Gestione dei rifiuti urbani in aree metropolitane: modelli europei a confronto a Firenze

Tra le problematiche ambientali, per le quali è richiesto un approccio sempre più strutturato ed integrato per le loro strette interdipendenze,  e che, nelle economie più sviluppate come la nostra, dopo una fase di sviluppo economico galoppante e incurante dei limiti del nostro pianeta, sono state normate solo a partire dagli anni ’70,  quella dello smaltimento dei rifiuti, urbani ed industriali, è sicuramente la più correlabile con gli stili di vita che hanno contraddistinto questi anni, in cui il consumo è stato il valore unico, con l’ossessione del PIL, il Prodotto Interno Lordo, oramai divenuto più che altro un indice del disagio umano. Un modello che, spazzando via e comunque marginalizzando, il valore della manutenzione e del riutilizzo dei beni in generale e dei prodotti di consumo in particolare, ha portato alla soglia dell’estinzione anche di tanti antichi mestieri. Un modello economico che ha visto per anni, come unica forma di smaltimento dei rifiuti, quella di “alta barbarie” delle discariche, per molti anni “incontrollate”, alla caccia continua di avvallamenti naturali e subsidenze del terreno, dove mettere a dimora sempre maggiori quantità di rifiuti indifferenziati, provocando danni ambientali rilevanti verso le diverse matrici ambientali di aria, acqua e suolo, affiancate, a partire dagli anni ’70, dai primi inceneritori killer, che hanno “bruciato” autentiche risorse come i rifiuti, raddoppiando il danno ambientale rilasciando diossine ed altri inquinanti in atmosfera per distruggerli, e creando nell’opinione pubblica, una immagine assolutamente negativa anche per le attuali tecnologie di termovalorizzazione energetica (elettricità e calore), molte delle quali, fortunatamente non hanno niente a che fare con quelle tecnologie. Un discorso che credo solo apparentemente dietrologico, soprattutto se rivisto con le logiche attuali e di fronte alla grande crisi strutturale, di sistema e di stili di vita che ci troviamo ad affrontare, se è vero come è vero, che implementare oggi un corretto modello di gestione dei rifiuti non può prescindere, all’apice delle priorità e prima delle azioni di processo, dagli aspetti di prevenzione (vedi figura seguente) con la riduzione dei rifiuti all’origine, agendo direttamente sulle fasi di vita dei prodotti, di progettazione, produzione e trasporto, cercando nel contempo di prolungarne la vita utile attraverso operazioni di controllo, pulizia e/o riparazione che ne consentano il riutilizzo diretto. Obiettivo che richiede un duplice approccio di coinvolgimento e di indirizzo per il mondo delle imprese nella fase di produzione e dei consumatori, orientandoli verso acquisti consapevoli.

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Schematizzazione a piramide di un corretto modello di “Ciclo integrato di gestione dei rifiuti”

Scendendo nella scala  gerarchica di importanza abbiamo poi il recupero di materia, esplicato principalmente attraverso attività di riciclaggio delle varie frazioni merceologiche come carta, plastica, alluminio, vetro, legno, per le quali sono nati progressivamente negli ultimi decenni, altrettanti consorzi di raccolta, fondamentali per la selezione e l’avvio al riutilizzo delle varie diverse matrici, permettendo di trasformarle in nuovi prodotti, con significativo risparmio di materie prime ed energia e separandole dalla frazione biodegradabile degli RSU (FORSU), la quale, fino ad oggi avviata unicamente al processo di compostaggio (digestione aerobica), finalizzato alla stabilizzazione del materiale, producendo compost di qualità da utilizzare come ammendante riutilizzabile in agricoltura, potrà, attraverso una selezione a monte,  vedere svilupparsi, anche in Italia, dove è ancora completamente inespressa, la produzione di biogas con impianti di digestione anaerobica, capaci di dare un significativo contributo in termini di recupero di energia. Si tratta di un gas con significativo potere calorifico ed altamente versatile, dal momento che può essere impiegato sia per la cogenerazione in motori endotermici per la produzione di energia elettrica e termica, sia per la produzione di biometano attraverso la pulizia del biogas, utilizzabile per esempio, nelle municipalità, per la trazione dei mezzi pubblici, o per tele riscaldare interi quartieri, completandone pienamente la valenza ambientale. Solo la parte residua non recuperabile della materia, sarà avviata al recupero energetico, attraverso la Termovalorizzazione con combustione in impianti dedicati o in impianti esistenti in sostituzione dei combustibili fossili (cementifici e centrali elettriche), consentendo l’utilizzo del grande contenuto energetico, sterilizzando ed inertizzando nel contempo il rifiuto residuo, riducendolo enormemente di volume per l’invio in discarica. Solo per quella piccola parte residua, alla base della piramide ideale, che in questo caso non da giustizia geometrica delle quantità, per la quale non sia più possibile alcuna tipologia di recupero, il materiale residuo potrà essere smaltito in discariche controllate, veri e propri processi industriali dotati di tutti i sistemi tecnologici di mitigazione degli impatti sia ambientali che paesaggistici, ribaltando così, completamente la posizione delle discariche rispetto al punto di partenza. E’ evidente quindi, come siano assolutamente assurde le fazioni che si creano sulle scelte impiantistiche, fra chi è a favore dell’una o dell’altra tecnologia di trattamento, dal momento che ogni tecnologia può stare, in maniera equilibrata, solo interpretando un certo ruolo nell’intero contesto, che tenga conto anche delle caratteristiche di ciascuna area geografica come popolazione, produzione annua e caratteristiche merceologiche dei rifiuti, ecc, nel segno di una definitiva marginalizzazione della parola “smaltimento” sostituita da “valorizzazione”, che troppo spesso, fino ad oggi, ha accompagnato la parola “rifiuto”, da considerarsi ora più che mai, assoluta “risorsa”.

Nel lungo percorso che anche il nostro paese sta faticosamente facendo, in questo contesto, il 18 dicembre scorso, si è svolto a Firenze, nella meravigliosa cornice della Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze,  un interessante convegno, di respiro europeo, che ha fatto il punto proprio sui modelli di gestione integrata dei rifiuti in ambito urbano, mettendo a confronto esperienze e modelli organizzativi, di 7 aree metropolitane europee delle dimensioni dell’ATO Toscana Centro che fa capo all’area metropolitana fiorentina che, oltre al capoluogo toscano, include anche i centri di Prato e Pistoia, oramai geograficamente contigui, cioè circa 1,5 milioni di abitanti. Il Convegno, organizzato da Confservizi Cispel Toscana, ATO Toscana Centro, ISWA Italia, con la collaborazione della Camera di Commercio di Firenze, ha permesso di fare il punto in materia su altri 6 centri europei come:

  • Copenaghen,
  • Dusseldorf,
  • Monaco di Baviera,
  • Lisbona,
  • Vienna,
  • Manchester

Dopo i saluti del Direttore di Confservizi Toscana Andrea Sbandati e del padrone di casa, il Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, si sono aperti gli interventi tematici.

David Newman ISWA (International Solid Waste Association): Il Direttore di ISWA, traccia un profilo planetario della problematica rifiuti solidi (urbani e industriali) con alcune cifre di riferimento:

  • Giro di affari: 430 Miliardi di $
  • Occupati: 40 Milioni
  • Rifiuti prodotti: 4 Miliardi di tonnellate/anno
  • 70% di rifiuti non raccolti e recuperati in nessun modo

Con queste premesse Newman, dal suo punto di osservazione internazionale di ISWA (www.iswa.org) ha poi fatto una classificazione mondiale dei paesi in quattro raggruppamenti:

  • 1a fascia- Paesi sottosviluppati senza nessun tipo di gestione rifiuti: quella metà del mondo (3,5 miliardi di persone), che vive “in mezzo ai rifiuti”, nei distretti geografici di Africa, Asia ed America Latina, privi di ogni sistema di recupero escluso quello informale di recupero “frugando trai rifiuti”, dei grandi agglomerati urbani di quei paesi con fenomeni di recupero illegale di RAEE, plastiche etc., con gravissima compromissione dell’igiene urbana. Con bisogno di fondi per l’implementazione di sistemi di gestione
  • 2a fascia – Paesi BRIC o similari ad economia in transizione: raggruppa i cosiddetti paesi BRIC  (Brasile, Russia, India e Cina) a cui si aggiungono altri paesi dell’Est Europa come Turchia, Romania, Bulgaria, Polonia),  e l’Argentina, che si collocano in una fascia di raccolta dei rifiuti compresa tra il 75 e il 95%, concentrata pero esclusivamente nei centri urbani, con grave compromissione dell’igiene nelle aree extraurbane e rurali. Sono caratterizzati da impianti di trattamento essenzialmente costituiti da discariche con qualche impianto di trattamento biologico MBT (compostaggio, digestione anaerobica). Anche il riciclaggio è effettuato a macchia di leopardo e limitato a talune tipologie di rifiuti. Con bisogno di trasferimento tecnologico.
  • 3a fascia – Paesi ad economia avanzata incompleta: paesi con sistemi economici avanzati, dove è collocata anche l’Italia, insieme a USA e Regno Unito, che presentano una raccolta vicina al 100%, con ancora un peso delle discariche tra il 40-60%, con garanzia dell’igiene urbana ed un recupero degli imballaggi che arriva fino al 70%. Da segnalare una Italia che si colloca mediamente in questa fascia, con connotazioni territoriali diverse (Sud che sprofonda in 2° fascia ed un Nord proiettato pienamente in 4a fascia). Con bisogno di volontà politica come in molte zone compromesse del Sud Italia come Campania, Sicilia, Calabria, etc.
  • 4a fascia – Paesi ad economia avanzata: caratterizzati da una raccolta del 100%, con impiantistica di valorizzazione energetica (termovalorizzatori) anche in over-capacity, recupero spinto di tutte le tipologie (carta, vetro, plastica, metalli, pneumatici, imballaggi, etc.) comprendenti paesi come Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Olanda, Belgio, Paesi scandinavi e Nord Italia. Con esigenze di ricalibrazione dei modelli di trattamento per evitare la sovracapacità.

Elisa Vanin (Fondazione Ambiente- Turin School of Local Regulation): L’intervento ha presentato i risultati di uno studio nell’ambito della gestione dei rifiuti di LO.RE.NET- LOcal REgulation NETwork, framework che ha studiato 6 diversi comparti di pubblici servizi, in 14 paesi, in un ampio ventaglio geografico e di cui 9 EU, (Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Iran, Italia, Lettonia, Nigeria, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia e Turchia) sulle governante di gestione dei rifiuti, articolati in Italia secondo gli ATO (ambiti Territoriali Ottimali) e suddivisi da noi fra servizio idrico e servizio di gestione dei rifiuti, ognuno con proprie differenti geografie, valutandoli da diversi punti di vista come:

  • Chi gestisce i servizi (stato, autorità locale, privato, partenariati);
  • La composizione dei partenariati;
  • La struttura dei ricavi (costi operativi e costi di investimento);
  • I quadri regolatori dei diversi paesi (in 3 paesi Portogallo, Lettonia e Azerbaigian gli ambiti geografici di gestione rifiuti e servizio idrico integrato coincidono).

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Progetto LO.RE.NET- LOcal REgulation NETwork- quadro sinottico gestione rifiuti urbani

La Dottoressa Vanin, dopo la divulgazione dei risultati emersi, elenca i prossimi step del progetto LO.RE.NET che prevedono l’ampliamento della copertura geografica da altri paesi ed un ampliamento della griglia di indagine con un maggiore livello di dettaglio delle domande.

Andrea Sbandati (Direttore ConfServizi Cispel Toscana): ha introdotto i cardini della lavoro di analisi comparata della gestione rifiuti delle 7 aree metropolitane europee, molto similari tra loro, con un bacino di utenza di circa 1,5 milioni di abitanti, basata su indicatori di raffrontabilità dei modelli come, contesto territoriale, strumenti di programmazione, assetto degli impianti, affidamento della gestione, costi, etc.. Sbandati ha rimarcato la insostenibilità in Italia, del quadro regolatorio, troppo frastagliato e con sovrapposizioni, rispetto a modelli regolatori molto più semplici dei paesi europei che fanno capo alle altre aree metropolitane. Nel contempo viene rilevato come in Europa gli obiettivi siano orientati sul recupero/riciclaggio che da un valore qualitativo maggiore, rispetto alla raccolta differenziata, elemento più quantitativo ed ossessiva, in Italia, nei nostri Piani territoriali. A livello impiantistico poi, il riequilibrio degli assetti di smaltimento dovrebbe essere guidato da un incremento del tasso di riciclaggio che veda la presenza di tutte le famiglie impiantistiche (Riciclaggio, termovalorizzazione, compostaggio, digestione anaerobica), ed un maggiore recupero termico per marginalizzare definitivamente la discarica.

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Dati di riferimento delle 7 aree metropolitane

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Tabella riepilogativa produzione rifiuti delle 7 aree metropolitane

Altra riflessione di Sbandati ha riguardato l’analisi dell’applicazione della Tassa o della Tariffa, da tempo  oggetto di osservazioni. In Italia, con saltelli farraginosi, non privi di connotazioni ideologiche, prevale la tariffa, a differenza, per esempio di Gran Bretagna e Portogallo dove invece è applicato il regime di tassa. Dopo alcune importanti considerazioni di due esperti del settore, come il professor Antonio Massarutto Direttore di Ricerca IEFE dell’Università Bocconi, che ha rimarcato anche l’esigenza di un superamento di aspetti culturali sbagliati che tendono a mettere, anche nella cittadinanza, una contro l’altra tecnologie di trattamento diverse, che non contribuisce certo ad un approccio corretto al problema e soprattutto poi, agli interventi sui territori, per i quali è imprescindibile un coinvolgimento corretto delle popolazioni, si è passati ai casi di studio.

Stephen Jenkinson della Graeter Manchester Waste Disposal Authority: ha portato il contributo, sull’assetto di gestione dei rifiuti urbani della città inglese, la “Grande Manchester”, articolata su 9 municipalità interne ed un carico di rifiuti, nel 2011, pari a 1,1 milionit/anno di rifiuti, in costante diminuzione, in funzione della crisi economica in atto (1,28 t/anno nel 2008), conuna polarizzazione a sud dei quartieri più ricchi ed a nord ovest di quelli popolari. Dal 2002-2003 è in corso una campagna di ottimizzazione della gestione rifiuti con una pianificazione di lungo periodo, con l’obiettivo di minimizzare i rifiuti in discarica, oggi con un costo di conferimento di 150 sterline/t, ed iniziata con un ampio coinvolgimento della cittadinanza che ha portato alla realizzazione delle diverse tipologie impiantistiche di trattamento tutte nell’ambito urbano. Il sistema attuale di raccolta è basato su 4 livelli:

  • Organico;
  • Carta e Cartoni;
  • Vetro, Lattine, metalli;
  • Indifferenziato

La percentuale di riciclaggio di attesta oggi sul 62%, e sono stati pianificati 631 milioni di sterline solo per la costruzione di impianti di valorizzazione energetica. Il costo medio del servizio per famiglia si attesta su 250 sterline/famiglia. Grande sforzo è stato profuso nell’educazione scolastica con l’obiettivo di propagare, attraverso gli alunni un circuito virtuoso verso genitori e nonni.  La pianificazione di lungo termine vede anche molte occasioni di comunicazione ed incontro con la cittadinanza effettuate con tutti i diversi media, anche quelli più avanzati, un chiarimento dei ruoli dei singoli attori coinvolti, ed una attento piano di gestione dei rischi, il tutto orientato a raggiungere una riduzione del 90% dell’uso della discarica rispetto ai valori del 2002.

Johannes Sturn Municipal Department 48 waste management, street cleaning & vehicle fleet: Sturn, presentando il caso Vienna, elenca le funzioni del servizio, che oltre alla gestione complete dei rifiuti con le funzioni di raccolta e trattamento, e lo spazzamento strade, prevede anche la gestione della viabilità invernale (pulizia da innevamento e gelo stradale). Il Governo austriaco, recependo la Direttiva 2008/98/CE, ha messo a punto un piano per giungere ad un riciclaggio della materia del 70% con conseguente marginalizzazione delle discariche. L’area urbana di Vienna, conta 1,7 milioni di abitanti, composti su 780.000 famiglie ed un flusso pendolare di circa 140.000 persone. La città ha iniziato a praticare il riciclo nel 1980 ed oggi la percentuale dei materiali a vario titolo recuperati/valorizzati si colloca tra il 50 e il 60%, con carta e organico ad un buon livello e il settore delle plastiche PET da migliorare. Anche in questo caso gli impianti di trattamento, compresa la discarica di Rautenweg, che si trova in area suburbana, e quattro termovalorizzatori, tra cui l’ultimo moderno impianto di Pfaffenau con capacità di 250.000 t/anno costruito nel 2008 con un investimento di 220 ML di €.

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Schematizzazione di massima del flusso degli impianti di trattamento della città di Vienna

Anche la gestione della parte organica è oggi sviluppata in tutte le sue parti di compostaggio e fermentazione anaerobica con quest’ultima capace di generare 1,1 milioni di m3 di gas, insieme alla discarica di Rautenweng, che con la propria produzione di biogas garantisce 4,4 milioni di m3 di biogas, con la possibilità di alimentare una estesa rete di teleriscaldamento urbano della sviluppo complessivo di circa 1200 Km, permettendo di raggiungere circa un terzo delle utenze di riscaldamento cittadino.

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Sviluppo temporale dell’attività di gestione rifiuti nell’area metropolitana di Vienna.

Julie B. Svendsen – Environmental Department City of Copenhagen, Denmark: nell’intervento successivo viene presentato l’approccio al problema della capitale danese Copenaghen. L’area urbana di Copenaghen, articolata su quattro municipalità, conta circa 550.000 abitanti, su una estensione di 88 Km2 ed una produzione annua di rifiuti di 820.000 t/anno, 283.000 abitazioni (90% vive in condomini). Il contesto normativo è costituito dalla legislazione nazionale che traccia il quadro di riferimento, con la normativa municipale che norma gli aspetti operativi, legati alle singole famiglie di rifiuti ed agli aspetti connessi con la raccolta ed il trattamento curati dalla municipalità, mentre il sistema di riciclaggio è a gestione privata. La marginalizzazione dell’uso della discarica si è spinto oramai near-zero, attestandosi al 2%, con il riciclaggio al 58% e una quota di termovalorizzazione vicina al 40% effettuata su due vecchi termovalorizzatori alla periferia della città (5 Km dal centro) costruiti negli anni ‘70, presto integrati/sostituiti da un nuovo grande e futuristico impianto da 560.000 t/anno, munite delle migliori tecnologie disponibili anche in termini di trattamento fumi con il completo affrancamento dalla componente plastica nel materiale conferito.

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Stato generale dell’assetto della gestione rifiuti nella città di Copenaghen al 2010

A livello governativo sta per partire in Danimarca un ambizioso piano 2013-2018, teso a ridurre la quota da termo valorizzare e completare invece la gestione dell’organico, oggi trattato come residuo generico, rendendone possibili le due diverse valorizzazioni di compostaggio e biogas.  Il piano prevede anche una serie di azioni migliorative orientate agli imballaggi attraverso i produttori, e la gestione e la riutilizzazione degli inerti da demolizioni.

Ana Loureiro Valorsul Lisbona: anche la capitale portoghese si approssima molto alle caratteristiche dell’area metropolitana fiorentina, con circa 1,5 milioni di abitanti, ed una produzione di rifiuti di circa 800.000 t/anno, anche qui in diminuzione dal 2008, per gli effetti della crisi economica (- 7% rispetto al 2008). La gestione del servizio è svolta da Valorsul, azienda pubblica compartecipata (56% statale, 44% suddivisa tra le cinque municipalità). La città presenta sicuramente un modello squilibrato, caratterizzato da una quota di raccolta differenziata sicuramente bassa, attestandosi attualmente intorno al 5% medio, nelle varie matrici di recupero, con ben il 62% dei rifiuti che vengono inceneriti nell’unico, grande, inceneritore da 600.000 t/anno, fuori dal nucleo urbano, ed una quota del 24% che finisce in discarica. Anche l’organico, che ha un peso di circa il 40% dei rifiuti prodotti, del quale dolo il 10% di questo (4% del totale), viene valorizzato in un impianto di digestione anaerobica, installato fuori città.

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Destinazione dei rifiuti nell’area urbana di Lisbona – 2011

Il piano governativo di lungo termine, è incentrato sull’incremento del riciclaggio orientato a dimezzare entro il 2016 la quota conferita in discarica, e riducendo nel contempo, la quota di incenerimento/termovalorizzazione. Importanti anche gli interventi, gestiti dalla stessa società di gestione, per la sensibilizzazione dei cittadini, con attività di informazione e disseminazione, con l’utilizzo dei diversi media, con un target incentrato sul livello scolastico.

Livio Giannotti – AD Quadrifoglio – Servizi Ambientali area Fiorentina: che fortemente richiamato gli amministratori nei livelli provinciale e regionale di “stare poco sul campo”, limitandosi unicamente, nei rispettivi pedissequi piani, ad alzare l’asticella della raccolta differenziata, oggi al 45% e orientata verso l’obiettivo del 65%, lasciando sommersi però aspetti gestionali dai riflessi qualitativi, che rimangono spesso non valutati. Una realtà molto complessa, quella fiorentina, città d’arte e di vincoli, con 700.000 abitanti ed un flusso pendolare di circa 150.000 persone, dove si fa il porta a porta, dentro il centro storico fino dal 1997, quando sono stati tolti i cassonetti, che sono stati progressivamente interrati, con problematiche non banali anche di natura archeologica legata agli scavi. Giannotti ha quindi richiesto fortemente una nuova stagione di pianificazione, da parte degli amministratori, con una visione più globale, che tenga fortemente in conto di quanto già si sta facendo da anni, nelle realtà più virtuose. Infine, relativamente al nuovo termovalorizzatore di Case Passerini, Giannotti ha confermato che, in attesa dell’OK da parte Terna, alla connessione alle rete elettrica del nuovo impianto, possibile nei primi mesi dell’anno prossimo, la roadmap per la realizzazione del nuovo impianto prevede 700 giorni, prevedendo al 2015 l’entrata in servizio dell’impianto. Sicuramente spunti importanti che, con connotazioni diverse, giungono da angoli diversi di Europa, da realtà similari alla realtà fiorentina, ma complessivamente con quadri di riferimento decisamente più snelli e meno farragginosi, e sicuramente con un coinvolgimento della popolazione completamente diverso, fino dalla elaborazione dei piani di gestione, con una politica sicuramente meno condizionata dal consenso, e più trasparente nella scelta dei siti di localizzazione degli impianti di trattamento, in base ad una effettiva idoneità dei siti, verificate tutte le compatibilità geo-ambientali. Tutti aspetti rimarcati anche dal Professor Massarutto, di IEFE – Università Bocconi di Milano, che ha aggiunto come divenga fondamentale, oggi una maggiore integrazione tra rifiuti urbani ed industriali, sottolineando come, anche una politica dei bassi prezzi di conferimento in discarica ha decisamente poco stimolato modelli più virtuosi. Certo il coinvolgimento della popolazione diventa fondamentale per evitare atteggiamenti soggettivi e poco obiettivi di fronte alle diverse opportunità avendo ben chiaro l’obiettivo di un modello equilibrato di gestione dei rifiuti, che permetta di far giocare nel giusto ruolo, il variegato fronte delle diverse tecnologie in gioco.

 Sauro Secci

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