cioè la crescita, e quindi il sempre più perverso PIL come timone e punto di riferimento, sarebbe assolutamente insufficiente ed inefficace per affrontare la sfida al riscaldamento globale, che richiede invece un radicale e profondo cambiamento del modello economico e degli stili di vita, questi ultimi sicuramente molto più desiderabili per l’uomo, nonostante quello che si cerca di far .passare semplicemente come “atteggiamento retrogrado e di retroguardia.

Sauro Secci

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Fonti Rinnovabili, Efficienza Energetica, Ambiente, Senza categoria e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a Economia verde: illusoria se non coniugata ad un nuovo modello di sviluppo

  1. fausto ha detto:

    “…La previsione formulata è che, al 2050, la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7 miliardi ai 9,3 miliardi…”. Che fa tanto “base case scenario” Mit.

    A parte le battute, è in effetti logico pensare che l’efficienza energetica abbia qualche chance di peggiorare alcuni dei nostri problemi. Ci pensavo ragionando sull’eolico danese e tedesco: lo usano per consumare meno lignite nelle centrali termoelettriche sparse per la Germania. Nell’immediato questa azione abbatte le emissioni, ma sul lungo periodo rende possibile continuare a bruciare carbone scadente e poco raggiungibile che in teoria non avremmo potuto estrarre; semplicemente perché, affiancato all’eolico, quel carbone riesce a fare di più che non usato da solo.

    Probabilmente “integrare e correggere” alcune nostre pratiche correnti non basta; anzi, forse amplia solo i danni. Ciononostante, non credo che possiamo fare molto altro che tentare qualche cambiamento ragionato.

    • saurosecci ha detto:

      Carissimo Fuasto, la conclusione del tuo commento la dice lunga, in effetti singolarmente oltre che constatare la considerazione date tanto ben circostanziata, non vi è altro che partire dalle nostre azioni e comportamenti o stili di vita, consapevoli che per rimouovee alla radice quel rischio che dicevamo, ci vorrebbe soltanto un nuovo modello di sviluppo che non veda più come unico paradigma la crescta, sinonimo d quatità, bensì lo sviluppo quello vero sinonimo d qualità (troppo spesso quesi dueconcetti vengono mistificati ed usati come sinonimi), che rimetta davvero al centro l’uomo e i suoi effettivi bisogni, in luogo delle merci che oggi regnano sovrane sullo sfondo di una umanità sempre più infelice ed appesatita. Non mi sembra infatti che il mondo, individuato oramai in quei pochissimi decisori, nonostante i segnali ripetuti che arrivano dal campo, voglia cambiare direzione, continuando ad essere ossessionato da quel grande indcatore di infelictà umana che è il PIL.

  2. Pingback: Anno nuovo mondo nuovo: una riflessione sul concetto | L'ippocampo

  3. Pingback: “Quello che degli incentivi non dicono”: l’anomalia energetico-climatica | L'ippocampo

  4. Pingback: Colpo di coda del Governo Monti: i Siti di Interesse Nazionale da bonificare si riducono di 18 | L'ippocampo

  5. Pingback: Grandi impianti a biomasse: e la sostenibilità va a farsi benedire | L'ippocampo

  6. Pingback: KYOTO, il COP 18 di DOHA e il “metabolismo energetico di base” dei Paesi industrializzati | L'ippocampo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...