La Geotermia europea a Convegno alla ricerca di nuove e più sostenibili dimensioni

geotermiaTra le “rinnovabili storiche”, insieme all’idroelettrico, si annovera la geotermia che dall’inizio del XX secolo, proprio qui in Italia è stata tra le prime forme di energia elettrica, da quando cioè, nel 1904, il Principe Piero Ginori Conti, succeduto a Francesco Larderel nella proprietà dell’industria chimica boracifera di Larderello dove era estratto acido borico, avviò la prima macchina, un motore alternativo accoppiato a una dinamo, che ha prodotto elettricità sfruttando il vapore geotermico, ponendo l’Italia come primo paese al mondo a produrre con energia sfruttando il calore della Terra. La dimensione che la geotermia italiana ha storicamente acquisito è quella legata a grandi impianti di produzione basati su calore ad alta temperatura, estratto con prospezioni nelle viscere della Terra anche di oltre 4000 m di profondità, esige oggi dimensioni nuove, in un modello energetico in piena transizione verso una produzione energetica elettrica distribuita, e possibilmente combinata con quella termica, che valorizzi maggiormente i piccoli e piccolissimi impianti, sfruttando anche il calore della Terra a media e bassa entalpia (leggi  temperatura), disponibile, nelle zone vocate, a profondità molto più abbordabili. Tutto questo è ancora più vero se si mette a confronto con gli impatti ambientali delle centrali geotermiche toscane, oggi ampiamente mitigati, che nel tempo, soprattutto nella zona dell’Amiata, ha visto forti tensioni con i territori. Si tratta sia del rilascio in atmosfera, attraverso gli effluenti delle centrali, di inquinanti come il mercurio, l’H2S (acido solfidrico o idrogeno solforato che da il caratteristico odore di “uovo marcio”), la CO2 seppure come climalterante, il radon, isotopo presente nelle rocce di quelle aree, che, pur presenti nell’atmosfera attraverso le manifestazioni geotermiche naturali, sono stati sensibilmente alterati dalla presenza degli impianti, sia di problematiche microsismiche indotte dalla pratica della reiniezione dei geofluidi esausti nelle viscere della Terra. Di tutto questo si è discusso lunedì 10 dicembre, presso il Teatro Comunale di Piancastagnaio, sede certo non casuale, per la presenza di molti impianti geotermici di Enel Green Power, costruiti nel distretto dell’Amiata, dopo la chiusura, negli anni ‘70, delle miniere di cinabro (da cui si è estratto per decenni il mercurio). Il titolo del Convegno “Il Calore della Terra: conoscere per capire e condividerne l’uso”, anche per la sua valenza internazionale, ha fornito davvero una immagine a 360 gradi della geotermia attuale e di prospettiva, in tutti i suoi variegati aspetti, e di questo va veramente fatto un grande plauso agli organizzatori, Ministero Ambiente, MSE, Regione Toscana, Provincie di Pisa, Grosseto e Siena, Comune di Piancastagnaio e DTE (Distretto Tecnologico delle Energie Rinnovabili). Davvero ampio e qualificatissimo il campo dei relatori che hanno mostrato la geotermia da tutti i punti di vista, definendone un profilo molto preciso e interdisciplinare, toccando gli aspetti:

  • Geofisici: con l’intervento del Professor Giorgio Ranalli, luminare italiano in materia, del Department of Earth Sciences, Carleton University di Ottawa (Canada);
  • Geologici e di localizzazione e valutazione della risorsa: con l’intervento del Geologo Domenico Liotta, dell’Università di Bari;
  • Sistemi energetici per la conversione energetica in geotermia: con l’Intervento del Professor Giampaolo Manfrida, del Dipartimento di Energetica dell’Università di Firenze;
  • Strategici e di modello: con la presentazione del caso di studio Islanda, presentato dal Professor Olafur Flovenz, dell’Istituto Geofisico e Vulcanologico islandese ISOR e con i contributi di Jacques Varet del Servizio Geologico Nazionale Francese (BRGM); che ha fatto il punto sulle applicazioni a media e bassa entalpia in Francia e Christian Boissavy della French Geothermal Association, che ha parlato delle potenzialità geotermiche in Europa nell’ambito del programma Horizon 2020.
  • Modellistici a supporto della localizzazione e valutazione della risorsa: con l’intervento del Professor Alessandro Sbrana, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e membro di ENERGEA.

Chairman della manifestazione, Antonio Cianciullo, giornalista di La Repubblica e da molti anni esperto di tematiche ambientali e che ha partecipato ai principali appuntamenti internazionali sul clima e sull’ambiente. Dopo i saluti della Autorità, con il Sindaco di Piancastagnaio Fabrizio Agnorelli e l’Assessore all’Energia della Provincia di Siena Gabriele Perni, che hanno ben introdotto il contesto di riferimento e le progettualità in corso, (esigenza di teleriscaldamento geotermico del centro di Piancastagnaio, progetto “Siena Carbon Free” etc.), Piero Ceccarelli, Presidente di COSVIG (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche), evidenziando le opportunità che ogni crisi, come quella in atto, può costituire, sollecita una maggiore vivacità anche nell’ambito delle applicazioni in bassa e media entalpia, anche con il nuovo Dlgs 22/2010 che, liberalizzando di fatto, la materia della ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, e la presenza di oltre 50 richieste di sfruttamento, potrà permettere l’avvento di nuove tecnologie, ambientalmente più sostenibili, capaci di attivare azioni anche preventive oltre che di abbattimento come ha fatto ENEL, sui grandi  impianti ad alta entalpia con il sistema di abbattimento AMIS, che elimina Hg (mercurio) e H2 (idrogeno solforato) dagli effluenti gassosi in atmosfera. Per completezza di  informazione il criterio di classificazione più comune delle risorse geotermiche è basato sull’entalpia dei fluidi, nel loro trasferimento di calore dalle rocce calde profonde alla superficie. Considerando che l’entalpia è  approssimativamente proporzionale alla temperatura, essa viene usata per esprimere il contenuto termico (energia termica) dei fluidi, in particolare, a livello indicativo, abbiamo:

  • Bassa Entalpia (fluido geotermico con temperatura < 100 °C)
  • Media Entalpia (fluido geotermico con temperatura compresa tra 100 – 200 °C)
  • Alta Entalpia (fluido geotermico con temperatura > 200 °C)

Presupposti ancor più importanti, quelli della mini e micro generazione geotermica, secondo Ceccarelli, vista la conformazione dei 16 Comuni geotermici italiani, tutti piccoli e con grandi esigenze di valorizzazione anche termica (teleriscaldamenti), che tali nuove tecnologie potranno rendere possibili anche su piccole scale. Al riguardo, Ceccarelli fa riferimento all’avvio di un progetto per lo studio delle risorse geotermiche di media e bassa eltalpia nella Piana di Pisa, con ENERGEA, soggetto attualmente composta dallo stesso CoSviG e da Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Sempre nell’ambito della ricerca sulle applicazioni di media entalpia, è in programma un finanziamento della Regione Toscana per l’applicazione di sistemi binari, che non avrebbero nessun tipo di rilascio in atmosfera, nell’area di Larderello ed altri progetti pilota di potenza < 5 MW nei comuni di Monterotondo Marittimo,Radicondoli e Montecatini Val di Cecina.

Relativamente agli aspetti geofisici è intervenuto uno dei maggiori esperti mondiali in materia, Il professor Giorgio Ranalli del Department of Earth Sciences, Carleton University di Ottawa (Canada), che, parlando del bilancio energetico del nostro pianeta, e della perdita di calore della Terra, stimabile attraverso il parametro del flusso di calore superficiale dovuto a conduzione (energia per unità di tempo ed area), il cosiddetto SHF (Surface Heating Flow), ha rilevato che tale parametro medio, del nostro pianeta, è di circa 60 mW/m2, corrispondente, in aree continentali, ad un gradiente geotermico medio di 20-25 °C/km, che arriva a superare in terreni ancora giovani (con attività sismica significativa) a 100 mW/m2 nella aree vocate alla geotermia. Si tratta di un fenomeno imputabile per due terzi alla radioattività delle rocce e per un terzo dal raffreddamento della litosfera. Di Fatto, dice Ranalli, la Terra, la cui perdita totale ammonta a 42 TW corrispondenti a 10 23 J/anno, di molti ordini di grandezza superiore all’energia liberata dai terremoti, è in lento raffreddamento dal momento che la perdita globale di calore è leggermente superiore alla produzione globale, aspetto comunque assolutamente trascurabile anche in tempi geologici (< 100 °C/Ga dove Ga = 1 miliardo di anni). A proposito della struttura interna del nostro pianeta, rappresentata nella figura seguente, è composta da:

  • Litosfera (primi 100 km di profondità) con 1300 °C alla base
  • Mantello (fino a 2900 Km di profondità) circa 3000 °C alla base
  • Nucleo (6371 km di profondità) circa 4000-5000 °C al centro.

terra_sezione

Tre le condizioni da verificare per l’individuazione di una area a vocazione geotermica:

  • Alto flusso di calore superficiale
  • Basso Spessore
  • Attività magmatica recente

A questo riguardo Ranalli ha precisato come sia fondamentale, verificate le condizioni indicate, il tipo di roccia interposta, portando come esempio la Cornovaglia, penisola della Gran Bretagna sud-occidentale, area che, seppure caratterizzata da un flusso di calore molto alto, è costituita da rocce granitiche ad alta radioattività tali da precluderne l’utilizzo in chiave geotermica.

mappa_flusso_superficiale

MAPPA DEL FLUSSO DI CALORE SUPERFICIALE ( da Della Vedova et alii, 2001)

Circa gli aspetti geologici, il Geologo Domenico Liotta, dell’Università di Bari; ha illustrato le caratteristiche della ricerca delle aree produttive, utilizzate dal geologo che si muove nello scenario della “tettonica a placche”, autentico modello dinamico del nostro pianeta, individuando una potenziale area geotermica caratterizzata da un flusso di calore in superficie > 70 mW/m2 (flusso normale intorno ai 40-50 mW/m2 con un flusso medio in Toscana di circa 100 mW/m2). Il ruolo del geologo è teso a caratterizzare la tipologia e quindi la permeabilità delle rocce, fondamentale per la penetrazione delle acque meteoriche (precipitazioni) nel sottosuolo, attraverso metodi diretti (osservazione) o indiretti (che si avvalgono di metodi di misura), oltre che allo studio delle manifestazioni naturali prevalentemente liquide (acqua dominante), o gassose (vapore dominante). Nell’ambito dei metodi di misura indiretti di approfondimento, Riotta li elenca, in ordine di rilevanza e complessità strumentale, alcuni in uso anche nella ricerca di idrocarburi:

  • Metodo “geoelettrico”: misura della conducibilità della roccia (maggiore conducibilità maggiore propensione geotermica);
  • Metodo della “Sismica a riflessione”: effettuata attraverso una maglia spaziale di geofori  per una mappatura dell’areale di studio, emettendo nel terreno una vibrazione a frequenza nota valutandone poi la variazione delle onde elastiche nel terreno;
  • Metodo della “idrogeologia”: effettuato contestualizzando l’analisi geologica di base con l’ analisi della piovosità del sito, fondamentale per determinare il potenziale meteorico in gioco.

mappa_geotermica_3000m_Italia

Mappa delle risorse geotermiche dell’Italia alla profondità di 3000 m

A livello metodologico poi, Liotta ha riassunto nelle fasi di raccolta e validazione, analisi e sintesi dei dati, i passaggi dello studio, evidenziando anche l’importanza delle caratterizzazioni relativamente alla permeabilità delle rocce anche ai fini della reinienzione nel pozzo geotermico. Importante poi, per il geologo, l’interazione con l’ingegnere, nella successiva fase di costruzione del pozzo.

Il successivo intervento ha riguardato i Sistemi energetici per la conversione energetica in geotermia: con l’Intervento di un grande esperto come il Professor Giampaolo Manfrida, del Dipartimento di Energetica dell’Università di Firenze che, dopo aver rimarcato come 1 MW installato geotermico equivalga a circa 4 – 5 MW installati di eolico per la continuità della risorsa in ingresso, ha fatto una carrellata sulle configurazioni impiantistiche dei sistemi a ciclo CARNOT utilizzate in geotermia, per la produzione di energia elettrica:

  • single flash: con singolo punto di condensazione e turbina monostadio
  • double flash: con doppio punto di condensazione turbina a due stadi (alta e bassa pressione) e recupero termico sul geofluido.

L’intervento si è poi concentrato sulla nuova frontiera in ambito geotermico, tanto importante per dare un nuovo volto a questa fonte energetica, quella costituita dai cicli binari, che utilizzando anche, oltre al geofluido, un fluido secondario di lavoro, di solito un fluido organico caratterizzato da un basso punto di ebollizione ed una elevata pressione di vapore a bassa temperatura rispetto al vapore acqueo, consentono anche di aprire orizzonti cogenerativi di tutto rispetto con un rapporto circa 1 a 4 fra potenza elettrica e potenza termica, permettendo di dare risposte importanti anche in termini di esigenze termiche e con particolari attitudini anche alla trigenerazione, cioè alla contestuale generazione di frigorie. Il fluido secondario lavora in un ciclo Rankine convenzionale dove il fluido geotermico, cedendo calore al fluido secondario giunge ad uno scambiatore di calore, dove riscaldandosi vaporizza.

ciclo_binario

Il vapore così prodotto, aziona una normale turbina a flusso assiale collegata ad un generatore, è poi raffreddato, passando allo stato liquido, e reiterando il ciclo. Si tratta di impianti denominati ORC (Organic Rankine Cycle), molto interessanti in applicazioni in media entalpia, dove invece che massimizzare la potenza, permettono un compromesso in termini di modulazione tra le caratteristiche termiche del fluido che possono variare, e la potenza stessa. Ma la caratteristica più importante è costituita dalla grandissima valenza ambientale, dal momento che eliminano completamente il problema del trattamento delle emissioni alla radice, non avendo nessuna interazione di processo con l’atmosfera evitando così le emissioni degli inquinanti tipici come H2S, Mercurio e CO2. in un contesto impiantistico subcritico ed ad altissima affidabilità, oltre che una elevata modularità che consente l’installazione di più unità in serie. Manfrida ha sottolineato inoltre il ruolo dell’industria italiana, leader europea in tale tecnologia, con operatori come TURBODEN, azienda bresciana nata dal Politecnico di Milano, un elemento certo non trascurabile per spingere su questa opzione tecnologica. Importanti anche gli sviluppi in atto nei fluidi secondari impiegati, che, dall’impiego di idrocarburi come l’isobutano, si stanno orientando oggi, su fluidi ambientalmente più compatibili come i silossani o altri fluidi organici. Ulteriore opzione dei sistemi binari, sono quelli basati sul ciclo Kalina, operante con una miscela di acqua e ammoniaca e che presentano  un rendimento anche superiore agli impianti binari a fluido organico, ma fanno registrare, di contro, una maggiore complessità costruttiva e di funzionamento. Importanti da questo punto di vista, le azioni che sta facendo anche Enel Green Power, con il repowering effettuato con l’utilizzazione di sistemi binari avanzati in alcuni impianti, il più significativo proprio a Bagnore sul Monte Amiata, il primo al mondo a dotarsi di una turbina a flusso radiale centrifugo ORC (Organic Rankine Cycle), che garantendo una efficienza superiore alle soluzioni tradizionali, consente di sfruttare, ai fini della generazione elettrica, sorgenti geotermiche sino ad oggi inutilizzabili, a causa della bassa temperatura del fluido primario (100-180 gradi) ed aprendo davvero nuove grandi prospettive.

Molto interessante poi l’intervento del Professor Olafur Flovenz, dell’Istituto Geofisico e Vulcanologico islandese ISOR, che ha presentato la fotografia del paese più geotermico e geologicamente giovane del pianeta, caratterizzata dalle manifestazioni naturali dei Geyser, e con questo continuo contrasto tra terra e fuoco che, con la geotermia, copre oggi l’80% dei consumi energetici finali. ISOR, come organizzazione no profit, opera nella ricerca geotermica anche in America, Asia ed in Europa orientale. La storia geotermica del paese ha visto la prima utilizzazione nella lavanderia, dal 1970 al 1985 ci sono stati grandi interventi nell’ambito del riscaldamento delle abitazioni, mentre la corsa all’energia elettrica è iniziata nel 1969, quando l’isola era ancora fortemente legata al petrolio. Le centrali geotermoelettriche sono state costruite, nel tempo lungo la linea ideale della frattura geologica del medio Atlantico che la divide esattamente a metà (vedi mappa seguente). Importanti gli investimenti nel teleriscaldamento geotermico, con singole reti con estensioni fino a 70 km. Nell’ambito geotermoelettrico, l’isola dispone di una potenza installata di 664 MWe, con impianti da 3 a 303 MWe, quest’ultimo impianto ubicato proprio alle porte della capitale Reykjavík in assetto cogenerativo eroga anche 400 MWt. Le stime sul potenziale geotermico dell’isola ammonterebbero, secondo l’istituto islandese a 36000 MWe per risorse fino a 3000 m per arrivare fino a 100.000 MWe a 5000 m di profondità. Il Governo islandese ha in corso un importante gruppo di lavoro che ha l’obiettivo della completa caratterizzazione geotermica dell’isola per i diversi potenziali geotermici di bassa, media e alta temperatura, orientata all’individuazione di aree idonee, aree da investigare ed aree non idonee.

islanda_mappa_geologica

Numerose la presenza di impianti binari a ciclo Kalina. Oggi in Islanda la geotermia garantisce il 90% dell’energia termica (riscaldamento), mentre la quota elettrica da geotermia si attesta al 26%.

Jacques Varet del Servizio Geologico Nazionale Francese BRGM, ha mostrato l’approccio geotermico di un paese a noi vicino, come la Francia, per certi versi ribaltato rispetto alla esperienza italiana, e dove si è partiti dallo studio delle risorse geo a media e bassa entalpia (il Massiccio Centrale la zona più vocata), prefigurando una forma energetica oltre che di flusso anche di accumulo, e quindi, per questo, con tutte le credenziali per la diffusione negli ambiti mini e micro. Importante in tal senso, l’azione dell’istituto di oltralpe, nell’ambito dei sistemi a bassa temperatura abbinati a sistemi a pompa di calore, che ha visto un ampio coinvolgimento delle municipalità francesi. Nei sistemi geotermici a bassa entalpia francesi per produzione di calore, rappresentati sia io sistemi a secco che quelli più efficaci che sfruttano gli acquatici superficiali, laddove sfruttabili. Fondamentale per Varet, la caratterizzazione geotermica dei territori, in corso in Francia, con una seria raccolta e sistematizzazione dei dati raccolti, accompagnata da una adeguata campagna di informazioni alla cittadinanza, per una forma di energia rinnovabile, sicuramente meno conosciuta delle altre. Il tema della distribuzione e della mappatura delle risorse geotermiche europee è stato poi ripreso dal suo connazionale Christian Boissavy della French Geothermal Association, che ha parlato proprio delle potenzialità geotermiche in Europa nell’ambito del programma Horizon 2020.

A conclusione, ma non meno importante, l’intervento del Professor Alessandro Sbrana, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa e membro di ENERGEA, strettamente legato anch’esso al cruciale tema che accomuna tutte le forme di energia rinnovabile, e cioè la corretta valutazione e mappatura del potenziale geotermico dei territori, attraverso l’uso della modellistica numerica, elemento fondamentale di supporto alle decisioni per l’attuazione di corrette politiche di sviluppo. Sbrana, sottolinea come, l’ approccio modellistico abbinato alle rilevazioni sul campo, è un grado di dare un valore aggiunto fondamentale, in termine di risoluzione dei risultati, anche e soprattutto per il potenziale legato alle basse e medie entalpie, per le quali la Toscana dispone di un potenziale enorme. L’approccio modellistico per la geotermia, mutuato  in buona parte dalle ricerche petrolifere non foss’altro che per la natura ipogea della risorsa, prevede l’elaborazione di dati di matrice,

  • geologica,
  • geofisica,
  • geochimica,
  • ingegneristica legata alle perforazioni.

Su questa base, la modellistica permette l’integrazione in una unica piattaforma le diverse matrici di dati, producendo una modellazione 3D ed una modellazione numerica che permette quindi simulazioni diverse capaci di dare indicazioni fondamentali alla successiva fase di sviluppo e produzione. In conclusione quindi, un messaggio forte che esce da questo convegno, che indica al nostro paese di non dormire sugli allori, con la nostra leadership sui sistemi geotermici ad alta entalpia, ma migliorare la sostenibilità della geotermia, attraverso le tecnologie a media e bassa entalpia oggi disponibili, che ribaltano già ora la nostra presunzione di leadership, ed invitano a puntare forte su queste nuove dimensioni, anche per il grande potenziale geotermico complessivo del nostro paese e l’immenso bagaglio di conoscenze acquisito in oltre un secolo.

Autore: Sauro Secci

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7 risposte a La Geotermia europea a Convegno alla ricerca di nuove e più sostenibili dimensioni

  1. Maria ha detto:

    Articolo dettagliatissimo come ce ne sono pochi. Ci sarà un workshop organizzato Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il 21 febbraio per chi fosse interessato l’ho letto qui http://goo.gl/37tid. Credo sarà un’occasione per conoscere la geotermia a bassa entalpia in Toscana.

    • saurosecci ha detto:

      Cara Maria, sono contento del tuo apprezzamento per il post, interessante l’evento del 21 pv alla SS S.Anna di COSVIG e DTE . Indubbiamente un ambito delle rinnovabili completamente da ridisegnare per riappropriarci del nostro ruolo storico, anche in virtù delle nuove opzioni offerte dalla tecnologia, con logiche di massimizzazione delle efficienze e di minimizzazione degli impatti

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  6. paolo manzelli ha detto:

    IL FUTURO DELL’ EXPO IN TOSCANA: SICUREZZA NUTRACEUTICA E SVILUPPO  FOCUS: AREA GEOTERMICA. 30-Marzo 2016 Ore 10-00-17.00.

    .- Luogo dell’iniziativa

    Sede : Aula Magna Accademia dei Georgofili : Logge Uffizi Corti, 50122 Firenze;Tel:055 212114

    Obiettivi della Iniziativa.

    Egocreanet si propone di collaborare al rilancio di “un piano di crescita culturale e sociale per rilanciare l’ innovazione di sviluppo dell’ area geotermica in toscana” che faccia seguito agli impegni di crescita culturale per favorire la innovazione per lo sviluppo, delineati e condivisi in EXPO 2015.L’evento i oggetto condiviso col l’ Accademia dei Georgofili e la collaborazione di Enel Green Power ed altri Enti di Ricerca e Sviluppo, sara’ una iniziativa che prende in considerazione il protocollo Regione T. /ENEL http://www.toscana-notizie.it/-/energia-regione-e-enel-firmano-per-lo-sviluppo-della-geotermia,in per sostenere l’ utilizzazione dei del calore geotermico per la produzioni nel settore dell’ Agro-alimentare nell’ intenzione di favorire opportunita’ di sviluppo imprese gia’ esistenti, e/o favorire la creazione di nuove imprese nell’ aera geotermica in Toscana.

    – Breve descrizione dell’iniziativa .

    La Iniziativa vuol rispondere al quesito : Quale Ricaduta di EXPO per Nutrire il Pianeta ed Energia per la Vita in TOSCANA? L’ impegno di Egocreanet è di ottenere dalla semina locale della eredita’ culturale di EXPO 2015, un effettivo raccolto di innovazione dalla integrazione tra produzione alimentare ed energia geotermica . A tal proposito EGOCREANET organizzera’ la Giornata di Studio su: “Il Futuro dell’ EXPO in area Geotermica Toscana” ; parteciperanno come relatori, ricercatori del COSVIG, L’ ENEL Green Power , e Docenti delle Universita’ e del CNR e del CREA di Firenze Pisa e Siena interessati al progetto pilota “SERRE NUTRACEUTICHE” finalizzato ad individuare nuove strategie di produzione agro-alimentare in serra geotermica. ( vedi in Allegato) .

    .Paolo Manzelli 05/FEB-2016 Firenze .
    Pres. E Resp. Leg . Egocreanet Cell: 335/6760004 – e-mail egocreanet2016@gmail.com .

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